MR. HENRY - Mr. Henry & The Hot Rats

2006 (Suiteside)
blues, songwriter

Mr Henry e gli Hot Rats. E Frank Zappa, ovviamente. Lo spirito acido del genio di Cucamonga è una delle tante ombre che si allungano sul nuovo lavoro di Enrico Mangione, eccentrico assemblatore di stili e generi da Varese. Ma Zappa non è solo. Perché i numi tutelari di Mr. Henry sono tanti, forse pure troppi (da Edgar Varése a Joseph Arthur, da Nick Cave a Bruce Springsteen, passando per Radiohead e Tim Hutton e molti, molti altri). Insomma, quanto basta per intuire la natura “eccentrica” di un lavoro che è un po’ come una valvola di sfogo, una ridistribuzione caotica di omaggi e pensieri sparsi.

Grezzo, sbruffone, e insolente, Mr. Henry si diverte a intitolare i brani con quel “No-Sense” che ha un po’ il gusto della provocazione (“perché quello che importa non devono essere i testi, ma la musica; le parole sono un di più”), per di più sostenuta da una visionarietà dai connotati sarcastici, evidente fin dall’iniziale garage psicotico di “No-Sense # 5”. Un cantautorato deragliante, dal gusto moderatamente sboccato nel frullare stilemi e generi (“No-Sense # 9”), ma dedito soprattutto a sbirciare, di nascosto, l’evocatività polverosa del blues, fino a sfiorare l’assoluta identificazione con il Waits periodo “Swordfishtrombones” nella marcetta trasandata di “No-Sense # 91276”.

Il valzer di “No-Sense # 69”, il Mark Lanegan svogliato di “No-Sense # 9”e il lo-fi umorale di “No-Sense # 74”ci portano con la mano in un luna-park affastellato di luci e gestito da tutta una schiera di personaggi niente male. Se quella di “No-Sense # 555”è una scorribanda da redneck che, per di più, potrebbe benissimo farvi tornare alla mente anche un certo Dogbowl, in “No-Sense # 479”è tutto un registro basso di candore autunnale, una ballata in punta di piedi, sussurrata con l’aria di chi rassegna per un attimo le dimissioni dalla vita e si lascia trasportare a ritroso nel tempo, fin dove gli pare e piace.

In fondo, il Nostro se ne era uscito tre anni fa con un esordio (“Lazily Go Through…”) proprio lavorato su queste tonalità “scure” e “depresse”, profondamente rannicchiate sotto la coperta dell’anima, la stessa da cui fuoriesce il deliquio minimal-folk di “No-Sense # 80”o la scarna scenografia sonnambula di “No-Sense # 7”.

Un disco dai due volti, insomma; e non necessariamente in simbiosi. Uno apparentemente solare, bislacco e spavaldo. L’altro, proteso a dare un senso a quel silenzio interiore che custodisce segreti impagabili. Segreti come quelli che si annidano nella lunga e conclusiva allegoria delle tenebre di ““No-Sense # 0”: sabbie mobili che ingoiano accordi sparsi, panorami vagamente classicheggianti, rumori di fondo e una voce che sembra ormai prossima all’implosione. In pratica, un assaggio di quello che potrebbe essere il Mr. Henry del futuro, se è vero che il suo desiderio è ormai quello di lasciare che l’avanguardia, il folk apocalittico e certo industrial più rarefatto si mettano di comune accordo a solleticare la sua ispirazione.

Per il momento, comunque, una piena sufficienza è più che meritata.

16/04/2006

Tracklist

  1. 1. No-Sense # 5
  2. 2. No-Sense # 9
  3. 3. No-Sense # 91276
  4. 4. No-Sense # 69
  5. 5. No-Sense # 74
  6. 6. No-Sense # 555
  7. 7. No-Sense # 1258
  8. 8. No-Sense # 479
  9. 9. No-Sense # 80
  10. 10. No-Sense # 7
  11. 11. No-Sense # 0

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