“Radio Motel”, disco d’esordio dei Borde-Aux, giunge dopo cinque anni di attività del gruppo guidato da Angelo Dibello e ci mostra una band che si destreggia bene con un rock (in) italiano, condito da sfumature dark e wave; il disco è però irrimediabilmente segnato da una caratteristica che non può fare a meno di essere notata. La voce e il modo di cantare del leader, infatti, sono terribilmente simili a quelli di Manuel Agnelli e la cosa, unita al fatto che le strutture delle canzoni sono anch’esse conformi a certe cose degli Afterhours, fa sì che l’album possa risultare spesso una specie di copia del gruppo milanese. Ascoltando i ritornelli di “Televisione” o de “Il grande freddo”, ma anche in tante altre occasioni, è inevitabile avvertire questa sensazione che potrebbe minare in modo sbagliato il giudizio finale.
Perché se si dimentica questo aspetto, si possono apprezzare le doti del gruppo che riesce a passare con disinvoltura da ballate languide (“Gennaio non mi vuole più bene”) a momenti più elettrificati, come “Vertigine”, tutta chitarra e batteria con un cantato che sembra inciampare per poi riprendersi in una cavalcata decisa e sinuosa.
Il centro i Borde-Aux lo colpiscono quando si distaccano dallo schema stra-usato “ballata rock morbida con ritornello potente” per dedicarsi a composizioni più originali; “6 (sei)” è una dolce ipnosi fatta di pochi accordi di chitarra, loop e intrecci vocali a cappella, mentre “Io non torno” è prima guidata dalle note liquide di un piano per poi spiazzare con un pre-finale abrasivo.
Particolare menzione per la conclusiva “Radio Punk Motel”, l’episodio decisamente più intrigante dell’album, che vive di un battito cardiaco fatto di elettronico pulsare, mentre la voce si sdoppia con un canto tenue in lontananza e un parlato-sussurrato a raccontare in primo piano.
Il resto dell’album si fa pure apprezzare, ma le canzoni appaiono un po’ troppo indifferenziate tra loro e l'esito finale ne risente. La band, comunque, ha qualità, “Radio Motel” è un disco fatto di tessiture sensuali e oscure, che sfociano in un bel rock-dark-wave all’italiana, sostenuto da testi intelligenti e poetici. A penalizzarlo, però, è il pesante senso di già sentito che, purtroppo e inevitabilmente, lo pervade in molti passaggi.
24/09/2007