Herbert

Scale

2006 (!K7) | pop concreto, elettronica

Rieccolo, mister Herbert, quello senza Matthew davanti né Big Band dietro. Mancava dal 2001, sull’intestazione di un Lp. Torna ed è politico come sempre: per il nuovo lavoro il filo conduttore è il petrolio, e la violenza legata al suo controllo. Anche stavolta gli oggetti utilizzati per creare molti dei suoni presenti in “Scale” vogliono stimolare la riflessione su tutto quello che ruota intorno all’argomento prescelto. Non riconoscibili (ma elencati), si possono così ascoltare pompe di petrolio e aerei da guerra, meteoriti e pure un tizio che si sente male durante un banchetto di mercanti di armi.
Per questo album che combina musica accattivante e protesta, Herbert lascia da parte le regole di PCCOM (Personal Contract for the Composition Of Music), una sorta di Dogma alla Von Trier applicato alla musica, da lui scritto nel 2000. Un limite autoimposto che comunque mai aveva davvero imbrigliato l’estro creativo del nostro, mettendolo anzi nelle condizioni di tentare sempre di superarsi (invero con risultati alterni).

Devo ammettere che al primo ascolto ho pensato: “Vabbe', è il solito Herbert degli ultimi anni”. Ma non è così. “Scale”, infatti, è l’opera di sintesi fra le sue pulsioni house e quello spirito jazzy-pop che sempre lo ha contraddistinto, due aspetti della sua produzione finora restati sempre un po’ distinti. Questo, invece, è il suo disco dall’amalgama migliore, anche se il suono del nostro è ormai divenuto abbastanza inflazionato, e questo fa un po’ perdere in forza d’impatto all’album.
Eppure non si può liquidare come il solito Herbert, perché stavolta anche la musica graffia, ha più mordente, si culla meno nella sua perfezione stilistica per lasciare affiorare qualche nervo, qualche guizzo che non ti aspetti. Non sarà in grado di rivoluzionare il nostro mondo musicale, ma ha tanta tanta classe, e una rara qualità della scrittura. I caratteristici beat fatti di campionamenti/bricolage si sposano con melodie cremose e vellutate, ma mai stucchevoli. Quando tutto funziona alla perfezione abbiamo gli ingranaggi perfettamente oliati di “Something Isn’t Right”, il cui unico difetto può essere che non ha difetti. Quando la naturale genialità di Herbert vince sulla pigrizia abbiamo i gran bei risultati di “Moving Like A Train”: il trascinante ritornello disco non vi abbandonerà per molto tempo. Quando l’eccesso di autoreferenzialità si insinua, invece, subentra una certa pesantezza, come in “Down”.

A fare da collante e cerimoniere è come sempre Dani Siciliano, presente in dieci canzoni su undici (l’ultima è cantata/stonata da un incerto e tenerissimo Herbert). E’ lei l’incantevole musa, e la ragazza sembra più in forma che mai, e soprattutto più versatile. Le sue interpretazioni si arricchiscono di sfumature, si fanno più sfaccettate e mature. Giova non poco l’accompagnamento di altre voci qua e là su tutta la lunghezza dell’album.
E poi, libero dalle proprie regole, Herbert mette nel calderone tutto quello che vuole. Scherzi, palpiti, saltellii, campionamenti improbabili, fiati, momenti in cui Dani seduce ballando con la voce come in “Harmonise”, un altro fra i pezzi più riusciti. Se serve, si dispiega la Big Band quasi per intero, come accade in “We’re In Love”, forse la canzone più dolce e pop che Herbert abbia mai scritto: Bacharach incontra Hayes, Dani Siciliano celebra l’unione.

In conclusione, se valesse solo il puro ascolto, se la storia non esistesse, se il passato fosse solo passato, forse questo sarebbe addirittura il miglior disco di Herbert. Per questo potrebbe conquistarvi nel profondo, se dovesse essere il primo Herbert che ascoltate. Ma “Scale” è il tipico album che sta sulle spalle dei giganti, non possiamo dimenticarlo, specie se quei giganti si chiamano “100 Lbs”, “Around The House” (soprattutto) e “Bodily Functions” (importante, ma un po’ troppo autocompiaciuto).
Se di Herbert conoscete poco o niente, questo disco potrebbe essere una gran bella scoperta. Se invece lo seguite da tempo e conoscete buona parte della sua produzione, le sorprese non saranno così significative, ma qualche sussulto “Scale” può offrirlo anche a voi.

(06/10/2006)

  • Tracklist
  1. Something Isn’t Right
  2. The Movers And The Shakers
  3. Moving Like A Train
  4. Harmonise
  5. We’re In Love
  6. Birds Of A Feather
  7. Those Feelings
  8. Down
  9. Movie Star
  10. Just Once
  11. Wrong
Herbert su OndaRock
Recensioni

HERBERT

The Shakes

(2015 - Caroline)
Il ritorno di Herbert all'estetica pop a nove anni dall'acclamato "Scale"

MATTHEW HERBERT

The End Of Silence

(2013 - Accidental)
Nuova complessa variazione sulla "poetica del suono" del producer inglese

MATTHEW HERBERT

One One

(2010 - Accidental Records)
Il cosmopolitismo romantico e tecnologico dell'inafferrabile compositore inglese

MATTHEW HERBERT

Recomposed Mahler Symphony X

(2010 - Deutsche Grammophon)
Il secondo capitolo della fortunata serie Recomposed

Herbert on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.