Church

El Momento Siguiente

2007 (Liberation Blue) | psych-rock, pop-rock

Da quando si autoproducono, i Church sfornano album in continuazione. Fra dischi ufficiali, session varie e rivisitazioni semi-acustiche, non si contano più i lavori della band australiana.
Dopo l’ultimo, riuscito, "Uninvited Like The Clouds" e sulla scia di "El Momento Descuidado", è la volta di "El Momento Siguiente".
Viene voglia di chiedersi cosa possa ancora dare un gruppo ormai di nicchia, fuori tempo, fuori dalle mode, fuori un po’ da tutti gli schemi e che rappresenta davvero un capitolo a parte della storia della musica…
La risposta si potrebbe trovare proprio in quest’ultima fatica discografica, specchio di quello che i Church sono oggi: una band onesta, ma smaliziata e con una classe cristallina assolutamente sopra la media.

Mettere mano a hit intoccabili come "Reptile" o "North, South, East & West" del glorioso "Starfish", smembrarne pezzo per pezzo l’impalcatura per cercarne l’anima è operazione assai difficile e spesso con risultati difficilmente prevedibili.
E se inizialmente l’impatto con queste nuove versioni in chiave acustica (che prescinde dalle acrobazie chitarristiche del duo Koppes/Willson-Piper, anche se da tempo il gruppo ha ormai intrapreso una svolta più "ambient") può essere traumatico, pian piano le si metabolizzano e poi le si amano.

In "Reptile" il celeberrimo riff di chitarra è sostituito da un piano boogie-woogie suonato da Peter Koppes ed è possibile gustarsi il canto di Kilbey come del buon vino all’interno di un calice prezioso, con tanto di inediti e rari falsetti finali.
C’è molto mestiere nel loro sound e accanto all’epicità di sempre si respira un’atmosfera morbida e levigata.

Brani come "It’s No Reason" o "Electric Lash" risplendono qui di nuova luce soprattutto grazie a una interpretazione più intima e matura, decurtati di alcuni inutili orpelli.
E se in "After Everything" o "Two Places At Once" con gli archi in evidenza, cambia poco rispetto alle versioni originali, il continuo evolversi di questo gruppo è tutto in "Pure Chance", brano pubblicato solo pochi mesi fa e già riarrangiato.
E’ la vera perla del disco, in cui Steve Kilbey duetta con Inga Liljestrom e qui c’è tutta l’essenza dei Church col suo incidere decadente e malinconico risvegliato qua e là da magistrali modulazioni.

E se su "Grind" la grazia della canzone garantisce già a priori un risultato comunque sopra le righe, un altro colpo di genio è l’arrangiamento in stile flamenco di "Appalatia" che riemerge dal pasticciato "Forget Yourself" come una canzone di ampio respiro e dai contorni molto meglio delineati.
Qualche esagerazione in "Tantalized", che con sitar e atmosfera orientaleggiante, sembra davvero irriconoscibile e perde certamente di incisività rispetto alla versione originale.

I brani nuovi sono tre, la deliziosa "Song In The Afternoon", la strumentale "Comeuppance" a mo’ di titoli di coda e l’allucinata "Bordello"…
E già, perché per non farsi mancare proprio nulla, i Church spesso amano inserire un pezzo di rottura che nel caso specifico è proprio quest’ultimo, dove ritmo e testo allucinato evidenziano anche un Kilbey inedito, scanzonato e delirante…
E’ presente anche una cover dei Triffids, "Wide Open Road" che apre l’album e funge da apripista per le varie gemme in esso contenuto…

In conclusione, un lavoro ben confezionato (tranne la ormai ripetitiva copertina disegnata da Kilbey, preferibile come autore e cantante, sinceramente): i Church magari non sconvolgeranno più la musica dei nostri tempi, ma delizieranno ancora chi rifugge da mode e tendenze varie e cerca semplicemente della buona musica…

(04/03/2007)

  • Tracklist

1. Wide open road
2. It’s no reason
3. Reptile
4. Tantalized
5.Electric lash
6. After everything
7. Song in the afternoon
8. Two places at once
9. Appalatia
10. Bordello
11. Pure chance
12. Grind
13. North, South, East & West
14. Comeuppance

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