Rhys Chatham

A Crimson Grail

2007 (Table Of Elements) | minimalismo, avanguardia

Quattrocento chitarre elettriche che intonano un inno alla musica eterna. Quattrocento chitarre elettriche sulla scalinata del Sacro Cuore di Parigi, la notte del primo ottobre 2005. Una maratona sonora di 12 ore da cui sono stati tratti i 56 minuti e rotti di questo "A Crimson Grail", nuovo vagito del gigante Rhys Chatham, padre di Glenn Branca e nonno dei Sonic Youth.

Vengono i brividi a pensarci: 2400 corde che vibrano all'unisono, per un unico, gigantesco flusso di suono, una massa celestiale di note sovrapposte, copulanti, urlanti un rito collettivo la cui insostenibile potenza sfonda il muro della trascendenza, liberando un varco verso l'alto, in un rapimento gravitazionale che lascia ammutoliti, ipnotizzati o docilmente rassegnati. Una musica che, nell'inondare lo spazio, rende chiaro e necessario il suo luogo d'origine: un punto lontano dove anche il silenzio vibra e risuona.

Ecco, allora, che il primo movimento lascia che l'essenza astratta dell'elettrica esca e rientri a più riprese da se stessa, tra picchi e cascate di accordi, per un sinfonismo dell'offerta, una liturgia del dono di sé. Innegabile l'influenza del luogo sulla genesi della musica. Innegabile ancora di più quando, a mo' di coro, le chitarre vanno a sfociare in un drone angelico dalle proporzioni solenni, la città lontana e addormentata dentro lo sfarzo contenuto delle luci fluorescenti. Pura ascesi, serena levitazione. Appena percettibili, i cimbali di Jonathan Kane sostentano la litania vagamente dissonante che nel secondo movimento, in un decentramento unidirezionale, evolve in un’altra dissolvenza luminescente.

Il rumore della folla (diecimila persone circa) accoglie, poi, il sopraggiungere del terzo movimento, la cui potenza sommersa spazializza l’incanto, insieme stupefatto e timoroso, che la musica induce ma senza farci violenza. Proviene da un luogo in cui è già da sempre e per sempre, questa musica. E’ immobile, ma intimamente scalfita dalla tensione al divenire: impercettibile ma ineludibile. Così, dinanzi al colossale stormo di note sospese, restiamo come accecati da qualcosa, senza conoscerne il senso ed il perché. Forse, chissà, è un divino, indolente flusso di coscienza la cui prodigiosa bellezza risiede tutta nel suo ipnotico candore.

***

L'avanguardia dei "non avanguardisti"

di Nicola Mazzocca

Quando si ascolta un disco come l'ultimo di Rhys Chatham si rimane rapiti da molte cose. Dalla musica in sè innanzitutto, che è davvero stupenda, beata come baciata dalla grazia, una specie di paradiso, poi dall'imponenza dell'operazione, cazzo quattrocento chitarre tutte insieme, dallo spiazzante divario fra ciò che ci si aspetta (casino) e ciò che invece le chitarre producono, dall'immagine della cornice nella quale il tutto ha avuto luogo. Però se, come me, vi siete andati a cercare il video dell'esibizione perchè, come me, non potevate fare a meno di averlo, mi piacerebbe darvi un'ulteriore chiave di lettura di questo disco che a mio parere ne innalza di parecchio il valore concettuale.

Il nuovo disco di Rhys Chatham è suonato da quattrocento persone, con quattrocento chitarre e uno mentre lo ascolta nemmeno ci pensa però a vederle le facce di quelli che suonano le chitarre la prima domanda che balza alla mente è: ma quante, di queste quattrocento persone, aveva avuto prima e/o avrà a che fare in futuro con la musica d'avanguardia? Quante di queste quattrocento persone aveva una preparazione accademica? E quante di queste persone hanno vissuto quest'evento come una manifestazione d'avanguardia piuttosto che come la partecipazione ad una cosa unica e bellissima che ha dato un risultato straordinario? E come si spiega che migliaia di persone se lo sono visto il concerto, e non solo non si sono rotte il cazzo ma gli è proprio piaciuto?

Chatham con questo disco fa comprendere a chi non si è mai voluto interessare o a chi non se n'è mai potuto interessare per scarsa informazione il valore più alto della musica d'avanguardia, quello di essere una pura musica di sensazione, che forse ha bisogno di essere scritta da accademici quando viene scritta a tavolino ma può nascere spontaneamente da chiunque, in qualunque modo, indifferentemente dalla preparazione tecnica di chi la fa, e soprattutto può essere percepita, riconosciuta come propria e persino amata da moltissima più gente del previsto, di sicuro anche per l'evento in sè, ma è un'infinità di persone in più proprio che si lasciano rapire da una cosa che musicalmente, sulla carta, non avrebbero mai immaginato gli potesse piacere.

"A Crimson Grail" è l'avanguardia che viene suonata da una miriade di gente che non sa nemmeno cosa sia l'avanguardia ma la sa suonare benissimo, e piace a un sacco di gente che non sa nemmeno cosa sia l'avanguardia ma la riesce ad apprezzare benissimo, e certe facce dei suonatori, maschi, femmine, di tutte le età, facce intelligenti e facce di cazzo lasciano trasparire proprio una goduria nel suonare quello che stanno suonando, e per tutti questi fattori quello che ne esce è musicalmente esaltante e concettualmente giusto, sano e portatore di un messaggio meraviglioso.

Tutto questo per dire: e se lo scarso gradimento delle masse nei confronti della musica d'avanguardia fosse una mera questione di scarsa partecipazione?

(11/03/2007)

  • Tracklist

1. A Crimson Grail (Part One)
2. A Crimson Grail (Part Two )
3. A Crimson Grail (Part Three)

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