Legendary Pink Dots

Your Children Placate You From Premature Graves

2006 (ROIR) | psych-pop

Forte di una carriera ultra-ventennale caratterizzata da un'instancabile attività live e da una produzione musicale a dir poco pachidermica, la "leggendaria" band anglo/olandese capeggiata dal folle Edward Ka-Spel sforna il suo ennesimo album all'insegna di imprevedibili sbandamenti pop-psichedelici.
E' il terzo album da loro pubblicato quest'anno, senza contare i due (salvo dimenticanze) rilasciati dal leader a suo proprio nome. Ma attenzione: tanta prolificità se da un lato provoca inevitabili difficoltà a star dietro alle loro uscite (e pertanto perdonatemi se le affermazioni che seguono si basano su una non totale conoscenza della loro mostruosa discografia), dall'altro lato non significa affatto che la qualità sia mai venuta realmente a mancare, anzi.

A testimoniarlo arriva questo "Your Children Placate You From Premature Graves" (titolo geniale!), che tra le loro opere più recenti è forse quella che meglio illustra il metodo LPD. Album che presenta tutti i difetti della loro arte (qualche prolissità di troppo ed eccentricità non sempre all'altezza delle intenzioni) ma non manca di esaltarne i pregi quali l'eleganza, il gusto degli arrangiamenti, il fascino pressoché unico in cui riescono ad avvolgere ogni loro stravaganza.
Esemplare delle contraddizioni che agitano la creatività di Ka-Spel e soci è un brano come "Peace Of Mind" che parte incespicando da tutte le parti e senza preavviso si inalbera in un meraviglioso crescendo accarezzato dal sax di Niels Van Hoorn. Allo stesso modo "The Made Man's Manifesto" dopo un inizio incerto si trasforma in un'incalzante baraonda psichedelica.
Schizofreniche fantasie pop come "Feathers At Dawn", divisa tra flamenco e marcette beatlesiane lasciano qualche perplessità, ma è quando si abbandona a lisergiche scalate verso il Nirvana quali "No Matter What You Do" che il gruppo dà il meglio di sé. Psichedelia luminosa arricchita da un fertile sottobosco di spettrali effetti elettronici.
In "The Island Of Our Dreams" Ka-Spel continua imperterrito a omaggiare il suo idolo Syd Barrett e le sue ballate più dolci e sbilenche, ma per quanto costituisca un bell'intrattenimento, il brano risulta anche il più prevedibile, e solo nell'incantato finale riesce a risvegliare la magia dei momenti migliori: quella magia che risplende negli effettati e cullanti sussurri di "Stigmata", ad esempio. E anche nella traballante nenia folk "Bad Hair" che dura però due o tre minuti di troppo.
C'è posto infine per "A Silver Thread", castello degli orrori che intrappola i collage di Nurse With Wound e le abulie noir dei Tuxedomoon più sperimentali e in combutta con il romanticismo allucinato di "Your Number Is Up" chiude l'opera su toni criptici e oscuri, affascinando non poco.

Tra alti e bassi dunque questa nuova fatica conferma come Niels Van Hoorn (sax), Martijn de Kleer (basso e chitarra), Ka-Spel (voce e tastiere) e Phil "The Silverman" Knight (alchimie elettroniche) costituiscano sempre e comunque un complesso d'eccezione.
Beatamente indifferenti, nel bene e nel male, allo scorrere del tempo i Pink Dots proseguono senza indugi nel loro stralunato e personalissimo cammino.
Meritandosi ancora il massimo rispetto.

(19/10/2006)

  • Tracklist
  1. Count On Me
  2. No Matter What You Do
  3. Stigmata (pt. 4)
  4. Feathers At Dawn
  5. Please Don't Get Me Wrong
  6. Peace Of Mind
  7. The Island Of Our Dreams
  8. Bad Hair
  9. The Made Man's Manifesto
  10. A Silver Thread
  11. Your Number Is Up
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