Ariel Pink

Ariel Pink's Haunted Graffiti 3-4: Scared Famous

2007 (Human Ear) | weird-folk

Ariel Marcus Rosenberg, in arte Ariel Pink, è, da qualche anno, il nome nuovo dell'estremismo indie. Ispirato fatalmente da uno degli outsider per eccellenza, Robert Stevie Moore, e attratto da ogni forma di innovazione musicale, Mr. Pink ha registrato in casa, a cavallo fra fine Novanta e inizio Duemila, una serie di nastri rigonfi di scorie musicali di ogni sorta, sotto il nome di "Haunted Graffiti".
Scoperti dalla famiglia Animal Collective, sono venuti alle stampe alcuni di questi capitoli, raccolti in quattro album (cap. II "The Doldrums", cap. V "House Arrest", cap. VIII "Worn Copy" più il cap. VI "Lover Boy", non edito da Paw Tracks ma da Ballbearings Pinatas). Stavolta è il turno di una selezione dei cap. III e IV, "Scared Famous" e "FF", condensati qui in diciassetti brani.

Che poi, insomma, brani si fa per dire. Il modus operandi di Ariel Pink è semplice: registrare, in lo-fi, tutto quello che gli frulla per la testa, citando e controcitando tutto, ma tutto lo scibile musicale. Non importa la decade: i 60, i 70, gli 80, i 90; e non importa il genere: che sia folk, dark, pop, dance o rock. Impiegare chitarre, tastiere, rumori, e voci su voci (anche per il tessuto ritmico), una addosso l'altra, con tecnica nulla o quasi. Uno zibaldone musicale che rifugge ogni fantasma di fruibilità o scorrevolezza, salvo che per una cosa: lo spiccato gusto melodico che sgorga da ogni anfratto dei pezzi, scelte strumentali comprese.
Canzoni per modo di dire, già, come la deliziosa "Politely Declined", dal passo e dall'impronta wave, con un'impennata di tastiere a sventrarla, alterandone l'andatura. La linearità della magica danza di "Baby Comes Around", è invece fiaccata da saliscendi e intrusioni vocali e da riverberi rumorosi sullo sfondo. Il disco è un susseguirsi svariati colpi di genio, alternati a qualche freakeria minore. Mi limito a citare le appartenenti alla prima fascia: "Are You Gonna Look After My Boys?", con il suo battito disco; la title track, una rock ballad dai sapori glam; "The Kitchen Club", con i suoi binari tardo wave; "In a Tomb All Your Own", puro post-punk; "Jesus Christ Came to Me in a Dream", lunga declamazione folk-soul.

Memore del primo Beck, eppure con una fantasia ancor più obliqua e a briglia sciolta, il giovane losangelino dà un'ulteriore prova di talento, in quest'ennesima raccolta di sguardi a prospettiva distorta. Certo non è un disco per tutti, più sorprendente che fruibile, e si aspetta, ancora, il grande salto verso un formato più semplice, e proprio per questo più propenso a riportare risultati migliori; ciò non toglie che quel che si ha fra le mani sia già un lavoro bello e compiuto.

(18/06/2007)

  • Tracklist
  1. Gopacapulco
  2. Howling at the Moon
  3. Are You Gonna Look After My Boys?
  4. Beefbud
  5. Baby Comes Around
  6. Talking All the Time
  7. Politely Declined
  8. Scared Famous
  9. Why Can't I Be Me?
  10. Girl in a Tree
  11. The Kitchen Club
  12. Passing the Petal 2 You
  13. Inmates of Heartache
  14. In a Tomb All You Own
  15. Jesus Christ Came to Me in a Dream
  16. The List (My Favorite Song)
  17. An Appeal from Heaven
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