Lisa Germano

In The Maybe World

2006 (Young God Records) | songwriter, dream-pop

Lisa Germano e Michael Gira. Due destini che si incrociano nell’imperscrutabile galassia indie.
Accomunati dall’essere due tra i più grandi genii incompresi della storia del rock (una per sbarcare il lunario fa la commessa in libreria, l’altro ha significativamente intitolato “Various Failures” l’antologia celebrativa della sua band), la cantautrice dell’Indiana e l’ex leader degli Swans si incontrano negli studi della Young God, l’etichetta di proprietà quest’ultimo.
Ed è intesa a prima vista, perché lei è alla ricerca di una label che assecondi la sua completa libertà artistica, lui vuole aggiungere la sua beniamina alla compagnia di giro dei vari Devendra Banhart, Akron Family, Mi and L’Au & C. Ne nasce un disco che rinnova l’incanto di un suono ormai "classico", eppure mai scontato o manieristico.

“In The Maybe World” è un affastellarsi di ricordi, flashback e confessioni nel tipico stile del soliloquio sonnambulo caro alla Germano. Dodici canzoni brevi (quasi tutte sui tre minuti) per un delirio onirico narrato sottovoce, con arrangiamenti in sordina, minimali ma eclettici, grazie a continui innesti e variazioni inaspettate.
Il piano pennella le linee melodiche, puntellato da qualche sparuta frase di chitarra, dal basso di Sebastian Steinberg e dall’organo a pompa di Patrick Warren. I sibili spettrali del violino contrappuntano e, con violoncello e xilofono, tessono una tela sottilmente straniante. Germano suona quasi tutto, canta e bisbiglia fin dentro l’orecchio dell’ascoltatore la sua filastrocca di eterna bambina, persa nel labirinto delle sue fobie.
Rispetto ai paesaggi musicali alieni del precedente "Lullaby For A Liquid Pig", il songwriting ha conquistato centralità nell'approccio compositivo relegando sullo sfondo l'elemento atmosferico.
Melodie e ritornelli in evidenza, dunque, ma non manca la consueta capacità di stupire con un solo tintinnio, un tremore, un accenno di distorsione.

Ed è magia fin dalla ninnananna iniziale di "The Day", quasi una parabola del ciclo della vita condensato in un giorno solo ("It’s a sunrise/ It’s a sunset/ It’s the memory of the onset/ of a lifetime full of wonder/ and the constant falling under”). L’acquisita coscienza della bellezza della vita e dell'accettazione della morte dona un barlume di serenità alla Lisa disperata di “Geek The Girl”.
Ma già dalla seconda traccia, “Too Much Space”, il suono si gonfia di tristezza e di rimpianto: un filo di voce ricama la magnifica melodia su soffici frasi di piano, con il violino a gemere nella penombra. Da brividi.
Tra moderno soul e fantasie dreamy, si avvicendano elegie timidissime (“Moon In Hell”, “After Monday”), sospiri mortiferi (“Into Oblivion”), carillon fatati (“Golden Cities”, “A Seed”), piece para-ambientali (la title track, per campanelli, chitarra acustica e flebili percussioni elettroniche).
La musicista rubata alla Classica cesella invece la sonata di “In The Land Of Faeries”, con il piano a riverberare ossessivo nel vuoto pneumatico e un canto mai così etereo. Quasi una versione da camera dei Cocteau Twins.
Quando il piano esce di scena, c’è spazio anche per acquerelli folk (“Wire”) o letargiche ballate psych di matrice Mazzy Star (“Red Thread”, con il suo ritornello spiazzante “Go to hell/ Fuck you/ I love you”).
“Except For The Ghosts” è invece un omaggio a Jeff Buckley.

Un canzoniere ad alto voltaggio emotivo, dunque, con le sue storie di vita e morte, amore e perdita, speranza e desolazione. Esistenzialismo che si sostanzia anche in piccoli drammi quotidiani (la morte del gatto in “Golden Cities”, l’operazione chirurgica al padre in “Too Much Space”).
“In The Maybe World” è un album sfuggente, solo apparentemente monocromo. Le pause sono rare, le piccole scoperte, invece, lo rendono più seducente a ogni ascolto. Una music-box da scartare con cura, assolutamente vietata ad ascoltatori distratti o frettolosi.
A 48 anni, con più di tre lustri di dischi alle spalle, Lisa Germano ha ancora tanto da dire e da insegnare.
Nel “mondo del forse”, è questa l’unica certezza.

(30/06/2006)



  • Tracklist
  1. The Day
  2. Too Much Space
  3. Moon In Hell
  4. Golden Cities
  5. Into Oblivion
  6. In The Land Of Faeries
  7. Wire
  8. In The Maybe World
  9. Read Thread
  10. A Seed
  11. Except For The Ghosts
  12. After Monday
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