Apparat

Walls

2007 (Shitkatapult) | elettronica

Apparat è il ragazzo della porta accanto. Ti accoglie nel suo salotto con i tappeti persiani, ti togli le scarpe e ti presta le sue infradito comprate in Brasile, sprofondi nelle morbidezze del suo divano, un thè indiano agli aromi di pesca, accende un incenso all’oppio, ti porge la sua canna e state tutta la sera a guardare il vuoto. Perché è questo quello che comunica il suo ultimo "Walls". Tanti barocchismi, raffinerie tecniche, ricami elettronici per dare forma al nulla. Ballate pop fatte di notti insonni ad aggiungere bleep qua e là, xilofoni alla Kim Hiortoy a segnare un percorso melodico con intenti nordeuropei. Apparat sembra non accorgersi del mondo che continua a girare, stagnante ancora una volta in idee che non sono sue, non vuole spingersi, ma mostrarsi. Un suono che segue il tempo, senza alterarlo, una musica fatta di progressioni sognanti senza dare spazio alla magia che dovrebbe regalarci.

Sascha Ring (suo vero nome) segna il suo percorso artistico con la creazione della Shitkatapult, ottima etichetta elettronica in partnership con il più visionario Marco Haas in arte T.Raumschmiere. La Shitkatapult ci regala ottimi momenti musicali includendo nel suo catalogo nomi come Rechezentrum, Peter Grummich, Hakan Lidbo e altre future rivelazioni del sottobosco berlinese. Apparat è sempre stato il nome più abstract del catalogo, prediligendo ritmiche spezzate rispetto alla metronomia del 4/4 techno, flirtando con tentazioni pop, rese palesi dalla collaborazione con Gianna Nannini. Sascha mi appare più furbo che talentuoso, piglia idee altrui per creare uno stile già sentito e più accessibile, flirtando con l’idea di un ascolto avventuroso per poi disegnare un suono che scivola senza lasciare traccia. Non la pensano di sicuro come me gli organizzatori di eventi in giro per il mondo, visto che ormai sembra un nome da avere in ogni programma di festival elettronico che si rispetti.

Segnato il suo cammino dall’album in partnership con Ellen Allien lo scorso anno (che era pure un bel disco), Sascha sembra aver preso il volo grazie alle tecniche commerciali di grande impatto della cricca BPitch. Marketing caratterizzato pure da episodi di tabloid scandalistici (presunto avvicinamento amoroso tra Ellen e Sascha), inediti in campo elettronico. Il quadro si chiude con questo album. "Walls" vuole essere pop, l’uso della voce sopra le tessiture elettroniche possono da sole segnare il percorso intrapreso da Apparat, ma anche i suoni stessi. Melodie da classifica, progressioni nordiche molto Sigur Rós, cut&paste delle idee di James Holden/Nathan Fake, ritmiche da librerie di Ableton Live (il software per creare musica elettronica). Nelle tessiture di "Walls" non vedo passione, ma una programmazione delle sue emozioni messe a tavolino, chiamando alla realizzazione voci come Raz Ohara e Thom Yorke (perché Thom? perché sta cazzata?), alla programmazione metà Telefon Tel Aviv e altri ingegneri e non del suono.

Tutto l’album si dilunga in questa non forma malinconica, spesso spezzata da inserti d’archi noiosissimi, inutili glitch e altre maglie sonore dalla tessitura strettissima. Insipido, questo "Walls", senza parte né arte, un ritorno a quella elettronica da cameretta che già aveva abusato di certe ignoranze del mercato discografico indipendente e oggi torna ad annoiarci, senza storia.

(21/05/2007)

  • Tracklist

1. Not A Number
2. Hailin From The Edge (feat. Raz Ohara)
3. Useless Information
4. Limelight
5. Holdon (feat. Raz Ohara)
6. Fractales Pt.1
7. Fractales Pt.2
8. Birds (vocals by Apparat)
9. Arcadia (vocals by Apparat)
10. You Don´T Know Me
11. Headup (feat. Raz Ohara)
12. Over And Over (feat. Raz Ohara)
13. Like Porcelain

Apparat su OndaRock
Apparat on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.