Nightmares On Wax

In A Space Outta Sound

2006 (Warp) | electro-soul-dub

Se credessimo davvero che un nome sia indicativo della musica fatta (ma a questo proposito i Pixies dovrebbero averci insegnato qualcosa), il moniker Nightmares On Wax ci garantirebbe una clamorosa brutta figura. Infatti l’ultradecennale storia di George Evelyn (il titolare del progetto) e del suo fido collaboratore, il tastierista Robin Taylor-Firth, è una traiettoria rettilinea sul tragitto di un moderno dub contaminato di elettronica. Musiche in levare e ritmi rilassati nati per far viaggiare la mente e accompagnarla nei suoi trip fumosi, downtempo morbidi dal sound sognante e peculiare. Tutto, tranne incubi.

Cosa ci porta, allora, il Nightmares On Wax del 2006? Niente di nuovo, per uno che ha sempre giocato a carte scoperte: inutile aspettarsi importanti cambiamenti fra un album e l’altro, specie se si è arrivati al quinto disco. La base di tutto rimane il suo tipico dub futuristico, ma se il downtempo è un genere agli sgoccioli da anni (o morto e sepolto, dipende dai punti di vista), quello di Evelyn riesce ancora a non curarsi dell’agonia di una scena di cui non è mai stato un cosciente esponente, e alla quale è stato associato più per casuali analogie che per un vero disegno suo. La massima libertà del soggetto Nightmares On Wax lo porta quindi a potersi tranquillamente smarcare dai peggiori cliché delle compilation da aperitivo. Così, tanto per non smentirsi, non permette mai alla produzione di scendere sotto lo stato dell’arte. Il problema, come spesso accade nelle carriere già abbondantemente avviate, è semmai il contenuto, il dovere di evitare le pastoie del già sentito. Evelyn in parte ci riesce, e si tira fuori dalle sabbie mobili con il suo enorme mestiere.

Anche stavolta gli episodi di un certo spessore non mancano. L’iniziale “Passion” ci ha addirittura esaltato: il campione vocale souleggiante punteggia un andamento morbidissimo tutto seduzioni e divani di velluto. E poi quel basso. Il basso profondo come la fossa delle Marianne che da sempre contraddistingue i dischi targati Nightmares On Wax. Stavolta questo famigerato basso finisce per portare Evelyn piuttosto dalle parti di un Isaac Hayes che da quelle di un Lee “Scratch” Perry, complice anche l’arsenale di tastiere vintage dispiegato su tutta la lunghezza del disco. Su questo percorso seguono tante altre idee che fanno di “In A Space Outta Sound” un disco dai tempi rilassa(n)ti tutt’altro che banale. Le dolcezze rastafariane, i fischietti e gli handclap di “Flip Ya Lid”, uno dei pochi brani cantati dell’opera; il suono compresso dei fiati campionati in “Pudpots”, mandati in loop per costruire l’ossatura del brano; “Damn”, con un suadente canto che termina in gospel e un campionamento di Al Hirt; i simpatici africanismi e le percussioni delle due composizioni più scanzonate, “Deepdown” e “African Pirates”.

Ma ci sono anche momenti più di maniera. Come forse indica pure il titolo è “Me!” la traccia che più corrisponde agli stilemi (fin troppo) classici di Nightmares On Wax, e “I Am You” è tipico soul di un tempo, concentrato di Marvin Gaye vagamente vacuo. Il cambiamento più consistente, dunque, finisce per essere il soundsystem. Il nuovo, a vedersi, è impressionante: è quello fotografato in copertina, con la figura del suo proprietario a mostrarvi quanto sia imponente (il soundsystem, non il succitato proprietario). Sembrerebbe che possa dare grandi soddisfazioni… Se passa dalle vostre parti siete avvisati.

In conclusione, se siete del tutto a digiuno della musica di George Evelyn, questo album vi piacerà, magari anche molto. Ma perché, allora, non iniziare da “Smokers Delight” o “Carboot Soul”, ovvero i suoi dischi migliori, piuttosto che da questo? Anche l’ultimo, “Mind Elevation”, ci era parso superiore, forte di due perle pop come “Know My Name” e soprattutto la malinconica “70s 80s”: qui si tenta di replicare la formula magica con “Soul Purpose”, ma funziona molto meno. Eppure anche “In A Space Outta Sound” ha il suo perché, appesantito più che altro da quella che è sì un’eccessiva similitudine ai lavori precedenti (e adesso sono un po’), ma anche forte di un’importante unicità nel panorama indipendente ed elettronico: non è cosa da poco. Salviamo il panda.

(04/05/2006)

  • Tracklist
  1. Passion
  2. The Sweetest
  3. Flip Ya Lid
  4. Pudpots
  5. Damn
  6. You Wish
  7. Deepdown
  8. Chime Out
  9. Me!
  10. I Am You
  11. Soul Purpose
  12. African Pirates
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