My Latest Novel

Wolves

2006 (Cooperative Music / V2) | chamber-folk, post-rock

Destinati a segnare profondamente questo primissimo scorcio di 2006, i My Latest Novel sono un piccolo luogo dell'anima, un mondo in miniatura dove la bellezza è ancora qualcosa cui potersi aggrappare per sostenere il peso di un tempo meschino e vigliacco. Disco senza sbavature, "Wolves" è un'opera dal respiro grandioso, capace di guardarti dentro come solo i buoni, vecchi amici sanno fare, cercando un senso in quel magma indistinto di sensazioni in cui la vita si mostra con contorni indefiniti.

Folk trasognato, libero, emozionale, viscerale, bambino e giocherellone. Indifferente, esuberante, barocco ma mai sopra le righe. Sincero e luminoso. Romantico e con un tocco di oscurità, fin dalla superba ouverture di "Ghost In The Gutter", che al crescendo drammatico contrappone un intermezzo per coralità smarrita e finale in marcia solenne. Questi cinque scozzesi di Glasgow si avventurano con l'indifferenza beata della giovinezza dentro un tramonto rosso-sangue, danzando in cerchio un ballo antico fatto di gioia e ardore ("Pretty In A Panic").

Gli strumenti non dialogano, condividono un'alchimia di sfumature, in un prodigioso connubio di purezza cristallina e struggente pathos. Strutture folk ridotte ai minimi termini cercano invano un'esplosione liberatoria ("Learning Lego"); strutture minori, minime, che trascrivono, con cura certosina, ariose elegie del vento-nel vento, perfette come una scintilla di sole nell'oscurità della notte più cupa ("The Hope Edition"). Tutto un sublime andirivieni di momenti indelebili, lasciati al caso, ai capricci del cuore. Magari al passo di un valzer che sboccia improvviso da uno scherzo cantautoriale ("The Job Mr. Kurtz Done"). Oppure tra le fila della banda di paese, che invita alla vita sulle note di una fanfara ("When We Were Wolves").

In questo giardino di segreti, quelli meglio custoditi, il folk è un prato fatto di mille rivoli emotivi. Xilofono, violino, chitarra, voci e quant'altro, per una levità sovrannaturale ("Wrongfully I Rested"), in cui l'elettricità scivola nel sottosuolo, sottolineando la carica evanescente di micro-cosmi compiuti ("Boredom Killed Another"). Da parte a parte, un arcobaleno-pop-folk-scintillante ("The Reputation Of Ross Francis"), che chiude il cielo tra le pieghe di un mondo fiabesco, cogliendone il suo riflesso più accecante nella straordinaria love-song di "Sister Sneaker, Sister Soul". Sontuosa e classicheggiante, con l'innalzarsi di un'epica coltre di violini tesi allo spasimo, scandire di chitarre, cerchi batteristici come un dilagare inenarrabile di albe glaciali, "Sister Sneaker, Sister Soul" è uno dei momenti musicali più emozionanti degli ultimi anni. I My Bloody Valentine che si strusciano in un angolino con gli Architecture In Helsinki. La città nel delirio del giorno che muore. L'arte magica di un raccontare per suoni che ci costringe a non nascondere le lacrime…

(21/12/2006)

  • Tracklist
1. Ghost In The Gutter
2. Pretty In A Panic
3. Learning Lego
4. The Hope Edition
5. The Job Mr. Kurtz Done
6. Sister Sneaker, Sister Soul
7. When We Were Wolves
8. Wrongfully, I Rested
9. Boredom Killed Another
10. The Reputation Of Ross Francis
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