ALL SMILES - Ten Readings Of A Warning

2007 (Dangerbird)
alt-pop

Certo che non deve essere facile ricominciare da capo. Se poi il tuo passato lo hai trascorso con una delle icone indie per eccellenza come i Grandaddy, gli occhi impietosi del chiunque che ascolta si fanno più penetranti, e tu devi reinventarti, per sopravvivere. O forse no. Jim Fairchild è stato il chitarrista dei Grandaddy, fino a che, seduti a un bar nel nord-ovest americano, hanno deciso di dire basta davanti a un paio di birre. E poi vuoi riscossa, perché fino ad ora tutti gli occhi sono stati su Jason Lytle, era lui la mente dei Grandaddy, e tu Jim sempre un po’ più in ombra, ma  indispensabile, artigiano di quelle cavalcate chitarristiche che univano per sempre psichedelica e melodismo pop alla Beach Boys.

Ora lo ritroviamo con un nuovo progetto, gli All Smiles, dietro al cui nome si cela in realtà solo lui, musicista tout-court e cantante: ne avevi bisogno di una cosa tutta tua, dove buttar dentro tutte le idee e farci capire che i Grandaddy non erano solo il tuo amico Jason, ma erano anche Jim e Kevin e Tim. Certo, Fairchild si è fatto aiutare in fase di registrazione da vecchi amici (Modest Mouse, Black Heart Procession), ma alla fine la firma è la sua: e poi non poteva che chiamare quelle persone, così vicine alla sua sensibilità pop e già nel pantheon delle divinità indie. Il risultato è indie-pop e non poteva essere altrimenti, si rischia anche di sottovalutarlo, perché il disco scivola via velocemente. Occorre del tempo, neanche troppo a dir la verità, e le melodie iniziano ad avere un senso, così come il lo-fi mischiato al cantautorato e poi di nuovo lo-fi. Un Elliott Smith senza la sua aurea letteraria, leggere ballate pop, a cui manca il tocco graffiante che fu dei Grandaddy.  

Iniziamo con “Summer Stay”, easy-pop acustico, con dentro tutto quello che si vuole, dai Beach Boys agli Wilco. E’ un sound leggero, che si arruola nella schiera ormai numerosa della pop music solare, indispensabile e da spiaggia. Poi, visto che Fairchild se la cavicchia anche con la chitarra elettrica, se la prende in spalla e inizia a ricamare qua e là leziosi viaggetti psichedelici, accompagnati sempre dal dichiarato amore per la melodia vocale, il ritornello giusto, il pop insomma – al riguardo si sentano le varie “Killing Sheep” o “Pile of Burning Leaves” che ricorda il primo Bright Eyes, quello ancora un po’ bambino, ma già celebrato, col suo indie-folk avvolto nel lo-fi.

L’understatement di “I Know It’s Wrong” è ammaliante come l’odierna ondata di pop dalla Svezia (ci si risente anche il lussuoso pop di Maximilian Hecker, che è tedesco, d’accordo, ma va bene lo stesso). Con “Backward, Forward Through” Jim Fairchild si è messo in testa di scrivere una ballata notturna, acustica, campfire-song. E poi “Moth In A Cloud Of Smoke”, colpo al cuore per tutti gli indiepopper con quel suo giro di piano strimpellato che confluisce nello stereotipato melodismo cantato dall’ennesimo indie-hero con voce nasale. Ecco, il rischio alla fine è proprio questo, e veniamo alla conclusione: se ne sente ancora il bisogno di ascoltare questa roba? Ci siamo stancati del post-rock, ci stancheremo anche dell’indie-pop formato California? Al momento non c’è risposta, perché alla fine dei conti l’album ci è piaciuto. Si consideri però che è estate, e l’evasione ha il suo peso nella valutazione. Ad essere ingenerosi, ma realisti si rimane col dubbio se sia il canto del cigno o l’inizio di una brillante carriera solista.

10/07/2007

Tracklist

  1. 1. Early Man
  2. 2. Summer Stay
  3. 3. Killing Sheep
  4. 4. Pile of Burning Leaves
  5. 5. The Velvest Balloon
  6. 6. Moth in a Cloud of Smoke
  7. 7. I Know It's Wrong
  8. 8. Leave Love
  9. 9. Backward, Forward, Through
  10. 10. Sprinting Hyphens
  11. 11. Of Course It's Not Up to Me

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