Babyshambles

Shotter’s Nation

2007 (Parlophone/ Emi) | pop-rock

Babyshambles atto secondo. Dopo l’inconsistente e confuso “Down In Albion” la band londinese capeggiata dal controverso Peter Doherty ci riprova. Ed è un ritorno all’insegna della novità. Già il discreto “The Blinding Ep” dello scorso anno aveva mostrato un gruppo più maturo, alla ricerca di un’identità  precisa e di un sound pulito e compatto, tutti limiti che il precedente “Down In Albion” aveva più volte mostrato. Con “Shotter’s Nation”, Doherty e compagni proseguono in questa direzione.
Il passaggio a una major, la scelta di affidare la produzione a un santone del brit-pop come Stephen Street (già con Smiths e Blur) al posto di Mick Jones, il chitarrista dei Clash al lavoro con Doherty fin dai tempi dei Libertines, hanno influito sulla realizzazione del disco. La band appare trasformata, il caotico e confuso suono presente nell’album precedente è rimpiazzato da chitarre graffianti più pulite ed efficaci che mai.

Si parte con l’incisiva “Carry On Up The Morning”, il pezzo più Libertines dell’album. Si prosegue con l’azzeccato singolo “Delivery”, dalle grandi potenzialità radiofoniche. “You Talk” promette bene, ma si perde negli umori vocali di Doherty, al contrario di “Unbilotitled”, classica pop-song che cresce nel finale. La parte centrale del disco propone canzoni più variegate; “Side Of The Road” è un ritorno alle origini punk, la rockeggiante “Crumb Begging Baghead” presenta influenze doorsiane, mentre “Unstookie Titled” è orecchiabile ma di poca sostanza. “French Dog Blues” è una variazione sul tema dei soliti canoni brit-pop.

C’è del blues nell’incalzante “There She Goes”, che ci indirizza verso un finale dell’album in crescendo: “Baddie’s Boogie” è garage-rock di buona fattura, “Deft Left Hand” ha un ritornello che non ti esce più dalla testa. “Lost Art Of Murder”, impreziosita dalla chitarra di Bert Jansch, chiude in bellezza, dimostrando che Doherty ha anche qualche capacità compositiva (si parla da tempo di una sua carriera parallela solista). 

In definitiva, il cambiamento può essere considerato positivo. L’album sfoggia alcune melodie accattivanti e la cura di Stephen Street sembra aver lasciato il segno: oltre a fare assumere un atteggiamento professionale alla band, ha dato un’identità di suono ai Babyshambles, che ora non sono più Doherty-dipendenti. Certo, è inutile dire che di idee innovative in questo album non ce ne sono e che non si va oltre una diligente applicazione dei soliti schemi collaudati. Ma tra i milioni di gruppi della generazione-Strokes che hanno invaso il nuovo millennio riprendendo (più o meno evidentemente) le ritmiche degli anni 60 e 70, i Babyshambles mostrano se non altro qualche potenzialità in più.
“Shotter’s Nation” è semplicemente un album con alcune discrete canzoni, ben confezionate. Tutto sommato, può già bastare.

(18/10/2007)

  • Tracklist
1. Carry On Up The Morning
2. Delivery
3. You Talk
4. UnBiloTitled
5. Side Of The Road
6. Crumb Begging Baghead
7. Unstookie Titled
8. French Dog Blues
9. There She Goes
10. Baddie’s Boogie
11. Deft Left Hand
12. Lost Art Of Murder
Peter Doherty su OndaRock
Recensioni

PETER DOHERTY

Hamburg Demonstrations

(2016 - Bmg)
Il secondo disco dell'ex-frontman dei Libertines tra incertezze, poesia e un pizzico di serietà ..

LIBERTINES

Anthems For Doomed Youth

(2015 - Virgin Emi)
L'inatteso ritorno dei "likely lads" alle prese con l'età adulta

BABYSHAMBLES

Sequel To The Prequel

(2013 - Parlophone)
La sorpresa della nuova vita dei Babyshambles di Peter Doherty

PETER DOHERTY

Grace/ Wastelands

(2009 - Emi)
L’esordio a proprio nome del tormentato leader di Libertines e Babyshambles

BABYSHAMBLES

Down In Albion

(2005 - Rough Trade)

LIBERTINES

The Libertines

(2004 - Rough Trade)

Babyshambles on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.