Enon

Grass Geyser…Carbon Clouds

2007 (Touch & Go) | indie-punk-pop

“Niente prigionieri!”, avranno pensato John Schmersal (chitarra, tastiere, voce), Toko Yasuda (basso, voce) e Matt Schulz (batteria), quando hanno iniziato a buttar giù i pezzi del loro quarto album in studio, che giunge a ben quattro anni di distanza dal precedente “Hocus Pocus”, senza tener conto della raccolta di singoli e inediti “Lost Marbles And Exploded Evidence”, risalente al 2005.
Del resto, dopo il discontinuo “Hocus Pocus”, in bilico tra il futuribile noise-pop screziato di elettronica cheap, che aveva fatto la fortuna di “High Society”, e un claudicante rock abbarbicato agli anni 90, era quasi d’obbligo imprimere una sterzata decisa al suono degli Enon.

Geneticamente predisposto alla mutazione – questi otto anni ne sono la riprova – il gruppo esce dall’impasse premendo sull’acceleratore e trattenendo il respiro. Il risultato è un disco compatto, poco elettronico e molto suonato che, pur rischiando di essere ripetitivo in alcuni frangenti, non indispone, forte della sua brevità – dura poco più di mezz’ora – e di una sensibilità pop sempre viva, catalizzata dall’attitudine bubblegum di Toko Yasuda. A tal proposito, dovrebbe essere chiaro ormai, che riesumare il cadavere dei Brainiac ad ogni nuova uscita firmata Enon, per farne lo scheletro nell’armadio di John Schmersal, abbia ben poco senso, in virtù di un approccio del tutto estraneo alla demenza schizofrenica che scuoteva la band di Tim Taylor.

La scelta di aumentare l’interazione tra le due voci, sinora quasi sempre relegate in brani distinti, si rivela particolarmente azzeccata, aggiungendo dinamica alla scrittura (si ascoltino “Mr. Ratatatatat”, il call & response di “Sabina”, il portamento wave di “Paperweights”) e distogliendo l’attenzione dal cantato di John, non sempre all’altezza della situazione. Il suo chitarrismo, invece, che già in “Hocus Pocus” approfondiva una vena hard-rock mai nascosta, trova compimento nell’assolo distorto dell’iniziale “Mirror On You”, passando per i riffoni sferraglianti di “Colette”, il fraseggio da capogiro e gli irresistibili stop & go di “Peace of Mind”, il cui testo, tra ironia e fantascienza, suggerisce una lobotomia parziale come rimedio all’attuale sovraccarico di informazioni. Non è da meno “Pigeneration”, una marcetta sulla vacuità della cultura di facile consumo, cadenzata dalla batteria di Matt Schulz, che esplode in un memorabile ritornello pop di Toko Yasuda, brava nel donare levità anche alle canzoni più pestate, senza scivolare in mielismi finto-naif o – peggio – in urticanti versi felini.

Il drammatico saliscendi di “Labyrinth”, dal palpito Blonde Redhead, e i toni lugubri à-la Bauhaus della conclusiva “Ashish” rilasciano l’acceleratore, mostrando come l’ebbrezza della velocità possa far perdere, a volte, il gusto per i dettagli. In fondo, è una questione di scelte.

(11/10/2007)

  • Tracklist
  1. Mirror On You
  2. Colette
  3. Dr. Freeze
  4. Sabina
  5. Peace Of Mind
  6. Law Of Johnny Dolittle
  7. Those Who Don’t Blink
  8. Pigeneration
  9. Mr. Ratatatatat
  10. Paperweights
  11. Labyrinth
  12. Ashish
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