Broken Social Scene Presents Kevin Drew

Spirit If...

2007 (Arts & Crafts) | indie/post

C'è un aggettivo che sembra fatto apposta per descrivere il nuovo album dei canadesi Broken Social Scene: ozioso. "Spirit If...", tutti pezzi composti dal co-fondatore Kevin Drew, è una celebrazione dell'indolenza. Avete presente Kevin Ayers? Ecco, questo disco non c'entra niente, ma la sensazione di placida svogliatezza che traspare è la medesima.

Manierista, inconcludente, perfino autocompiacente; non è comune questi termini vengano usati con accezione positiva. Eppure è il caso di un album come questo: nonostante la presenza aggiuntiva di due membri dei Do Make Say Think, si tratta del "solito" stile Broken Social Scene, ancora più sfilacciato del normale, e sempre più deliberatamente abbozzato.
Ci annoiamo, suoniamo qualcosa?" Senza un progetto, senza un tema o una partitura. Come viene. O meglio - gli piacerebbe farlo pensare, ma il carattere premeditato dell'operazione appare fin troppo evidente, e i pezzi sembrano più simulazioni di cazzeggi apatici che cazzeggi apatici veri e propri.

Canzoni zoppicanti, anche qui in senso buono: manca sempre qualcosa per farne pezzi solidi, coinvolgenti. Si divertono così, i Broken Social Scene, costruendo certosinamente pezzi affinché sembrino raffazzonati alla bell'e meglio. Così c'è il riff "epico" ("Lucky Ones"), ci sono i ritornelli corali ("When It Begins"), la batteria simil-disco e gli assolazzi da stadio ("Back Out On The ..."), ma i vuoti continuano a predominare, buchi disposti a caso che minano l'immediatezza dei pezzi facendoli suonare lontani, distaccati.

Non che l'album risulti masochisticamente rovinato per via di questa corsa all'imperfezione. C'è un fascino nella circolarità non geometrica dei brani: privi di direzione precisa, finiscono per auto-intersecarsi continuamente, ritornare sui loro passi, fluttuare. E' vero però che mancano autentici picchi, e con la scusa che i pezzi potrebbero andare avanti all'infinito non si capisce bene perché si fermino proprio a un certo punto, o d'un tratto mutino senza preavviso. Sarà anche che l'album è giocato più sull'atmosfera complessiva che sui singoli brani, ma viene comunque da domandarsi se i pezzi siano anche composti, oltre che decomposti. Va bene lo svuotare, o dualmente il non mettere, ma Kevin Drew e soci si saranno accertati che le canzoni stiano in piedi, che abbiano un loro perché al di là dell'esercizio di stile?

Sicuramente è così per "F--ked Up Kid", come moltri brani incentrata su un beat quasi motorik e un tema ondeggiante dialogato tra basso e chitarra. Con l'iniziale "Farewell To The Pressure Kids" i canadesi mostrano di aver carpito il segreto dei Tortoise; basta sentire quello che la canzone diventa dalle parti del quarto minuto: lente oscillazioni astratte, ipnotiche, ripetitive. Chitarre "indie" granulari, digitalizzate, sgraziate sono l'ingrediente di "Frightening Lives", che le affoga in riverberi gilmouriani - il suono "spaziale" dei Pink Floyd è da sempre un punto di riferimento evidente per i Broken Social Scene, e questo non è l'unico brano dell'album a darne riconferma.
Il piccolo capolavoro è "Big Love", col suo riff smonta-e-rimonta assemblato con tocchetti di frasi e ritmi chirurgicamente ritagliati.

Un album per nulla geniale, per nulla immediato, sicuramente molto maturo. Da evitare come la peste se non si è già dei discreti fan del gruppo e non si è disposti a concedere al disco il tempo di "crescere". Cosa che - spero si sia capito - vale assolutamente la pena fare.

(16/10/2007)

  • Tracklist
  1. Farewell To The Pressure Kids
  2. TBTF
  3. F--ked Up Kid
  4. Safety Bricks
  5. Lucky Ones
  6. Broke Me Up
  7. Gangbang Suicide
  8. Frightening Lives
  9. Underneath The Skin
  10. Big Love
  11. Backed Out On The...
  12. Aging Faces / Losing Places
  13. Bodhi Sappy Weekend
  14. When It Begins
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