Battles

Mirrored

2007 (Warp) | math-prog

Il modo in cui si sono formati i Battles è raccontato un po’ ovunque, quindi qui saremo brevi.
Ian T. Williams, forse il chitarrista rock più originale della seconda metà degli anni 90, dopo le esperienze Don Caballero e Storm & Stress (due realtà di primo piano nella storia di post-rock e derivati), esce dal suo silenzio cominciando a scrivere e registrare qualche sua nuova composizione sotto lo pseudonimo Battles. Gli si affianca poi Tyondai Braxton, figlio di cotanto padre e interessante solista. Poco dopo si aggiunge un batterista come John Stanier (Helmet e Tomahawk) a garantire solidità ritmica e impeccabile finitura strumentale. Con l’arrivo di David Konopka (Lynx) il cerchio si chiude.

I Battles divengono quindi un gruppo, in cui torna in primo piano il rigore esecutivo dei Don Caballero. Le cavillose evoluzioni strumentali della vecchia band lasciano però il posto a un rock anch’esso strumentale ma dall’andamento spesso sostenuto, leggero e invero talvolta un po’ freddino, eppure abbastanza originale da far pensare a un pop-rock mutante e "agitato", concepito alla luce del post-rock (e qui sta l’abissale distanza dal revival new/nu wave del dopo-2000). Della resa live del gruppo si dicono da subito grandi cose, mentre un disco convincente è atteso al varco dopo i tre Ep poi ristampati da Warp nella raccolta "EP C/B EP".
Il compito della consacrazione è dunque affidato a "Mirrored", ma i quattro confondono le carte. Stando a quanto raccontano, gli Ep erano maggiormente frutto del lavoro di Williams, mentre l’album è un’opera pensata e sviluppata su un rapporto paritario fra i membri della band, e infatti la musica cambia sensibilmente.

Il manifesto positivo del nuovo corso è il singolo "Atlas", un colpo di genio costruito su una marcia che di fatto ha la cadenza di una tarantella. E poi, camuffata dal vocoder che le dona un effetto-chipmunk, la voce di Tyondai intona una filastrocca demente che si sublima in un ritornello fra Bangles e Stereolab rivestiti di aghi. Paradossale, ai confini della caricatura, ma perfetta.
La nuova formula privilegia un interplay serratissimo, che mette in risalto abilità strumentale e una disciplinata creatività. Disciplinata creatività… Non c’è verso, quando si parla di Ian Williams si finisce sempre su Robert Fripp.
Per ottenere il suono di "Mirrored", dunque, si sacrifica un po’ di elettronica, ma quella che resta assume un ruolo fondamentale, sia il vocoder che spesso viene impiegato, siano gli onnipresenti loop. A volte vengono utilizzati come semplice reiterazione, altre volte esposti nel loro stato più grezzo, nel superamento dell’inganno e dell’artificio attraverso il suo svelarsi, come accade con quei loop tagliati con l’accetta che chiudono "Atlas" (ancora lei).

Al di là dell’impeccabile allestimento, la musica dei Battles è anche, e forse soprattutto, originale e inclassificabile visto che in parecchie canzoni è un colto divertimento a farla da padrone sotto forma di mostri prog-wave-dance che raggrumano con perizia chirurgica le depistanti abilità di quattro menti chiuse nel proprio mondo, ma perfettamente coordinate tra loro.
E quando la voce distorta di Braxton si ritaglia spazi maggiori (è questa la novità più evidente rispetto agli Ep) prendono forma, oltre ad "Atlas", anche "Ddiamondd", autentica festa di ritmi meccanici cangianti, e i singulti alieni della notevole "Leyendecker".

Il gioco funziona meno, invece, in tracce come le lunghe "Tonto" e "Rainbow", che si baloccano per minuti interi con arzigogolate e complesse tessiture strumentali, intrecci accurati e precisissimi di tamburi, piatti, corde e tasti, sfocianti ora in danzerecce progressioni in levare (la prima), ora in mutevoli esperimenti tra il prog riletto in ottica post-rock, dinoccolati rilasci ritmici e inattese parti vocali. E il sospetto di un eccesso di intellettualismo e tecnica fini a se stessi non svanisce ascoltando la parentesi cyber-tribaloide di "Bad Trails".

In conclusione, probabilmente questo è un disco imperfetto, ma terribilmente vitale, più interessante che incondizionatamente bello, il cui merito principale è che potrà far discutere e riflettere un bel po’. Noi abbiamo deciso da che parte schierarci, adesso sta a voi.

(28/05/2007)

  • Tracklist
  1. Race:In
  2. Atlas
  3. Ddiamondd
  4. Tonto
  5. Leyendecker
  6. Rainbow
  7. Bad Trails
  8. Prismism
  9. Snare Hangar
  10. TIJ
  11. Race:Out
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