Math & Physics Club

Math & Physics Club

2006 (Matinée) | alt-pop

Dalla fredda Seattle è arrivato l’album che scalderà gli intirizziti cuori di tutti i fan dell’indie-pop. I Math And Physics Club, dopo due interessanti Ep, licenziati nel 2005 dall’etichetta Matinée ("Weekends Away" e "Movie Ending Romance"), giungono finalmente all’esordio sulla lunga durata e non deludono le aspettative di coloro che attendevano il fresco gruppo americano alla conferma dopo le promettenti premesse. Il giovane quintetto si conferma, con l’omonimo album di esordio, come l’ideale continuatore del verbo indie-pop più classico e cristallino, candidandosi ad affiancare, nel cuore dei fan del genere, i compagni di etichetta Lucksmiths, ma anche a colmare il vuoto tra coloro che si sentono un po’ più soli e abbandonati, dopo la svolta "mainstream" dei Belle And Sebastian.

Sono proprio queste, infatti, le coordinate entro le quali si muovono i Math And Physics Club: un suono smaccatamente pop, senza fronzoli, senza autoindulgenza, caratterizzato (e non poteva essere altrimenti) da chitarre jingle-jangle , da una sezione ritmica fluida e discreta e dall’aggiunta, di volta in volta, di archi e fiati a comporre melodie zuccherine che entrano direttamente nel cervello dell’ascoltatore passando, naturalmente, dal cuore.

Il percorso musicale dell’album parte da "Darling, Please Come Home", che, fin dal titolo, è il manifesto programmatico della band, con l’ intro giocato tra chitarra ritmica e jangly e la ritmica che entra a scandire i battiti del cuore che accelerano in presenza dell’amore del momento. La voce un po’ dimessa, senza eccessi melodrammatici, ci racconta di un litigio tra due innamorati che, vista la dolcezza dell’invocazione, sappiamo già si risolverà per il meglio.
Anche l’argomento del secondo brano in scaletta, "I Know What I Want" è lo stesso, e, anche in questo caso, il tappeto musicale è simile, punteggiato questa volta da un violino sottile e suadente e da versi dolci e ironici al tempo stesso ("…now I'm back here at your door/ to apologize once more/ so we can end this pointless war…).

L’essenza dell’indie-pop, e l’acme "twee" dell’album, è distillato nei due minuti e mezzo della successiva "April Showers", magari fin troppo debitrice degli australiani Lucksmiths, ma che dimostra il grande bagaglio di riferimenti che i giovani di Seattle posseggono in ambito pop: a venire alla mente, in questo caso, sono i mai troppo compianti Housemartins, con le loro armonie vocali sfrontatamente pop e le loro melodie esuberanti. Il brillante testo, poi, trasmette all’ascoltatore le calde sensazioni che si provano al fianco del proprio amore, camminando sotto un acquazzone primaverile (e a Seattle ce ne devono essere parecchi) oppure standosene, beati al riparo, in un lettone, mentre fuori piove ("We’ll stay in instead/ Lying in our bed/ We won’t have to get up till never").
Le atmosfere si fanno più rarefatte e sognanti con la quarta traccia del programma, "Holidays And Saturdays", con il violino che diviene il fulcro e l’asse portante del brano. Una frizzante tromba accompagna la melodia che si dipana cristallina in "La La La Lisa", il brano che ogni adolescente (o chiunque lo sia stato) dovrebbe, almeno una volta, ascoltare, per vivere, o rivivere, l’ingenuo innamoramento per la ragazzina "alternativa" incontrata a scuola.

"Look At Us Now" con, ancora una volta, il violino a fare da accompagnamento a una melodia in crescendo ritmico e la seguente "You’ll Miss Me", caratterizzata da ritmiche bossanova, dove il piano punteggia e rende più briosa la seconda parte del brano, portano alla canzone che i fan più intransigenti dei Belle And Sebastian vorrebbero che Stuart Murdoch avesse scritto per il loro ultimo album: "Cold As Minnesota" che, tra handclapping , un basso rotolante e un violino che più romantico non si può, richiama il gruppo di Glasgow in maniera palese ma, comunque, non pedissequa. La ritmata "Such A Simple Plan", con echi degli Smiths più amabili, contiene alcuni dei versi più sottilmente delicati e ironici della raccolta: "Such a simple plan/ Turning nothing in her hands/ She said my heart may need a reduction/ Or maybe love should come with instructions". Chiude le danze, e non poteva essere altrimenti, l’esuberante "Last Dance", che, piuttosto che a una discoteca zeppa di corpi sudati, rimanda elegantemente a un musical degli anni Trenta.

Se quello che cercate in un album è innovazione, sperimentazione e musica che cambi la vostra vita, allora rivolgetevi da altre parti. Se, invece, la solidità delle melodie, l’amore nel confezionare piccoli gioielli di arte pop, la certosina attenzione all’arrangiamento, l’equilibrio tra dolcezza e ironia sono il vostro pane quotidiano, allora Math And Physics Club, può, anzi deve, essere il vostro disco. Il quintetto americano, infatti, pur pagando l’inevitabile tributo alle tante band indie-pop di riferimento, risulta abile nel costruire canzoni dall’impatto forte e immediato, che meritano l’attenzione degli appassionati del genere e non solo. Esordio indie-pop dell’anno. Indubbiamente.

(10/12/2006)

  • Tracklist
  1. Darling, Please Come Home
  2. I Know What I Want
  3. April Showers
  4. Holidays And Saturdays
  5. La La La Lisa
  6. Look At Us Now
  7. You'll Miss Me
  8. Cold As Minnesota
  9. Such A Simple Plan
  10. Last Dance
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