Deca

Aracnis Radiarum

2007 (Videoradio) | elettronica, ambient/industrial

Nonostante la marginalità in cui si svolge la sua attività artistica, Deca (al secolo Federico De Caroli) è uno dei maggiori musicisti italiani viventi, grazie a una carriera ormai quasi trentennale che lo ha visto produrre opere basilari per la scena elettronica italiana, come l’ultimo, acclamato “Simbionte” (2002). Oggi, dopo ben due anni di lavorazione, è la volta di questo “Aracnis Radiarum”, ispirato al suo romanzo di fantascienza “L’abisso terminale”, di cui si propone come vera e propria colonna sonora. Lo sviluppo dei dodici brani, infatti, mostra chiaramente la volontà di ricreare, per suoni, un plot narrativo, mediante cui ottenere la stimolazione dell’immaginazione e l’evocazione “di orizzonti alieni, di antiche razze di aracnidi evolutissimi” – secondo quanto scrive lo stesso Deca.

Più musicale e descrittivo del suo predecessore, “Aracnis Radiarum” si riallaccia idealmente a dischi come “Phantom” (1998) e i due volumi di “Sodoma” (1994-96), di cui vengono portati a compimento molte intuizioni. Si susseguono, dunque, momenti ambientali, in bilico tra rarefazione ed atonalità, ritmiche incalzanti, armonie non convenzionali e stratificazioni di rumori che conferiscono alle dinamiche musicali un senso di incertezza e di perigliosa avventurosità, come è subito evidente nell’ ouverture di “Pandinus Imperator”, in cui i rumorismi artificiali convivono con dilatazioni inquiete. Nella celebrazione di queste razze arcane, brani come “Dead Technologies”, “Time Transmitter o “Alpha Theridion” assumono i contorni di rituali, ora solenni ora più subdoli, attraversati da un mistero seducente.

Se “Dead Technologies” elabora un sinfonismo meccanico, “Time Transmitter” è costruito intorno ad una scintillante dinamica androide, innervata a pattern ritmico-melodici. Dal canto suo, invece, “Alpha Theridion” ha un approccio più obliquo e un incedere più meditabondo. Ma il carattere descrittivo ed austero dell’opera è esaltato soprattutto da brani più rarefatti ed onirici, come la sinistra incursione kosmische di “Entroid”, i rintocchi abissali di “Autoclone Euscorpius” (in un clima pre-apocalittico), il volo trans-astrale di “Araneid Activity”, sedotto da una liturgia negativa, e la panoramica funerea di “Extoid”.

La nitidezza del suono è spaventosa nel suo continuo tramutarsi in paesaggi immaginari. Nemmeno le manipolazioni vocali che spezzano la progressione di “Alpha Theridion” sembrano capaci di intaccarne la magniloquenza titanica. Nemmeno “DNA Labirynther”, che ci trascina, poco alla volta, in un gorgo spazio-temporale. Ma questa nitidezza di cui si diceva, ha un valore aggiunto nell’uso manipolatorio dei suoni naturali (come, ad esempio, quello dell'acqua nel finale di “Terminal Aquaracnis”), capaci, anche se quasi del tutto irriconoscibili, di manifestare del suono tutto il valore concreto ed umano, nonostante le sue traiettorie subconscie.

In definitiva, un disco dal fascino indiscutibile, anche se, forse, meno “intenso” del suo predecessore.

(01/01/2007)

  • Tracklist
  1. Pandinus Imperator
  2. Entroid
  3. Dead Technologies
  4. Autoclone Euscorpius
  5. Time Transmitter
  6. Araneid Activity
  7. Alpha Theridion
  8. DNA Labyrinther
  9. ‘Racnis Radiarum
  10. Terminal Aquaracnis
  11. Extoid
  12. Pandinus Imperator (glorificato)
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