Willard Grant Conspiracy

Let It Roll

2006 (Glitterhouse / Venus) | country, roots-rock

Escludendo i live e la recente raccolta ("There But For The Grace Of God", 2004), giunge al sesto album la carriera assolutamente più che dignitosa dei Willard Grant Conspiracy, un’open band in cui musicisti sempre diversi seguono la vena artistica di Robert Fisher, cantante dalla voce splendidamente evocativa e compositore capace di scrittura e interpretazione tra le migliori nel moderno panorama di musica tradizionale americana folk, country e rock.
"Let It Roll" rimane sempre legato al suono folk tinteggiato di nero che riecheggia della desolazione desertica di frontiera (non per niente lì ha recentemente preso casa il cantante) e che risuonava nel piccolo capolavoro precedente "Regards The End", come testimoniato dall’iniziale "From A Distant Shore", intensa ballata con violino e tromba come vento a tagliare l’aria e pochi tocchi di piano a cadenzare il canto di Fisher, o da "Dance With Me", altra slow song in cui però il filo viene tessuto da una chitarra acustica.

A differenza del precedente, questo nuovo album presenta alcune variazioni più rock; si prenda ad esempio la title track, nove minuti di spettacolosa cavalcata sonora caotica guidata (come tutte le canzoni del disco) dal violino del bravo Josh Hillman a cui si mescolano batteria, piano e chitarre elettriche. Un pezzo che potrebbe ricordare le cose migliori di Nick Cave e si afferma come uno degli episodi più belli del disco.
Non sempre, però, Fisher e i suoi si trovano a loro agio quando escono dai binari, come svela il debole pop-rock di "Crush", mentre riescono sempre a creare suggestioni di grande impatto quando trattano di musica a loro più "familiare", nel country-rock di "Flying Low" (composta a quattro mani da Robert con Steve Wynn), ad esempio, o in "Breach", lunga e perfetta colonna sonora per un finale western con l’eroe triste e solitario che scompare in lontananza.

La dolcissima "Mary Of The Angels" e la conclusiva "Lady Of The Snowline" sono musicalmente sullo stesso piano, mentre la sorpresa ce la riserva "Ballad Of A Thin Man", cover registrata e pubblicata in una compilation -omaggio a Dylan per la rivista Uncut, una versione dilatata e malata, tenebrosa e rabbiosa, la vera perla del disco e la dimostrazione, per chi ancora lo metta in dubbio, del talento di Robert Fisher.

Nonostante l’album sia farcito di grandi musicisti, sia quelli del gruppo che gli ospiti (il già citato Steve Wynn, ma anche membri di Lambchop, Walkabouts e altri gruppi dell’ambiente), è infatti sempre il leader bostoniano a tirare le redini di questo come degli altri dischi del Willard Grant Conspiracy. Una carriera inappuntabile, portata avanti con stile, umiltà e grande rispetto per la tradizione musicale americana, una strada lastricata di bei dischi, non ultimo questo "Let It Roll", che, nonostante qualche sbavatura, si dimostra album di valore e che soddisferà sicuramente gli amanti del genere.

(11/06/2006)

  • Tracklist
  1. From A Distant Shore
  2. Let It Roll
  3. Dance With Me
  4. Skeleton
  5. Flying Low
  6. Breach
  7. Crush
  8. Mary Of The Angels
  9. Ballad Of A Thin Man
  10. Lady Of The Snowline
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