Black Dice

Load Blown

2007 (Paw Tracks) | techno-noise

Tappezzeria techno-industrial in colorama. E’ sostanzialmente questo il materiale di cui si compone il nuovo, atteso, album dei newyorkesi Black Dice, un gruppo che ha sempre suonato musica ostinatamente di confine e che, in virtù di non si sa bene quale miracolo (probabilmente la sola frequentazione degli ambienti giusti, che a Lexington, per dire, non cambiano nulla e nella Grande Mela la differenza la fanno eccome) sono riusciti a essere un nome “caldo” e di successo con invidiabile costanza da un buon lustro. Anche a questo giro la band porta avanti con orgoglio (o forse con malcelata difficoltà) una testarda incomunicabilità di fondo, un mutismo contenutistico che, tanto per cominciare, fa sì che il loro disco più groovy-oriented non esca sulla trendy Dfa, bensì sulla più piccola Paw Tracks, etichetta gestita dagli amici Animal Collective.

Dunque, ballabilità, scansioni ritmiche abbozzate, implosioni techno-house sempre contenute (guai a suonare come dei Chemical Brothers fuori tempo massimo!) e sanguinolenti squarci industrial (vedi il finale della cadenzata "Roll Up" o la seguente "Gore" che vive direttamente di rigide quadrature in drum-machine, ma anche la faticosa digestione power-noise di "Bananas" e le sirene dell’iniziale "Kokomo").

Quello dei Black Dice è un suono che mira ad essere imprendibile, a suggerire di rimando e a non farsi inquadrare, chiudendosi in se stesso ("Drool") col rischio di gongolare cieco nella confusione (vedi il secondo full-lenght “Creature Comforts”) o la fortuna di irretire per la propria storta (e a ben guardare sostanzialmente mancata) compiutezza, come accadde due anni fa col “Broken Ear Record”, in cerca di un’atarassia mai doma. Questa volta l’imperativo ritmico si protende verso la facile comprensione, ma non riesce a liberarsi della scintillante ottusità degli strappi sonici e delle sgarbate pennellature di campioni presi da fonti ormai alterate e irriconoscibili (vedi le mitragliate rolandiane che crivellano i brandelli di quello che un tempo doveva essere uno sguaiato lamento folk in "Scavenger").

Insomma, il gruppo vuole stare sempre un passo avanti e la vera sfida è continuare a farlo, in maniera anche altezzosa e disonesta, dalla posizione consolidata che ormai ha acquisito. Il rischio della beffa sta, dunque, sempre in agguato, ma di questo ci interessa il giusto e, anzi, a dirla tutta, il disco è troppo debitore di un’unica formula (per quanto originale) e a corto di picchi per valere quanto il suo predecessore, ma il fatto che questa musica, che si crogiola nella decadenza e nella conscia incapacità di replicare un “Beaches And Canyons”, continui a porre domande è sempre un segnale di perfida salute.

(20/10/2007)

  • Tracklist
  1. Kokomo
  2. Roll Up
  3. Gore
  4. Bottom Feeder
  5. Scavenger
  6. Drool
  7. Toka Toka
  8. Cowboy Soundcheck
  9. Bananas
  10. Manoman
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