Fiery Furnaces

Bitter Tea

2006 (Rough Trade) | avant-pop

Un nuovo album dei Fiery Furnaces è sempre una goduria. Mentre lo maneggi per la prima volta, cominci anche a congetturare il metodo d'aggressione (forse per esorcizzare il pericolo che sia lui ad aggredire te): puoi decidere di ascoltarne un brano o uno spezzone a caso, facendo finta che siano "solo canzonette", oppure estrarne un programma di tracce personalizzato (ma casuale), conscio del fatto che - anche se si sballa il concept quasi di sicuro presente - ai Friedberger farebbe solo piacere. Questa dimensione promiscua di fruizione sembra essere, dopo un buon numero di ascolti, proprio lo specifico di "Bitter Tea", album annunciato assieme poco prima dell'uscita del "disco della nonna" ("Rehearsing My Choir"; Rough Trade, 2005), e soprattutto opera la cui portata creativa accoppia tanto la vena melodica di base, quanto le concatenazioni fantasy-rock di "Blueberry Boat" che i collage anti-narrativi del già citato "Rehearsing My Choir", e che pure riesce ad andare oltre.

Già dall'attacco, contagioso nella sua semplicità , il duo si sbizzarrisce a creare contorni electro-psych attorno alla voce sorniona di Eleanor, o a far precipitare l'acustica in un buco nero di dissonanze e percussioni tribali, o a scatenare le tastiere in suoni sempre più eccentrici. C'è poi la solita, sbalorditiva capacità di rielaborazione fantasiosa. Brani come "I'm In No Mood" e "Black-Hearted Boy" sono anzitutto collegati naturalmente da una sorta d'illusione acustica, ma soprattutto funestati da sciami di dissonanze digitali che sovrastano i timbri intensi delle melodie, motivetti ricorrenti, effetti sonori di reverse e cut-up a scoprire il lato oscuro del vaudeville , rarefazioni dapprima oscure quindi celestiali. Altrove ("Bitter Tea" e "Borneo"), i Fiery Furnaces impaginano operette autonome fatte di Asian-dance da videogame o parodistiche importazioni orientali, drumming sovraincisi e feedback cacofonici, collage di episodi clowneschi.

Altre prelibatezze sono "I'm Waiting To Know You", serenata doo-wop a modo loro che negli ultimi trenta secondi si fa esplosione epic-glam (e la tastiera sferzante a fargli il verso), la successiva "Oh Sweet Woods", con pregevole pattern di acustica e passo disco-funk a imitare la "Billy Jean" di Jackson-iana memoria, come pure la relativamente breve e tranquilla pop-song di "Police Sweater Blood Vow" (la più vicina a "Blueberry Boat") e soprattutto 11, tra synth vaporosi e frase robotica da space-age pop , collage tra l'umanoide e il mostruoso delle voci dei due fratelli, poi raggiunte dal piano vaudeville con altri echi di "Blueberry Boat".
L'album termina con "Whistle Rhapsody", una piece vagamente prog-floydiana, in cui Matthew canta nella giusta direzione (senza effetti reverse , e pure con tracce glam), che muta tonalità fino all'ultima solenne dissonanza spaccatimpani e all'ultima fantasia corale-strumentale.

Nel complesso, è uno dei (non pochi, per la verità) casi di concept autobiografico e autoreferenziale a fare perno più sul gusto estetico a specchio che su strutture a incastro. Improntando il loro ennesimo album (il quarto escludendo la raccolta "Ep") a synth multicolori e a una Eleanor mai così poliedrica (suona anche la batteria, ndr), il duo più debordante degli ultimi cinque anni ha composto una lunga fantasia non priva di humour sarcastico, nero e smargiasso, che si trasforma in un caparbio poema tragicomico, impregnato di obliquità e toni mefistofelici, giocando con gli effetti, i prestiti linguistici, le filastrocche, l'efferatezza timbrica, gli alieni, la sensibilità femminile. L'edizione europea - di nuovo su Rough Trade - implementa le alt-take di "Benton Harbor Blues" e "Nevers" (quest'ultima forte del canto di Matthew non riprocessato in studio).

(25/04/2006)

  • Tracklist
  1. In My Little Thatched Hut
  2. I'm In No Mood
  3. Black-Hearted Boy
  4. Bitter Tea
  5. Teach Me Sweetheart
  6. I'm Waiting To Know You
  7. The Vietnamese Telephone Ministry
  8. Oh Sweet Woods
  9. Borneo
  10. Police Sweater Blood Vow
  11. Nevers
  12. Benton Harbor Blues
  13. Whistle Rhapsody
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