Monica Richards

InfraWarrior

2006 (Alice In ...) | tribal, ambient, ethereal, goth

Da una donna affascinante ed enigmatica come Monica Richards, storica esponente della band Faith And The Muse, ci si può aspettare di tutto.
Giunge quindi finalmente il suo primo lavoro da solista intitolato "InfraWarrior", un disco quasi interamente scritto dalla stessa ma che si avvale della sapienza artistica d'illustri ospiti.
Chi si aspetta un disco con classiche sonorità in stile gotico può abbandonare l'idea fin da subito. "Infrawarrior" si presenta, infatti, come un'ottima mistura di suoni ambient a carattere esoterico, tribale e perché no anche cosmico, il tutto ottimamente arrangiato in chiave moderna.

Si parte dai brani iniziali "Gaia" e "I Am Warrior": due prologhi o introduzioni a base di spoken word dettate da ritmi tribali come in una sorta di omaggio a madre terra e per rinforzare quel collegamento ancestrale tra uomo e natura.
In "Fell To Regret" le sonorità virano verso sfumature esotiche e le parti vocali si avvicinano stilisticamente a canoni mediorientali o da Mille e una notte, dove avvolgenti frequenze sonore, e rumori simili a dei sibili di serpenti, sono accompagnate dal sempre ottimo violino di Matt Howden (Sieben). La canzone "In Answer" sembra essere scritta dai Collide: la band americana dedita a sonorità electro-dark ma soprattutto conosciuta per la splendida voce eterea di Karin, che è ospite in questo brano. Con "Into My Own", invece, si torna nuovamente all'ambient tribale, dove le flebili e dolci note d'apertura lasciano spazio alle potenti e grezze chitarre in puro stile goth-rock di chiusura brano, affidate alle buone e affidabili mani di William Faith, ovvero l'altra metà dei Faith And The Muse, e curatore - in quasi tutto il disco - di molte parti di percussioni, di chitarre e di basso.

La breve "The Antler King" è un ottimo intro folk psichedelico per la traccia successiva, intitolata "Sedna": la più affascinante nonché la più lunga di questo meraviglioso album. Dieci minuti di un ritmo inquietante, evocativo e marziale: una sorta di richiamo antropologico dal finale in crescendo, fra voci ed echi di sirene curate dalla splendida, maestosa e dannata Jarboe (Swans).
"The Hunt" è scritta nientemeno da Lustmord. La presenza come ospite del guru mondiale della scena dark-ambient si fa notare attraverso alcuni aspetti tipici, oscuri e dalle impercettibili sfumature di matrice industrial. "We Are The One" è un'ottima prova electro-goth, mentre il disco prosegue e si conclude con canzoni che si alternano fra suoni ambient-industrial ("This Is Not A Dream"), ambient-esoterici ("Death Is The Ultimate Woman") e perfino cosmici ("The Turnaway").
Ottima, infine la rielaborazione, di "Like Animals" di Leslie Bricusse direttamente presa dal "Dr Doolittle".

In definitiva, che dire: Monica Richards anche in solitario è sempre un'artista di assoluto valore e "InfraWarrior" è un ottimo lavoro, corredato da uno splendido artwork in cui sono presenti immagini dai forti richiami spirituali, esoterici, magici, etnici e mediorientali.
È posibile che questo lavoro sia stato pensato come un concept, dal momento che il legame uomo/terra/natura/spirito è ben presente sia nei testi e nelle musiche?

(03/04/2012)

  • Tracklist
  1. Gaia (Introduction)
  2. I Am Warrior
  3. Fell To Regret
  4. In Answer
  5. Into My Own
  6. The Antler King
  7. Sedna
  8. The Hunt
  9. This Is Not A Dream
  10. Death Is The Ultimate Woman
  11. We Are The One
  12. Like Animals
  13. The Turnaway
  14. A Good Thing
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