Jackie-O Motherfucker

Valley Of Fire

2007 (Textile) | psichedelia

"Valley of Fire" è il decimo disco in studio per i Jackie-O Motherfucker e il secondo, dopo "Change", a uscire per la francese Textile Records. Quattro tracce per una durata che supera di poco la mezz’ora, "Valley of fire" è stato registrato in luoghi e situazioni assai diverse tra loro (Virginia, Leeds, Portland e Londra) e prodotto da Adam Forkner, membro di Yume Bitsu, White Rainbow e già al lavoro con alcuni gruppi della K Records.
Questa volta al fianco di Tom Greenwood, ormai a tutti gli effetti titolare unico del marchio JOMF, una schiera di collaboratori di nuova e vecchia data, per una formazione che solo in parte ricalca quella che nel 2005 registrò lo splendido "Flags of The Sacred Harps" (per dirne una, manca Honey Owens, autrice di un interessante primo lavoro a nome Valet, uscito a inizio anno su Kranky).

Il primo pezzo, "Sing Your Own Song", è una composizione originale di Uriah J. Fields, romanziere, poeta e, stando a quanto riportato sul sito dell’etichetta, "local street preacher", che nelle mani dei nostri diventa una breve suite di psichedelia cosmica e dilatata, screziata qua e là da qualche accenno di elettronica su cui si inserisce il cantato acuto e declamatorio di Eva Salens degli Inca Ore.
"Valley of Fire" è invece folk intimista accarezzato da lievi droni che accompagnano un Tom Greenwood mai così incisivo nelle parti vocali, dove si scopre dotato di un registro caldo e baritonale sulla scia dell’ultimo Smog.
Così avviene anche nella successiva "The Tree", cover dei Beach Boys di "Surf’s Up", bozzetto acustico per sola chitarra e voce che porta l’originale nei territori della canzone tradizionale americana.
Forse mai come in questo dittico il gruppo è stato toccante e immediato nel metabolizzare decenni di storia musicale mostrandosi al contempo capace di riproporli in modo del tutto intimo e personale.

Poi la conclusiva "We Are/Channel Zero", composizione di venti minuti che nella versione in vinile occupa per intero la seconda facciata, il brano che più di tutti si riallaccia al passato del gruppo e che allo stesso tempo rende bene l’idea di ciò che il gruppo è (ma soprattutto è stato) nella dimensione live, come tra l’altro già documentato dal recente doppio dal vivo "America Mystica", uscito appena lo scorso anno per Very Friendly. Quindi psichedelia sixties e seventies, reiterazioni, chitarre che alternano strimpellii minimalisti ad aperture liquide, batteria free, ancora voci riverberate a rincorrersi ed elettronica povera che nel finale pare cadere a brandelli.

Nel complesso quindi ci si trova tra le mani un disco che se da una parte mette bene in luce quello che sono oggi i Jackie-O Motherfucker, dall’altra in qualche modo separa le due anime del gruppo – e, a questo punto, soprattutto di Tom Greenwood – quella più sperimentale e free-form, già indagata negli esordi e in dischi come "Wow" o "The Magic Fire Music", e quella tesa verso il folk inteso nella sua dimensione più pura, anche se non priva di tensioni avant, espressa dal precedente "Flags Of The Sacred Harp".
Ed è forse proprio per questa dicotomia che "Valley Of Fire" può difficilmente essere visto come il successore di quel disco, configurandosi piuttosto come un’opera di mezzo, disco di passaggio in cui si ridefiniscono vecchie idee e contemporaneamente se ne mettono a fuoco altre.

Un’uscita che se per tutte queste ragioni, non ultima il minutaggio – il gruppo ci ha abituato a lavori ben più estesi – può essere considerata minore, non lascia il minimo dubbio, anzi sancisce una volta per tutte la qualità altissima di un gruppo che si conferma come la più viva realtà della musica psichedelica d’oggi.

(13/12/2007)

  • Tracklist
  1. Sing Your Own Song
  2. Valley Of Fire
  3. The Tree
  4. We Are/Channel Zero
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