Blonde Redhead

23

2007 (4 AD) | alt-pop-rock

E alla fine i Blonde Redhead si sposarono con il pop. Dopo un lungo corteggiarsi fatto di piccole deviazioni, angoli smussati poco a poco e la crescente consapevolezza del proprio suono, la band celebra con questo nuovo lavoro un matrimonio fortemente voluto. Il precedente “Misery Is A Butterfly” aveva avuto l’ingrato compito di succedere al loro capolavoro (“Melody Of Certain Damaged Lemons”) e di introdurre il nuovo mondo dei tre. Passare da Touch and Go a 4AD non è solo questione di suono, è proprio questione di stile, e quello dei Blonde Redhead è cambiato. Stop. Girarci tanto attorno non serve, basta ascoltare e guardare.

Quale versione della band italo-nippo-americana sia migliore è questione di gusti. Per dovere di cronaca bisogna sottolineare il fatto che i gemelli Pace e Kazu Makino ora vivono una stagione altra rispetto al loro più rumoroso e, diciamolo, inebriante passato.
Queste scelte sembrano il frutto di un percorso per nulla casuale, figlio di una sempre più lucida visione delle proprie potenzialità in sede di scrittura e di arrangiamento, oltre che di produzione; è infatti tutta loro quella di “23”.

Per leggere nella maniera migliore tra le righe di questo nuovo disco, allora, bisogna rivolgersi al suo predecessore, ovvero al primo passo che ci ha portato sino a qui. Le prime impressioni, al tempo dell’uscita, non erano state buone. Anzi. Era state quasi pessime, almeno per il sottoscritto. Una volta dicevi Blonde Redhead e pensavi a una delle band più importanti dell’indie-rock dai primi 90 ad oggi… Pensavi al suono abrasivo dei Sonic Youth impreziosito da forme pop mascherate. Una volta ascoltato “Misery Is A Butterfly” quello che restava era l’assenza.
Ma dopo diverso tempo e dopo ascolti quasi obbligati dalla memoria dei bei tempi andati, le canzoni cominciavano a insinuarsi subdolamente sottopelle.
Un mistero vero e proprio. Non poter fare a meno di una cosa che pur non attrae nella maniera solita. Almeno non subito.
Erano cambiate le carte in tavola: dopo anni di dischi che ti prendevano a schiaffi pur concedendo qualche carezza, ecco una raccolta di canzoni quasi altezzose, immerse in un suono tutto diverso dal solito, grosso e ingombrante, senza artigli ma provviste di un’arma differente, ovvero un’ambiguità fascinosa e sorniona.

Ora c’è “23” e l’evoluzione è compiuta. La farfalla ha preso confidenza con l’esterno, con il suo nuovo habitat.
La title track, posta in apertura, sembra davvero rubata a un disco dei My Bloody Valentine. I riverberi che inondano tutto, la voce a mischiarsi con tutto il resto, la sognante malinconia a cui Kazu si abbandona.
La costanza del drumming di Amedeo Pace ci porta sino a quella che è la canzone più legata al glorioso passato, senza il fragore delle chitarre, ora arpeggiate ora quiete, vale a dire "Dr. Strangeluv". La voce di Kazu si confonde tra i riverberi e i tappeti di synth ma guida la canzone alla fine divinamente. Lo chiamavano shoegaze. Come lo possiamo chiamare ora? Semplicemente pop.

“The Dress” è cadenzata e arresa come alcune composizioni del precedente “Misery Is A Butterfly”, “Sw” porta in grembo quello che potremmo definire il passaggio più inspiegabile di questo album, ovvero una parte classicheggiante e barocca, sinceramente inascoltabile.
“23” può vantare una partenza incoraggiante, ma perde terreno sulla lunga distanza, vuoi perché latitano le grandi canzoni, vuoi perché si percepisce una sorta di indecisione, forse dovuto proprio al songwriting a volte debole.

C’è persino dell’elettronica facile facile tra i solchi di questo "23", ci sono atmosfere sognanti ed eteree che possono stordire (nel senso buono del termine) o annoiare, dipende dai gusti.
Dopo un inizio spumeggiante e una parte centrale piena di momenti fuori fuoco, un finale niente male: “Top Ranking” è il pop che vogliamo sentire dai Blonde Redhead, tra sintetizzatori, batterie ora elettroniche ora umane e voci che arrivano da ogni parte, e “My Impure Hair”, ballata per chitarra acustica e archi che potrebbe portare alla mente i migliori Mazzy Star.

Alla fine, “23” non è un brutto disco. E’ semplicemente il classico disco di passaggio. Prendere o lasciare.

(19/04/2007)

  • Tracklist
  1. 23
  2. Dr. Strangeluv
  3. The Dress
  4. SW
  5. Spring And By Summer Fall
  6. Silently
  7. Publisher
  8. Heroine
  9. Top Ranking
  10. My Impure Hair
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