Quintorigo

Il Cannone

2006 (Venus) | rock

"Chi l'avrebbe detto che poi quelli lì?", recita il ritornello della title track. Contro ogni previsione, i Quintorigo sono ancora in piedi. Il capitolo dell'istrionica voce di John De Leo è alle spalle, al microfono ora c’è una donna, Luisa Cottifogli. Personalmente, non ci avrei scommesso un centesimo. De Leo era l'anima rock dei Quintorigo, lo showman che conferiva all'ensemble romagnolo di fiati e archi quella grinta per mordere al collo brani intoccabili del rock. Con lui al canto, i classici di David Bowie, Jimi Hendrix, Deep Purple, Tom Waits, erano stati violati dall'eclettica band. Ora De Leo è uscito dal gruppo. Sta cercando una strada più personale, si dice. Ma i bravissimi Quintorigo non hanno ritenuto di buttare alle ortiche la loro perfetta intesa solo perché il loro cantante, seppure fosse una delle voci più fenomenali nate nello stivale a tanti anni da Demetrio Stratos, li ha abbandonati. Non se lo meritavano, in effetti.

La nuova cantante è di una perizia tecnica forse superiore a quella di De Leo, e mostra di trovarsi a suo agio sui ritmi indiavolati e perversi dei Quintorigo, In tutto il disco, il giocattolo funziona alla perfezione, dalla delicatezza reggae di "Alligator Man" fino alla severità di "Il Cannone". Già dal precedente "In Cattività" del 2003, i musicisti classici che compongono il gruppo avevano sfatato il tabù degli strumenti "moderni", introducendo batterie, chitarre e computer all'occorrenza. Così è anche nello straniante pop-rock de "Il Clone del Padre", che a dirla tutta non graffia. Molto più affascinante l'arabesca sensuale di "Ranni Li" oppure l'esercizio di stile a cappella di "Soon I Will Be Done".

Anche in "Il Cannone", i Quintorigo si producono in numerose cover, vezzo che hanno da sempre, abili come sono a trovarne un'interpretazione quanto mai personale, complice anche l'inusuale strumentazione (contrabbasso, violino, tromba e sax): i generi sono i più svariati. Dal jazz di Charles Mingus, al pop dei Police, al reggae di "Redemption Song" di Bob Marley, la Cottifogli ci porta alla scoperta dei nuovi Quintorigo, fino alla cover della discordia: "Luglio agosto settembre (nero)". Il duello a distanza tra Stratos e De Leo non c'è stato. Intendiamoci: la versione con la Cottifogli è eccezionale, ma il rimpianto per non averla ascoltata dalla voce del barbuto e carismatico vocalist è grande. (Piccola nota: la batteria è suonata da Cristian Capiozzo, figlio del Giorgio batterista degli Area). L'ultima cover è... dei vecchi Quintorigo: "Grigio".

"Il Cannone" dà vita a un nuovo percorso, regredendo per forza di cose dal suo onirico e introverso predecessore "In Cattività". Tanto intimo e carico di spleen era stato quell'album, tanto questo lascia una sensazione di compitino svolto. Più canzoni e meno sperimentazione. Ma siamo fiduciosi per il futuro: la conclusiva "Senza voce" ci comunica serenità, ma anche un dubbio: che i Quintorigo, alla fin fine, si trovino meglio senza nessuna presenza ingombrante sul palco che intoni le loro composizioni?

(03/04/2006)

  • Tracklist
  1. 440 HZ
  2. Il Cannone
  3. Frankenstein
  4. L'attesa
  5. Soon I Will Be Done
  6. Redemption Song
  7. Lacrime
  8. Alligator Man
  9. Nel Clone Del Padre
  10. Goodbye Pork Pie Hat
  11. Sole Invisibile (Invisible Sun)
  12. Ranni Li
  13. Luglio Agosto Settembre (Nero)
  14. Senza Voce
  15. Grigio (chiaro version)
Quintorigo su OndaRock
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(2003 - Universal)



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