Stereolab

Fab Four Suture

2006 (Too Pure) | alt-pop

Ormai non possiamo più stupirci degli imperscrutabili disegni dietro alle strategie discografiche degli Stereolab. Certo è che, se credevamo di averle viste tutte, quest’ultima invenzione non può che lasciarci consapevoli della nostra piccolezza di fronte all’imprevedibilità delle stramberie di Tim Gane e Laetitia Sadier. “Fab Four Suture”, infatti, è allo stesso tempo il nuovo album degli Stereolab e una raccolta di singoli. Le dodici tracce che lo compongono sono quelle dei singoli vecchio stile (solo vinile, una canzone per lato) che il gruppo ha fatto uscire in due tranche: i primi tre il 12 settembre 2005, i secondi tre il 6 marzo 2006 in contemporanea con l’album.

Le canzoni che compongono “Fab Four Suture” sono presentate in forma circolare, con le (quasi) strumentali gemelle “Kyberneticka Babicka” ad aprire e chiudere. Sadier accompagna discretamente i due pezzi in quello stile avant-retro di cui gli Stereolab hanno già dato moltissimi esempi, e ad essere sinceri più incisivi di questi due. Se è vero che il risultato non è disprezzabile, va anche ammesso che sono troppi le prove migliori dell’arte strumentale di Tim Gane e soci. Ma il discorso fatto per l’apertura/chiusura del disco vale per tutta la sua durata, purtroppo. Niente di brutto, ma davvero nulla di memorabile. Nessuna canzone finisce per distinguersi veramente, né nel bene né nel male.

Certo, la voce di Laetitia è quella incantevole di sempre, e i cambi di ritmo e di umore di “Interlock” non ci dispiacciono affatto: riportano alla mente certi passaggi di “Sound-Dust”. Poi, però, quando si procede con l’ascolto e si scopre che tutto il disco è così, uguale uguale, qualche perplessità in più sorge. E’ inevitabile. Sì, non male i fiati di “Eye Of The Volcano”, così come il suo finalino, ma siamo sempre negli stessi paraggi. E anche le liriche sono proprio quelle di sempre: l’utopia comincia a essere un po’ logora, e l’aria naif dopo quindici anni fatica a risultare convincente. Quanto detto finora vale anche per la filastrocca di “Plastic Mile”, la coda krauta /”Lo Boob Oscillator” di “Excursions Into "Oh, A-Oh"”, e via discorrendo. Si va avanti così per tutto l’album, non disprezzando e non ammirando. Un po’ pochino, se sulla copertina c’è scritto Stereolab.

Anche per quanto riguarda gli arrangiamenti, ormai, le sappiamo tutte, e ogni tanto sembra di sentire Sean O’Hagan anche se Mister High Llamas stavolta non è coinvolto nella realizzazione del disco (avrei giurato che su “I Was A Sunny Rainphase” ci fosse il suo zampino, per esempio). Ironia della sorte: dopo aver fatto del modernariato una categoria sonora modernissima, gli Stereolab divengono modernariato essi stessi.

Eppure Esquivel, pop degli anni 60, kraut, post-rock e quant’altro continuano a convivere amabilmente anche nella stessa traccia. Forse, quindi, non è neanche tanto la qualità della musica a venir meno, anche se un confronto con quella di dieci anni fa sarebbe impietoso. La classe c’è, e gli Stereolab non riuscirebbero mai a fallire davvero. Quello che infastidisce, che rende pesante l’ascolto di “Fab Four Suture”, è l’affiorare di un forte senso di fatica, di mestiere fine a se stesso.
Che un ginnasta abbia intrapreso la via del declino si comincia a capirlo non tanto da quello che fa durante una prova, ma dal mutamento della sua espressione. Ecco, Gane, Sadier e soci sembrano aver perso il sorriso, soprattutto.

(24/03/2006)

  • Tracklist
  1. Kyberneticka Babicka Pt.1 (A)
  2. Interlock (C)
  3. Eye Of The Volcano (F)
  4. Plastic Mile (B)
  5. "Get A Shot Of The Refrigerator" (E)
  6. Visionary Road Maps (C)
  7. Vodiak (F)
  8. Whisper Pitch (D)
  9. Excursions Into "Oh, A-Oh" (E)
  10. I Was A Sunny Rainphase (B)
  11. Widow Weirdo (D)
  12. Kyberneticka Babicka Pt.2 (A)

 

 

I singoli:

A: Kyberneticka Babicka (12 settembre 2005)

B: Plastic Mile (12 settembre 2005)

C: Interlock (12 settembre 2005)

D: Whisper Pitch (6 marzo 2006)

E: Excursions Into “Oh, A-Oh” (6 marzo 2006)

F: Eye Of The Volcano (6 marzo 2006)

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