AA.VV. / Wu Ming 1

The Old New Thing: A Free Jazz Anthology

2007 (Esp-Disk' / Abraxas) | jazz

Non bisogna essere jazzofili per innamorarsi del cofanetto in questione. La prospettiva del neofita, paradossalmente, è la più adatta per la fruizione della presente antologia curata da Wu Ming 1 e mixata dai Punkow (storica band della scena elettro-punk fiorentina degli anni Ottanta). Chi ama certo rock anarcoide non potrà che rimanere avvinto dalla carica eversiva (musicalmente e non) emanata dai solchi di questo doppio compact disc: avete presente l’innaturalità del timbro del sax di “Laughing” dei Pere Ubu, gli esperimenti sulla dissonanza di Frank Zappa e Captain Beefheart, la virulenta e acida versione della “Starship” di Sun Ra che chiude il debutto degli MC5? O, ancora, le divagazioni  caotiche dei Faust, i fiati abulici in “Negro Observer” dei Butthole Surfers, i puzzle folli del Robert Wyatt di “The End Of An Ear” e persino il John Zorn più grind di “Torture Garden”? Potremmo tranquillamente scommettere sull’assimilazione di tali eclettici musicisti degli svariati elementi stilistici dal fenomeno della New Thing. È da novizio, quindi, che chi scrive vi racconta di questa straordinaria, ancora attuale Vecchia Cosa Nuova.

Il cofanetto, di cui si dirà ampiamente più avanti, è composto di due compact disc più un breve saggio dello scrittore Wu Ming 1; corredato di foto inedite, presenta un’introduzione di Pino Saulo di Radio 3. L’intento è quello di ripercorrere la storia delle nuove sonorità jazz che emersero negli anni Sessanta e che furono strettamente  legate alle discriminazioni politiche e sociali alle quali le comunità afroamericane erano soggette. 

Il free-jazz nacque anche come atto politico, come rivendicazione culturale e identitaria, come presa di coscienza. Si affermò come musica d’avanguardia, ma non recise i legami più profondi con radici e tradizione musicale africane. Il mecenate di molti dei musicisti più importanti della New Thing fu Bernard Stollman, giovane avvocato statunitense che, ricevuta in anticipo la sua quota d’eredità materna, decise di “sperperarla” nel migliore dei modi possibile; la sua ESP-Disk’, infatti, produsse e diffuse gran parte delle opere più significative e complesse degli anni Sessanta.

Il catalogo dell’etichetta newyorkese includeva lavori epocali di band acid-folk come Fugs, Holy Modal Rounders e Pearls Before Swine, nonché dischi del “nuovo” fenomeno jazz come quelli di Albert Ayler, Sun Ra, Ornette Coleman, il Revolutionary Ensemble e molti altri. “Siffatti suoni non li udisti mai in vita tua” era il motto della ESP-Disk’, che lasciava completa libertà creativa ai musicisti che metteva sotto contratto, i quali, liberi da ogni pressione, diedero vita a svariate pagine tra le più affascinanti della storia del jazz.

“The Old New Thing: A Free Jazz Anthology” ha come fulcro la storia dell’atipica etichetta di Stollman, descritta attraverso le ventuno tracce che lo compongono, per un’ora e mezza scarsa di musica. Molti dei brani riportati, in realtà, sono estratti di brani più lunghi che assurgono ad esempio della New Thing. Non si tratta del jazz standardizzato e tradizionale basato sulla presentazione di un tema dal quale poi dipartono continue improvvisazioni strumentali: nel free jazz, infatti, vi è un’assoluta compenetrazione tra tema e improvvisazione giungendo alla totale identificazione dell’uno nell’altra. Insieme a veri e propri brani, poi, sono inseriti frammenti del documentario “Movement Sou”l con pezzi di sermoni, spiritual e discorsi di attivisti del movimento di liberazione e delle Black Panthers (Malcom X, Martin Luther King e Fred Hampton).

Per quanto riguarda i “pezzi grossi” del catalogo ESP-Disk’, la raccolta presenta due brani di Albert Ayler, tre di Sun Ra e uno di Ornette Coleman.  Del primo sono riportati due estratti dal disco “Spiritual Unity”, considerato uno dei suoi massimi vertici: si tratta di “Spirits” e “Ghosts”, eseguiti in trio (sax-contrabbasso-batteria) dove Ayler è assoluto protagonista con un sassofono che produce ora barriti e ronzii, ora effetti di glissando.

Di Sun Ra, invece, sono presenti “Exotic Forest”, una vera e propria foresta percussiva; “Outer Spaceway Inc”, un tripudio orgasmico di sassofoni; e “The Cosmos”, simbolo della sua poetica esoterica e spaziale. Di Ornette Coleman, infine, troviamo un breve estratto dalla lunga “The Ark”, eseguita in un concerto alla Town Hall del 1962 nel quale il sassofonista americano suonava, ereticamente, con un quartetto d’archi. Ma c’è altro: “Backdrop For Urban Revolution” del sassofonista Marzette Watts che fa a brandelli qualsiasi convenzione armonica; “Gbilet” del percussionista Sunny Murray; “Black Mysticism” del Charles Tyler Ensemble che manda in collisione la musica dodecafonica di Arnold Schonberg e la violenza gestuale della pittura di Jackson Pollock. E poi ancora “Dolphy’s Days” di Sonny Simmons (che omaggia fin dal titolo il grande Eric Dolphy), e “Free Music Quintet N.1”, dell’omonimo ensemble europeo (unica eccezione in una raccolta profondamente afroamericana), che maciulla note di violino,  tromba, sax, flauto e bugle (uno strumento a fiato che emette un suono simile al corno) in un apocalisse di percussioni varie e vibrafono (chissà se Mark Stewart avrà mai ascoltato questo quintetto prima di dare vita a molti dei suoi capolavori).

Sono poi presenti anche “Nothing 11 10” e “Nothing 19”: due brani dell’ensemble per percussioni dell’immenso Milford Graves; tre brani (“Tabla Suite”, “Shebar” e “Bleecker Partita”) del misterioso Giuseppi Logan che, attraverso l’uso delle tabla, dà vita a una forma di jazz fortemente impregnata di umori etnici.

La natura frammentaria e dimostrativa del cofanetto farà la gioia di chi conosce poco di jazz e, in particolare, poco di questa sua incarnazione. Al contrario, chi bazzica il genere lo potrà  trovare sì interessante ma niente per cui valga la pena di spendere i venticinque euro necessari per portarselo a casa. “The Old New Thing: A Free Jazz Anthology” è il punto di partenza verso la ricerca di tesori sommersi che non avresti detto mai potessero esistere: “siffatti suoni mai li udisti in vita tua”. Sono passati oltre quarant’anni e quel motto sembra ancora valido.

(26/06/2007)

  • Tracklist

CD 1 

  1. Shoot A Nigger And Watch Him Run
  2. Marzette Watts – Backdrop For Urban Revolution
  3. Albert Ayler – Spirits
  4. Sun Ra – Exotic Forest
  5. Milford Graves – Nothing 11 10
  6. Sunny Murray – Giblet
  7. Various – Ain’t Gonna Let Nobody
  8. Sun Ra – Outer Spaceways Inc.
  9. Charles Tyler Ensemble – Black Mysticism
  10. The Giuseppi Logan Quartet – Tabla Suite
  11. By And By

CD 2

  1. Fred Hampton – A Revolutionary
  2. Sonny Simmons – Dolphy’s Days
  3. Giuseppi Logan – Shebar
  4. Albert Ayler – Ghosts
  5. Ornette Coleman – The Ark
  6. Milford Graves – Nothing 19
  7. Sun Ra – The Cosmos
  8. Free Music Quintet – Free Music Quintet No 1
  9. Giuseppi Logan Quartet – Bleecker Partita
  10. By And By
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