OndaRock



1. Someone To Love
2. I'm Gonna Make You Mine
3. Let Yourself Go
4. Twilight Princess
5. Lilith
6. In Your Life
7. Chasing Rainbows
8. No More Darkness
9. Dark Twin
10. Renegade Soul
11. Madness Of Your Own Making




BABY WOODROSE

Chasing Rainbows
(Bad Afro Records) 2007
psychedelic rock

I Baby Woodrose di "Chasing Rainbows" hanno lo stesso sound sfavillante e inconfondibile di "Money For Soul", "Blows Your Mind", "Dropout!" e "Love Comes Down", ma il recente side-project Dragontears del leader Lorenzo Woodrose li ha marchiati a fuoco. La psichedelia liquida e ossessiva che lì strabordava dai limiti angusti della canzone tradizionale, in "Chasing Rainbows", è splendidamente imbrigliata e organizzata in 11 brani intrisi di misticismo e chiaroscuri crepuscolari, nei quali l’aggressività hard è sacrificata a favore di una vena acida più riflessiva, a volte onirica nella sua lentezza accentuata: insomma i 13th Floor Elevators e il Roky Erickson mistico-acidi di "We Sell Soul", piuttosto che quelli disperati di "You’re Gonna Miss Me!".

Che i Baby Woodrose siano cambiati appare chiaro anche dalla ricerca palese di valori di vita più positivi e introspettivi che traspare già dai titoli dei brani: la ricerca dell’amore di "Someone To Love" e "I’m Gonna Make You Mine", la ricerca della luce interiore di "No More Darkness", la liberazione psichica e sensuale di "Let Yourself Go" e "In Your Life", ma anche l’anelito alla bellezza cosmica di "Chasing Rainbows", l’estasi lisergica di "Twilight Princess", "Madness Of Your Own Making" e delle oscure "Dark Twin" e "Renegade Soul", i due brani più complessi e "drogati" dell'album, dove i tre Baby Woodrose riescono a scavare con mesmerica intensità gli anfratti più angusti del nostro inconscio.
Ecco, il fascino incomparabile di "Chasing Rainbows" è la coesistenza perfetta tra i suddetti episodi "profondi" e brani smaccatamente poppish, come "Someone To Love", "I’m Gonna Make You Mine", "Let Yourself Go", "Lilith" e "No More Darkness", sottolineati da ricorrenti riff all’80% tastieristici di Lorenzo, a volte maestosi, altre mistici.

La prevalenza dell’organo negli arrangiamenti non impedisce fugaci ed energiche sortite chitarristiche, come quella aggressiva tutta wah-wah di "Let Yourself Go". Affascinante la fusione chitarre elettriche/acustiche-keyboards messa in atto; geniali le numerosi intuizioni strumentali: la steel guitar delicata che permea interamente la fascinosa "Lilith"; sitar in grande evidenza, tambura e glockenspiel nell’orientaleggiante "In Your Life", dalla fascinosa lunga coda strumentale.

La morbida e omogenea successione di brani tutti mid-tempo pare rivelare l’intenzione di una concept-opera di planante psichedelia nella prima parte, più incisiva a partire dalla vitale "Chasing Rainbows", sempre più introspettiva, dark e acida giù giù attraverso "Dark Twin", "Renegade Soul" sino alla conclusiva "Madness Of Your Own Making", tre episodi impagabili, tre preghiere sospese tra inferno e paradiso. Lorenzo le interpreta con intensità quasi religiosa, dilatando sorprendentemente il suo mood vocale soprattutto in "Dark Twin".
"Renegade Soul" è ricca di un flauto fatato e si dipana sulla tenebrosa seziona ritmica di Fuzz Daddy (drums) e Moody Guru (bass), tra antiche tentazioni pinkfloydiane e abbacinanti rifrazioni 13th Floor Elevators.

"Madness Of Your Own Making" conclude con ispiratissima pacatezza atmosferica e conturbanti riflessioni esistenziali un’opera pressoché perfetta, che lascia presagire ulteriori mature sorprese artistiche per il futuro della band danese e della psichedelia scandinava.

(15/10/2007)