Carter Tutti

Feral Vapours Of The Silver Ether

2007 (Conspiracy International) | ambient, elettronica

Una storia d’aria e acqua, episodicamente attraversata dal ribollire di un fuoco sotterraneo e da polvere terrestre. Una forma di dinamismo rallentato, quasi zen nella sua ricerca di preziosa armonia. Un magnetismo sottile, eppur pregnante, come spirale invisibile.
"Feral Vapours Of The Silver Ether", secondo album della coppia Carter Tutti, uscito per la personale Conspiracy International, è opera di metamorfosi ascendente, che, dell’esperienza Throbbing Gristle, pare conservare il gusto per un trans-umanesimo ora celeste, e, del lungo esperimento Chris and Cosey, un’affinità ormai scevra da tensioni electro, pervenendo a un approccio di raffinata contemplazione.

Il ciclo vitale, per i più triste, graduale mortificazione del corpo e dello spirito, può, invece, essere inteso come fondamentale tensione alla ricerca, alla sperimentazione, all’affinarsi di un’arte che nata brutale, ma esercitata dalla costante volontà di comprendere il suo stesso potenziale, compie opera di progressiva consapevolezza, mutando pelle in maniera del tutto naturale, forte di un’identità capace di proteggere da ogni accusa di incoerenza. Non c’è stupore, ma incanto già nell’intro di impalpabile evanescenza, che, sulle prime note, ci riporta a un ghiaccio à-la Sigur Rós, attimo incalzato dalla sottile ambiguità della tromba di Tutti a riprendere la trama onirica & jazzy di "Part Two: The Endless Not" ("So Slow The Knife"), gioco che prosegue in "Lowlands" (lo sguardo di Cosey a contemplare la figura di Nico che si perde nel tramonto di una spiaggia deserta) e "Torn Window", deliziata dal pianoforte che, disciolta l’algida sfera, ne mostra un’anima fragile come foglia ibernata, protetta dalla corruzione delle stagioni.

Un’estasi densa di esoterismo bianco avvolge il folk apocalittico di "Woven Clouds" (ancora lo spettro della Paffgen in trasparenza), staccandosi dal suolo attraverso i mirabili archi, che svelano indecifrabili arcani arricchiti di una grazia à-la This Mortal Coil in "Breathless Endings".
E gli strati più profondi del globo terracqueo sembrano nascondere la presenza di viventi dalle movenze così fluide e silenziose da sfuggire all’umana visione ("Acid Tongue"), rendendone vana ogni possibilità, e concedendo, invece, il puro piacere di un’alterazione percettiva, tanto intensa da lasciarsene completamente rapire, seppur nelle tenebre ("Feral Vapours").

L’omaggio al principio torna nei vapori dei fuochi fatui profusi dal sintetizzare ("It Was") e nel rumore da civiltà ballardiana i cui effetti sembrano riecheggiare i passi di un unico superstite ("Black Dust").
E’ la "music to play in the dark" preferita di Carter Tutti, ovvero il negativo di Chris & Cosey, il lato oscuro della Luna, dove gli ABBA possono solo smettere di ballare per inchinarsi a neri monoliti alieni, che gorgheggiano drones e pulsazioni digitali, ambient glaciale e minacciosamente lovecraftiana.

(09/04/2008)

  • Tracklist
  1. So Slow the Knife
  2. Lowlands
  3. Torn Window
  4. Woven Clouds
  5. It Was
  6. Breathless Endings
  7. Forest Floor
  8. Acid Tongue
  9. The Sun Shone That Day
  10. Black Dust
  11. Feral Vapours
  12. Uncertain Beauty (Exclusive iTunes track)


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