Eppure, la ricetta di “Psycho The Rapist” rischia di cadere nel déjà vu fin dalle prime battute, ricaricata dall'installazione di contenuti ormai superati. "Fanglorius" è eccessivamente pretenziosa, ampollosa nella programmazione elettronica, e finisce con lo sprofondare in arrangiamenti post-core convenzionali. Proseguendo su questa strada, le cacofonie velleitarie di "Hatchet Harry" non sollevano i sensazionalismi gratuiti dalla mediocrità. Per ascoltare migliori coesioni drammatiche, bisogna aspettare l'accoppiata "Sirvix"-"No Imagination": i dialoghi cinematografici, la brutalità delle chitarre unita all'amplificazione ambientale dell'insieme fanno pensare ai Today Is The Day che incontrano Aphex Twin.
"Remedial Math" trasferice la pesantezza dei Meshuggah in una techno fredda e matematica, anche se il ritornello si spappola in pura violenza punk. Il cambio di pelle agitato nella percussività di "Idle Lisergic Corpse" allevia la rabbia accumulata ed è sorprendentemente ballabile, sebbene scada presto nel banale.
L'album si spegne ripetendo forzatamente gli stessi luoghi comuni nei dieci minuti finali di "Acumen Trapanation", enciclopedia riassuntiva delle loro ispirazioni e radiazione cosmica che mette la parola fine a ogni discorso.
Riunendo i difetti della musica industriale odierna, la segnalazione degli Acumen Nation non danneggia il deserto circostante.
(10/11/2007)


