Architecture In Helsinki

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2007 (V2) | avant-pop

E’ la solita festa avant-pop, il nuovo disco – il terzo per l’esattezza – del collettivo australiano. Solare, carico di strutture in continua evoluzione, anche divertito nel fare del caos una religione non troppo presa sul serio. Insomma, sono loro, ancora loro, ma forse non così convinti di esserci, qui e ora, come lo furono in quel gioiello di zibaldone pop che risponde al nome di “In Case We Die”.

Fatto sta, comunque, che difficilmente ci si annoi al cospetto di brani come la sbarazzina “Red Turned White”, “Hold Music” (qualcosa a metà tra B-52’s e Talking Heads, in un trip scoppiettante di fiati, isteria vocale e party a go-go) o le strambe combinazioni tra synth-pop e sghembe ritmiche di “Feather In A Baseball Cap”.
Qua e là, sopravvivono momenti di coralità estatica, di perdizione benedetta dal respiro universalistico del pop come abbandono e delirio dei sensi. Ma il senso complessivo dell’opera risiede, innanzitutto, in una volontà tutta nuova di darsi una mossa (“Debbie”), di smuovere le acque (magari prima immergendovisi con fare psichedelico, come accade nella navigazione subacquea di “Underwater”), di guardare al futuro, anche se uno sguardo al più recente passato è pur sempre sinonimo di forza. Accade, allora, che “Like It Or Not” blocchi questo processo di slittamento e resetti il tutto, mentre ci si incammina, felici e anche un po’ inebetiti dall’eccentrico, verso un’altra delle loro coloratissime parate.

Lunatici, come sempre, irriverenti (e fanno bene!), groovy, ma con discrezione: la discrezione di chi non ha fretta di gridare al mondo quanto tutto possa, da un momento all’altro, assumere i connotati della festa infinita - basterebbe solo volerlo, per Dio! (“Lazy (Lazy)”. Teste pensanti, insomma, capaci anche di crogiolarsi dentro supernove space-rock, come buchi neri improvvisi che vorrebbero (!) rimettere le cose a posto (“Nothing’s Wrong”).
Pensate, poi, che per la conclusiva “The Same Old Innocence” qualcuno ha scritto che aggiorna gli Human League all’era dell’electroclash. E ci può anche stare. Come ci può stare che, nonostante mi diverta molto, questo disco difficilmente mi resterà dentro. E anche questo può sembrare irriverente, lo so. 

(11/09/2007)

  • Tracklist

1. Red Turned White
2. Heart It Races
3. Hold Music
4. Feather In A Baseball Cap
5. Underwater
6. Like It Or Not
7. Debbie
8. Lazy (Lazy)
9. Nothing's Wrong
10. The Same Old Innocence

 

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