Club 8

The Boy Who Couldn't Stop Dreaming

2007 (Labrador) | alt-pop

Dal sesto album di una band pop di solito il massimo che ci si possa aspettare è una nuova raccolta di canzoni gradevoli, ma è molto difficile che, con il passare degli anni e con il procedere della carriera, l’ennesimo lavoro di un gruppo (indie)pop possa regalare qualcosa che si avvicini ai fasti degli esordi (sempre che questi fasti ci siano mai stati).

Dopo dodici anni di carriera, giunti alla sesta prova sulla lunga distanza, e a ben quattro anni dalla precedente uscita, i Club 8 di Karolina Komstedt e Johan Angergård, invece, smentendo ogni previsione e regola, ci regalano con il nuovo “The Boy Who Couldn’t Stop Dreaming” il loro lavoro più convincente e, insieme, una raccolta di canzoni che rimarrà per lungo tempo nella mente e nel cuore di chi avrà la fortuna di ascoltarle. Un ritorno eccezionale.
Il lungo iato tra i due ultimi album della band, dovuto agli impegni di Johan Angergård, mente creativa del duo, con Acid House Kings e The Legend, è giunto finalmente a termine con un’offerta musicale che conferma e anzi rafforza i Club 8 come una delle band di maggiore personalità e tra le più emozionanti della scena indie-pop scandinava.

“The Boy Who Couldn’t Stop Dreaming” è, a tutti gli effetti, il risultato della naturale evoluzione del suono della band, ma, al contempo, è un passo avanti, un’ulteriore spinta verso l’assoluto connubio tra la perfezione formale e la compiutezza emotiva.
È musica pop al proprio massimo, nella quale si bilanciano, alla perfezione, solarità e malinconia, gioia e nostalgia. La produzione, poi, è pressoché priva di difetti: il cantato dolce e delicato non è mai stato più elegante e limpido e gli strumenti mai sono stati registrati in maniera così pulita e netta.

Dodici canzoni, con una loro intrinseca e profonda coerenza e compattezza che permetteranno al fortunato ascoltatore di ricordare, con eguale struggimento ed esaltazione, i giorni di sole e quelli di pioggia, le emozioni più belle e i dolori più profondi.
Laddove i testi hanno a che fare con relazioni che non funzionano, paura della morte, domande senza risposta rivolte verso Dio, abuso di droghe e la desolazione e tristezza dei paesaggi nordici, la musica rimane sempre piuttosto rilassata e spaziosa, senza ridondanti cupezze o insulse melensaggini.

Dal punto di vista strettamente sonoro l’album si discosta leggermente dalle caratteristiche e dagli stilemi musicali propri dei precedenti lavori che avevano visto la band accostata a nomi quali i Saint Etienne, Stereolab o, addirittura Air.
Allontanato il “rischio” di una possibile “deriva dancey”, nella musica attuale dei Club 8 possono, in realtà, distinguersi due filoni: da un lato i brani più acustici ed eterei, dove le chitarre acustiche sono in rilievo e le ritmiche si fanno piuttosto rilassate, dall’altro i brani più sbarazzini e ritmati.
Nel primo gruppo rientrano canzoni come l’iniziale “Jesus, Walk With Me”, per sola voce e chitarra acustica, la struggente “Hopes and Dreams”, l’orchestrale ma mai pomposa “Leave The North”, o la straordinaria e malinconica “Everything Goes”, dove la voce di Karolina Komstedt è stesa mollemente su un tappeto sonoro di elegante e discreta elettronica.
Tra quelli, invece, più solari giganteggia il download single “Whatever You Want”, uno dei pezzi pop più infettivi e coinvolgenti dell’anno, quasi “tropicaleggiante”, con il suo basso “saltellante” l’handclapping compulsivo e la splendida voce della bionda cantante in primissimo piano, oppure “Heaven”, con un ritornello e un accompagnamento del basso che molto si avvicinano ai Cure più pop (quelli di “Friday I’m In Love”, per intenderci) e, non a caso, scelto anch’esso come singolo.

A chiusura di un programma che non lascia distrarre l’ascoltatore neanche per un attimo, senza una sola caduta di tono, senza un brano che possa considerarsi un riempitivo, giunge la summa dei due stili: la title track dove il pop più etereo e cristallino si affianca e si amalgama con il ritmo e la melodia più solare. Un brano che suona così caldo, dolce e accogliente da impedire all’ascoltatore, una volta concluso l’album, di passare subito ad altro, e lo costringe a fermarsi per un attimo, quasi ad assaporare quel gusto dolce e balsamico che grazie alla musica dei Club 8, permea tutti i suoi sensi.

L’ascolto dell’album, in definitiva, è quasi una panacea dal rumore, dalla fretta, dalla volgarità che ci circonda e ci fa dire, senza paura, che “The Boy Who Couldn’t Stop Dreaming” è davvero un album speciale e diverso, che riesce a racchiudere, nel breve spazio di dodici canzoni e poco più di mezz’ora, una vastissima gamma di sentimenti ed emozioni.
Del resto cosa ci si poteva aspettare da due “ragazzi” che non possono smettere di sognare?

(28/12/2007)

  • Tracklist
  1. Jesus, Walk with Me
  2. Whatever You Want
  3. Football Kids
  4. Hopes and Dreams
  5. Everything Goes
  6. Heaven
  7. When I Come Around
  8. Leave the North
  9. In the Morning
  10. Sometimes
  11. Where Birds Don't Fly
  12. The Boy Who Couldn't Stop Dreaming
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