OndaRock



  1. Intro
  2. Distant Star
  3. Flight 583
  4. Once Upon a Time
  5. Beyond Repair
  6. Sirius B
  7. Untitled
  8. They Are Among Us - Part 1
  9. The Zero Hour
  10. Joyride
  11. The American Empire
  12. Before I Die
  13. Intermission
  14. Age of the Sun
  15. They Are Among Us - Part 2
  16. Winter Song
  17. A World of Masks
  18. Sounds of the East
  19. Somewhere Out There
  20. Second Chance (K2’s Prayer)
  21. Return Journey
  22. Sirius A
  23. Falling to Earth
  24. Outro



HELIOCENTRICS

Out There
(Now Again/ Stones Throw/ Goodfellas) 2007
psych-soul-jazz
Troppa grazia in un colpo solo? In un’epoca nella quale si costruiscono dischi interi basati su un paio di idee stiracchiate, si staglia finalmente all’orizzonte un’opera che trabocca di idee scintillanti, spunti imprendibili, fantastiche illuminazioni.
C’è davvero di tutto dentro “Out There”: c’è il funky, di quello che più nero non si può, c’è jazz, folle psichedelia, cosmic rock, c’è kraut, avanguardia, persino schizzi di no-wave, c’è hip-hop, trip-hop, blaxploitation, c’è Motown Style, disco, afrobeat, etno, e il tutto si incontra e si disperde in mille preziosi rivoli.
Volendogli assegnare la palma di miglior disco in qualche categoria musicale, non sapremmo proprio dove catalogarlo, anche se la più prossima potrebbe essere il jazz, ma un jazz ultra-modernista, multietnico e ribaltatore di qualsiasi canone classico e purista.
“Out There” è come se si fossero casualmente incontrati in sala di registrazione il genio di Frank Zappa, il Miles Davis più sperimentatore, i Massive Attack, Sun Ra, i Weather Report più cosmici e imprendibili, George Clinton e un gruppo di strumentisti maghrebini cotti sotto il sole del Sahara.

Il basso pulsa da morire, la batteria del leader Malcolm Catto (già dietro i tamburi con DJ Shadow) frulla che è un piacere ed è rigorosamente acustica, il sax e gli altri fiati sono di una simpatia e un vigore fuori dall’ordinario, le chitarre che qua e là si scorgono speziano ulteriormente un suono arricchito sovente anche da aromi nordafricani, mediorientali e indiani.
Il viaggio parte come un volo di linea (il “Flight 583” annunciato dall’assistente di volo), ma si trasmuta lentamente in un trip cosmico, dove la voglia di fare ritorno sulla Terra non si fa minimamente sentire.

Al contrario di quasi tutti i lavori di questo tipo, che dopo poco iniziano a stancare e a divenire disomogenei, “Out There” scorre meravigliosamente intrappolando l’ascoltatore in un nirvana estatico. Ben 24 tracce, alcune delle quali sono brevi intermezzi, basate sul ritmo, attraverso un approccio marcatamente seventies che sfocia in una riuscita sintesi di funk, jazz, hip-hop e psichedelia.
Il discorso si sviluppa come una mega jam session che si colora ora di sfumature da big band (“Sirius B”), ora di cromatismi siderali, ora di etnicismi autentici edassolutamente non da cartolina (“Before I Die”, “A World Of Masks”), ora di divagazioni filmiche (“The American Empire”) e di groove irresistibili (“Age Of The Sun”,”They Are Among Us”, “Second Journey”).
Pregasi ascoltare “Joyride”, una cavalcata che partendo da presupposti fondamentalmente kraut si apre verso territori caucasici, esotici e indiani: senza parole.
Ci si spinge anche a coverizzare un mostro sacro come Nico, rielaborando “Winter Song” come se spuntasse dal cilindro di Tricky dopo una nottata di abusi etilici e non solo.

“Out There” potrebbe sembrare il frutto di una band consumata, invece il progetto Heliocentrics è appena all’esordio, un esordio fulminante capace di frullare in un solo disco tante di quelle idee da poterne realizzare tre o quattro in maniera compiuta.
Cronologicamente parlando, è l’ultimo capolavoro del 2007, forse l’unico.

(11/01/2007)