Aqualung

Memory Man

2007 (Columbia) | pop

Sono passati esattamente cinque anni dall’esordio di Matt Hales alias Aqualung, che grazie a brani di rilievo come “I Put A Spell On You”, “Strange & Beautiful”, “Falling Out Of Love”, “Halfway To The Bottom” pose il suo pop melodico all’attenzione del pubblico.
Molti i punti di riferimento nel suo sound che, per il risalto concesso al piano, richiama Coldplay e Radiohead, e per la grazia si può accostare a certi episodi di David Gray. Ovvi santini sono i Beatles e i Beach Boys, quest’ultimi citati nello stile compositivo, spesso con un accordo in minore per permettere alla voce di librarsi angelicamente (ascoltare “Left Behind” dal secondo cd “Still Life”).

Confermatosi col successivo cd autore di media levatura, deve comunque attendere che sia il mercato americano a interessarsi a lui. La Columbia propone un album che raccoglie il meglio dei suoi due cd con il titolo di “Strange & Beautiful”. Il risultato finale non sacrifica il lato più sperimentale del progetto (debitore comunque dei Radiohead), ma elimina molti dei brani meno riusciti, rendendo l’antologia un vero esordio. Una vendita di 300.000 copie negli Usa permette a Matt di rimboccarsi le maniche e progettare con calma il suo primo disco per una major.

Pur nei limiti degli ovvi riferimenti vocali e sonori, la crescita di Aqualung si nota subito nei suoni del brano d’apertura, “Cinderella”. La presenza di un gruppo di musicisti fissi rende il sound più corposo e “rock”, e fa sì che il disco sia ascoltabile interamente senza gli sbadigli dei suoi due predecessori. Non danno fastidio, questa volta, i richiami ai Radiohead, soprattutto nella bella “Pressare Suit”, cantata con la stessa intensità malinconica di Thom Yorke.

Migliorano le canzoni rispetto al passato (“Vapour Trail”,“Outside”, “Something To Believe In”), e anche i brani più riflessivi brillano, “The Lake” e “Black Hole” su tutti. Due tracce si ergono sopra la media. Anzitutto, “Rolls So Deep”, canzone pop perfetta e magicamente costruita su riff sixties, sorretta dallo splendido suono dello xilofono, dove Matt sembra liberarsi della gabbia malinconica per spiccare il volo verso il sole. Altro piccolo capolavoro è “Garden Of Love”, che pone di nuovo il piano al centro del sound, sprigionando finalmente tutto il pathos, grazie anche alla splendida voce di Paul Buchanan dei Blue Nile, che sottolinea il crescendo con toni epici ma essenziali. E non meravigli il fatto che la conclusiva “Broken Bones” sembri proprio un brano dei Blue Nile…

In definitiva, un disco che, pur non spiccando per originalità, mostra un autore in crescita, capace di superare la staticità degli esordi, in cui ottime canzoni si alternavano a episodi a volte noiosi.

(18/09/2007)

  • Tracklist
  1. Cinderella
  2. Pressure Suit
  3. Something To Believe In  
  4. Glimmer   
  5. Vapour Trail  
  6. Rolls So Deep    
  7. The Lake8. Black Hole  
  8. Outside  
  9. Garden Of Love
  10. Broken Bones
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