Futureheads

News And Tributes

2006 (Vagrant) | pop-rock, wave, punk

Sono trascorsi sei anni dal disco d'esordio degli Strokes, "Is This It". Il successo (all'epoca meritato, anche se non in quelle dimensioni) di quel disco nell'ambito del circuito (pseudo)-alternativo e la sua influenza (inteso come iniziatore di genere, e non come numero di imitatori) hanno dato il via a una proliferazione continua e incessante di gruppetti cosiddetti nu-wave. La stampa specializzata non ha aiutato molto, mescolando ed esaltando qualunque cosa fosse finita su disco e, anzichè delineare le coordinate e le gerarchie di un genere, ha creato un vero e proprio pastrocchio. Eppure, nel mezzo, è facile pescare i gruppi più validi: basta un po' d'orecchio per intuire chi le canzoni le sa scrivere e chi, invece, si cela dietro watt e casotto.

I Futureheads (quartetto di Sunderland dall'omonimo esordio di due anni fa) sono fra quelli (pochi) che emergono: molto della fortuna della band inglese è dovuta alla particolarità (nell'ambito) della sua proposta, una curiosa miscela pop-wave, molto distintiva, fusa con un uso di voci che rimanda ai vocal group e al surf con chitarre chiassose e sbilenche, in perfetta tradizione anni 80. Il secondo album ha sinora rappresentato scoglio difficile per praticamente tutte le band del genere, indistintamente dalla bravura.

Se gli incosistenti hanno confermato la loro non qualità e i miracolati hanno svelato la pochezza, anche i più solidi si sono mostrati in affanno: "Antics" ha le sue belle canzoni ma certo non è "Turn On The Bright Lights"; idem per i Franz Ferdinand. Attendersi un capolavoro dal secondo dei Futureheads è dunque forse chiedere troppo. Evitare il naufragio sarebbe già un buon risultato. Sostenuti colpi di batteria, tagliata di chitarre: "Yes/No" è semplicemente il grido di battaglia, le truppe si posizionano, si può iniziare. Subito avanti con le cartucce migliori: fendenti tosti e ritmati, pungenti aprono "Cope", tutta esplosioni e cambi di ritmo, con coretti contagiosi inseriti alla perfezione e finale corale. È il primo brano da manuale del disco. "Fallout" bissa, con le sue chitarre saltellanti e i battiti di mani, surf-wave, pop smaccato che spopolerebbe in qualunque classifica, se il mondo fosse degno. "Skip To The End" ripresenta gli stessi elementi in formato più quieto ed è un'ottima coda all'assalto.
Il terzo pezzo ideale è "Burnt", duro arpeggio di chitarra e pennate di basso, l'aria tesa per tutta la durata, senza che le aperture melodiche la stemperino. I Futureheads non potranno mai scrivere una "Walk Away", sono troppo complessi.

La successiva title track sta a "Burnt" come la quarta traccia stava alle due precedenti. Purtroppo "News And Tributes" ha un bel difetto, che alla fine lo renderà (svelo le carte) una buona conferma ma nulla di più: dopo i fuochi d'artificio si inciampa troppo. "The Return Of The Berserker", una scheggia impazzita, punk rumoroso e immotivatamente cacofonico e "Back To The Sea", disdicevole pezzo giovanile collegiale, evidente concessione alla nuova casa, la Vagrant, sono due brani decisamente bruttini. "Worry About It Later", inno a tamburi spianati e "Favours for Favours", un rock 'n' roll svelto, rialzano il livello ma non oltre la sufficienza. Dovrà giungere la quarta canzone perfetta a salvare dall'andazzo e riportare "News And Tributes" lungo il giusto sentiero. Si tratta di "Thursday", lento dalla melodia cristallina, retrò e delicatissima, stesa su un tappeto sussultante di chitarre wave.

I Futureheads evitano la disfatta con classe, personalità e qualità. Piazzano un buon numero highlight di un certo livello e si allineano (o quasi) agli altri sopravvissuti. Resta il rimpianto per il momento di black-out che riduce un potenziale bel bis in un disco, semplicemente, assai carino.

(31/05/2006)

  • Tracklist
  1. Yes/No
  2. Cope
  3. Fallout
  4. Skip To The End
  5. Burnt
  6. News And Tributes
  7. The Return Of The Berseker
  8. Back To The Sea
  9. Worry About It Later
  10. Favours And Favours
  11. Thursday
  12. Face
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