Toto

Falling In Between

2006 (Frontiers) | pop-rock

Prima ancora di assurgere a mero titolo, “Falling in Between” (letteralmente “cadere nel mezzo”), nuovo album in studio dei Toto a sette anni dal controverso “Mindfields”, suona come una sorta di manifesto idelogico. In un’era spersonalizzata e spersonalizzante, ferocemente mutevole e plasticamente uniforme, come una creatura lovecraftiana fagocitante next big thing, i Toto di Bobby Kimball e Steve Lukather, trent’anni di carriera, diciassette album, undici tour mondiali, cadono (appunto) nel mezzo, evitando accuratamente le dubbie bacheche dei generi al fine di imporre senza compromessi la propria personalità musicale. Merito senz’altro di una felice combinazione di eventi (l’allontanamento dalle major, la ritrovata vena di Kimball, la nuova apertura alle collaborazioni, l’ingresso nella band di Greg Phillinganes, l’utilizzo di strutture più moderne rispetto ai due album precedenti) e alla voglia tutt’altro che assopita di comporre ed esibirsi dal vivo. Il risultato è una commistione di insiemi sonori: dal rock classico di “Falling in Between” al progressive autentico di “Hooked”, dalle ballate acustiche come “Simple Life” al pop di classe di “King of the World”. Il risultato è una mistura che cade nel mezzo.

Sotto l’egida dell’ottima Frontiers (etichetta napoletana già al lavoro con Survivor e Journey), i Toto danno alle stampe un album che si presenta, fin dalla title-track iniziale, munito di notevoli referenze. “Falling in Between” è prog-rock d’altri tempi con venature melodiche (ad opera di un David Paich in gran spolvero) e un tappeto che ricorda (nella parte conclusiva soprattutto) i Dream Theater di “Metropolis PT. 2: Scenes from a Memory”. Dopo un incipit veloce, i Toto filtrano echi del marchio di fabbrica della loro prima produzione anni 80 con “Dying On My Feet”: ancora chitarre in primo piano, ma anche trombe, percussioni etniche, cori e un ritornello easy-listening sulla stregua dei grandi classici del passato.
L’arrivo di un altro tastierista (il già citato Philliganes) e la derivante espansione a sei elementi della formazione permette alla band di aggiungere intrecci più sofisticati e suggestivi, con melodie distillate ed efficaci e un uso genuino di chitarre pseudo heavy, elettronica e guest star (la storica voce del gruppo, Joseph Williams, in “Bottom Of Your Soul”, il flauto traverso di Ian Anderson in “Hooked”).

I Toto riscoprono il sapore della “sperimentazione moderata” di “Hydra” e “Fahrenheit”. E’ il caso di “Bottom of Your Soul”, il gioiello dell’album. Vicino a certe atmosfere simil-world tipiche di alcune produzioni di Peter Gabriel (e Shankar, collaboratore di vecchia data dell’ex-Genesis, non a caso compare nella traccia), il brano sintetizza la maturazione del gruppo, libero di dedicarsi a un fresco (ma forse sarebbe più opportuno usare la perifrasi americana “fresh and new”) concetto di melodia. Le percussioni di Simon Phillips introducono presso un sottobosco pop etereo dove tutti gli elementi coesistono in piena armonia. L’esperienza dei Toto si traduce in una scrittura fluida, fortemente euritmica e tecnicamente ineccepibile.

E’ il pop il territorio prediletto da Kimball e Lukather, e brani immortali come “Africa” o “Rosanna” rivivono per certi versi in “Simple Life” (forse l’unica canzone sottotono dell’album) e soprattutto in “King Of The World”, pezzi che si alternano in maniera stranamente naturale con “Hooked”, atipica cavalcata prog e funky, e “Taint The World”, altro episodio rock molto interessante (il riffing matematico di Lukather riporta alla memoria la precisione dei primi quattro album della band).
La grandezza dei Toto sembra risiedere proprio nello smisurato talento dei singoli componenti, ognuno dotato di un background di turnista di lusso negli studi di registrazione o sui palchi al servizio di altri artisti. Ogni cosa in “Falling in Between” sembra essere al posto giusto. La briosa “Let It Go” pare un omaggio agli Extreme in chiave funky, con il suo groove accattivante e il timbro orecchiabile che contraddistingue un po’ tutto il disco.

L’epilogo riserva ancora gustose sorprese con la misticheggiante “Spiritual Man” e il gradevole incidere soft di “No End in Sight”. Quest’ultima in particolare conferma lo stato di salute della band californiana, mai statica all’interno di archetipi o convenzioni, e capace di accelerare o diminuire il ritmo con un eccellente senso di equilibrio. Momenti e tempi sono per i Toto concetti estremamente personali, e “Falling in Between” sembra proprio tratteggiare i contorni del volume numero 2 della loro sfolgorante carriera. Un disco che al di là di ogni speculazione critica suona come un album sincero, un magnifico esempio di adult-rock targato 2006 e una raffinata lezione di stile dal pleistocene della musica.

(12/04/2006)

  • Tracklist
  1. Falling In Between
  2. Dying On My Feet
  3. Bottom of Your Soul
  4. King Of The World
  5. Hooked
  6. Simple Life
  7. Taint Your World
  8. Let It Go
  9. Spiritual Man
  10. No End In Sight
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