RF

View Of Distant Towns

2006 (Plop) | glitch-folk

Multistrumentista, programmatore e artista multimediale, RF (al secolo Ryan Francesconi) è uno di quei personaggi misteriosi che, di tanto in tanto, ci fanno dono di un pezzo del loro universo privato, fatto di magia e inquietudine. Sono le pieghe di un'anima profondamente conoscitrice di se stessa e dei lati più reconditi del mondo quelle che si mostrano dai solchi di "View Of Distant Towns", lavoro che segue i già interessantissimi "Interno" (2002) e "Falls" (2004). Un anima che cerca, nel contrasto tra la superficie, per lo più lavorata con screziature acustiche, e le profondità assediate da glitch informi e beat ovattati, la possibilità di un descrittivismo spirituale e visionario.

Ispirato dagli scritti di Haruki Murakami, RF cerca soluzioni musicali capaci di trasporre in suoni la malinconia e la sensazione di quiete e di stasi che caratterizzano le pagine dello scrittore giapponese. "Ladder In Place", con il suo atmosferico dipanarsi e le sue voragini di lirismo, rappresenta, da questo punto di vista, un incipit esemplare. La voce si confonde dietro linee fragilissime di chitarra e onde deformi di bleep metallici. La musica sfiora il subconscio, ne accarezza le incertezze e le vertigini (la title track). La vista delle città lontane, da un rifugio inaccessibile, dove l'anima è intenta a mettere a nudo la sua evanescenza ("Offering"). Il punto di fuga prospettico dell'assenza, come un'iridescenza dreamy avvolta da nebbiolina jazzy ("Despite The Time"). Il tempo attraversato da scintille imperfette di eternità, mentre si medita sulla fine ("Of Detachment").

In questa landa elettro-acustica, RF pone innanzi una visione tragica del tempo che distanzia, che allontana poco alla volta da sé, che porta via cose e persone, verso un fondo di memorie sempre più indecifrabili ("Messenger With Keepsakes"). Senti la musica che scava. La puoi ascoltare mentre ripiega lentamente su se stessa, con la gentilezza delle cose umili ("The Well And Stras"). Un suono gentile, eppure denso, caldo, avvolgente. Un germoglio di subconscio, per l'appunto. Capace di esplorazioni psichiche che sanno rendere perfettamente il senso di appartenenza a un luogo, anche se immaginario ("The Flow Of This Place").

C'è spazio anche per evocazioni post-electro/folk ("A Very Lucky Year") o per sfolgoranti abissi classicheggianti à-la Black Tape For A Blue Girl ("On The Bus That I Had Chosen"). E' tutta roba per dormiveglia infestati da flashback laceranti. La musica e la vita si fondono, come due sinfonie, in "A Vacant House Is Born", prima che le luci delle città lontane si spengano al chiarore di un'alba fragile ("End Of The Line"). Abbiate molta cura di questo piccolo, grande bignami emozionale.

(22/12/2006)

  • Tracklist
  1. Ladder In Place
  2. Offering
  3. Despite The Time
  4. Messenger With Keepsakes
  5. The Well And The Stras
  6. A Very Lucky Year
  7. The Flow Of This Place
  8. Of Detachment
  9. Views Of Distant Towns
  10. On The Bus That I Had Chosen
  11. A Vacant House Is Born
  12. End Of The Line


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