Poetessa e cantante unite nella verve femminile e nella morbidezza della voce di Ursula Rucker: autentica "donna di ferro" del mondo dei diritti femminili, torna dopo tre anni dal precedente, ottimo e sofisticato, "Silver Or Lead", con un disco che non si discosta molto dal suo stile, ma che propone una formula creata sapientemente, in grado di affascinare e coinvolgere l'ascoltatore.
Le parole vengono scandite dalla voce sensualissima di Ursula per tutta la durata del disco, la cui traccia d'apertura, pur ricordando smaccatamente il precedente lavoro, viene spazzata via da un guizzo soul-funk, figlio illegittimo di Marvin Gaye, nella successiva "Rant (Hot In Here)", in cui la nostra si cimenta in uno dei rari episodi di vero canto, convincendo del fatto che osare di più per questa strada la porterebbe facilmente verso territori con più hype attorno (leggere: Erykah Badu, Macy Gray, Lauryn Hill), ma che non le permetterebbero, probabilmente, il percorso radicalmente "spoken word" del quale si serve per spaziare a 360° nelle sonorità black. Cosa che le riesce magistralmente, attraversando jazz, soul e blues-hop; la Rucker non dimostra timore nell'addentrarsi in territori apparentemente non suoi, ne è la prova "I Ain't Yo Punk Ass Bitch", nella quale il beat si fa più pressante e nervoso, la voce non perde d'espressività ed è capace di far smuovere il sedere. È forse questo quello che sorprende maggiormente, la capacità di non sedersi sugli allori di new sensation della (poco battuta) strada delle spoken word, ma la curiosità e la voglia di mettersi alla prova in campi non propri, diversificando una proposta che sarebbe potuta diventare pesante. Ma c'è anche un lato femminile e sensuale, che colpisce fin dentro le ossa, "Black Erotica" è un elenco delle parti anatomiche che costituiscono gli organi genitali femminili, ma anche la cronaca in formato soul, vicino alla Badu di "Mama's Gun", "del minuto più lungo nella storia dei rapporti orali"…
In tutto questo c'è un momento anche per uno sguardo alle origini della propria musica e della propria pelle. "Children's Poem", sospesa in un folk-blues al rallentatore, è storia di segregazioni e soprusi, "this is not a poem, this is a prayer" recita il testo, ed è inevitabile il richiamo spirituale al gospel, e ai contenuti e all'importanza che tale forma musicale ha avuto per tutta la popolazione di colore americana e non solo. Sguardo che si allarga e si trasforma nell'interpretazione del personale tributo all'Africa e agli artisti neri che hanno portato il colore della loro pelle come una bandiera, ed è un crescendo che sfocia in un turbinio di percussioni e voce, nel climax del livore per secoli di discriminazioni.
L'elemento politico nei testi della Rucker non scompare mai (per chi volesse approfondire le liriche di qusto disco può trovare il materiale qui), ha partecipato all'Amnesty International Freedom Tour 2005, e il titolo di questo album si rifà alla parola egiziana "ma'aat", verità, quella necessità di ricercare giustizia e pari diritti che la contraddistingue dall'esordio; ogni forma d'espressione che le permetta di portare la sua voce e le sue parole viene così sondata, circondata sempre di questo alone nero più che orgoglioso.
"Poon Tang Clan", scritta in collaborazione con i The Roots apposta per il loro disco, ma giudicata troppo ostica, trova così la luce sul finale dell'album, e dimostra come la signorina potrebbe permettersi anche più movimento mantenendo comunque forte la componente vocale, e al contempo facendo pensare che non voglia arrischiarsi così spesso.
Questo disco è tipicamente Rucker, femminilità e seduzione, forse fin troppo reiterata nel mood, sempre sull'orlo del soul-jazz spruzzato d'Africa, ma diversamente da due precedenti lavori, c'è più voglia di provare qualcosa di nuovo. Non è dato sapere se questa spinta sia dovuta alla nascita del quarto figlio o alla presenza di Anthony Tidd dietro il banco del mixer, ma la realtà è che "Ma'at at Mama" è un disco che conferma un grande talento che sa cercare nuove soluzioni, seppur in piccole dosi, in un percorso del tutto personale.
22/12/2006