Primal Scream

Riot City Blues

2006 (Columbia) | pop-rock, blues-rock

Accadde nel 1994: quell'anno i Primal Scream di Bobby Gillespie pubblicarono un orribile e fallimentare dischetto di retro-rock-blues stantio noto come "Give Out But Don't Give Up". Per la cronaca, tre anni prima avevano rivoluzionato non poche scene musicali dando vita a quel luminoso ibrido di psichedelia e house-music noto come "Screamadelica", quindi il voltafaccia fu di quelli inaspettati e imperdonabili, e infatti il gruppo tornò zoppicante sui propri passi con “Vanishing Point”. Ma insomma, quel “Give Out...” alla fine fu un incidente di percorso, come può capitare, un incidente di percorso isolato. O no? Purtroppo la risposta arriva oggi, dodici anni sono passati e “oops, he did it again”, e si perdoni la citazione “colta” ma non è il caso di stare a spremersi le meningi per scrivere di questo "Riot (sic!) City Blues", registrato in soli dieci giorni (pure troppi) agli Olympic Studios di Londra.

Eccoci qua, infatti, all'indomani di un devastante concentrato di genialità quale fu "Xtrmntr" (2000) e del suo meno riuscito ma dignitoso sequel "Evil Heat" (2002). Eccoci qua a constatare come Bobby Gillespie ha nuovamente portato mille passi indietro il cammino del suo gruppo. Un gruppo che conta talenti stellari come il chitarrista Andrew Innes, il tastierista Martin Duffy, il bassista Gary Mounfield (ex-Stone Roses): e che vanta anche stavolta ospiti da strapparsi i capelli quali Will Sargeant (Echo & The Bunnymen) e Warren Ellis (Bad Seeds e Dirty Three). Tutti sprecati qui in canzoni di certo ben eseguite, ma patetiche quanto una rimpatriata di reduci da Woodstock. E cosa ci aspetta lo si intuisce già dai titoli, che sono tutto un programma: "Country Girl", "Suicide Sally & Johnny Guitar", "Boogie Disease" e via discorrendo.

Certo la mancanza di originalità (eufemismo) non sarebbe un problema se le canzoni fossero almeno belle. Ma, ahimè, quelle di questo album sono canzoni senza mordente e senza ragion d’essere, nel migliore dei casi orecchiabili per quanto sempre irrimediabilmente banali (le sopracitate "Country Girl" e "Suicide Sally"). Nel peggiore dei casi invece incontriamo insopportabili "tune" come "Dolls", che veramente fanno venir voglia di menare le mani, e non vi dico quando arrivano i profumi d'oriente di "Little Death", brano che ci ricorda le capacità della band di amalgamare rock e elettronica con grande originalità: ce le ricorda e basta però, e si fatica davvero a trovare un senso a questo brano nel contesto di un disco così, specie quando lo si intrappola tra l'insulsa "The 99th Floor" e la scipita "When The Bombs Drops".

Più si va avanti, più la situazione peggiora: se nella prima metà del disco qualcosina da salvare in fondo c'è, gli ultimi quattro brani sono un concentrato di tutti i colpi bassi che ci si può aspettare quando si calca la mano sulla nostalgia rollingstoniana che affliggeva malamente i brani di "Give Out..." L'inascoltabile "Boogie Disease", la già citata "Dolls" e poi "Hell's Comin' Down" e il colpo di grazia finale con la melensa e dylaniana (scusa Bob) "Sometimes I Feel So Lonely". Canzoni che a tutto l'armamentario da "tu vuo' fa l'americano" (banjo, armonica, ecc.) aggiungono come ulteriore maledizione la voce non certo espressiva di Bobby Gillespie e parole ascoltate milioni di volte. Eccoci dunque di nuovo a far fatica di credere che questo sia lo stesso gruppo di "Screamadelica" e "Xtrmntr": i Primal Scream danno ulteriore prova del loro eclettico talento, diranno i più buoni o i fan. Ma tra essere eclettici e essere soltanto dispersivi e confusionari ci passa una bella differenza. E il rock 'n roll, amici Primal Scream, vi prego, lasciatelo a chi di dovere che voi sapete, e oserei dire dovete, fare ben altro.

(07/06/2006)

  • Tracklist
  1. Country Girl
  2. Nitty Gritty
  3. Suicide Sally & Johnny Guitar
  4. When The Bomb Drops
  5. Little Death
  6. The 99th Floor
  7. We’re Gonna Boogie
  8. Dolls (Sweet Rock'n'Roll)
  9. Hell’s Comin’ Down
  10. Sometimes I Feel So Lonely
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