Jeffrey Lewis

12 Crass Songs

2007 (Rough Trade) | alt-folk, anti-folk

C’è sempre stato un legame tra due generi musicali diversi come il folk e il punk: la protesta politica, cantare la rabbia, la ribellione e il disagio, specie quello delle nuove generazioni; Jeffrey Lewis, cantautore di quella scena anti-folk che si propone di unire lo spirito delle due musiche, poco più che trentenne, ma con già alle spalle numerosi progetti e collaborazioni, decide con il suo quarto album di celebrare questo trait d’union prendendo e rielaborando alla sua maniera dodici canzoni del gruppo inglese dei Crass.
Nati nell’Essex in pieno periodo punk, i Crass furono uno dei gruppi più impegnati, anarchici, anti-razzisti, contro la guerra e il consumismo, ambientalisti e mille altre cose, attivi su molteplici fronti di lotta sociale e su più livelli multimediali, in dieci anni di carriera produssero cinque album e la raccolta “Best Before 1984”, ottimo punto di partenza per neofiti che volessero avvicinarsi alla band.

L’omaggio di Lewis magari non riesce a esprimere appieno la poliedricità che avevano alcuni episodi della discografia dei Crass, ma si dimostra musicalmente tutt’altro che banale, come provato dal free-form di “Walls (Fun Is The Oven)”, dall’hippie-folk-stravaganza di “Systematic Death” con i suoi bongos e le chitarre maltrattate, dai fischi tribali e tristi di “The GasMan Cometh” o dalla deriva rock di “Big A Little A”.
“12 Crass Songs” è però anche un tributo a quello che il gruppo ha cercato di comunicare nella sua carriera, e allora il cantautore si prodiga nel folk a volte come il Dylan degli esordi (“Securicor”), spingendo sul suo flusso verbale quasi talkin’ stile Beck (“End Result”), inneggiando allo spirito di gruppo con cori sboccati (“I Ain’t Thick, It’s Just a Trick”) o semplicemente con voce, chitarra e piano per dar più forza alle parole, come nella splendida versione di “Punk Is Dead”.

Il musicista newyorkese riesce nel progetto di creare un disco di cover facendolo sembrare proprio a tutti gli effetti e nello stesso tempo a rendere tributo al lavoro di una grande band, forse (e purtroppo) poco conosciuta ai più, rendendone forte il messaggio dei testi seppur con un diverso impatto sonoro.
Il disco è piacevole in sé, ma è anche (e soprattutto) uno spunto da cui partire per conoscere i Crass, gruppo che si muoveva nel punk ma con una consapevolezza, un’intelligenza e uno sguardo critico che andava oltre, come testimoniano bene alcune parole di “Punk Is Dead”: “CBS promote the Clash/ But it ain't for revolution, it's just for cash/ Punk became a fashion just like hippy used to be/ And it ain't got a thing to do with you or me/ Movements are systems and systems kill/Movements are expressions of the public will/ Punk became a movement cos we all felt lost/ But the leaders sold out and now we all pay the cost/ punk is dead, punk is dead/ It's just another cheap product for the consumers head”.

(22/12/2007)

  • Tracklist
  1. End Result
  2. I Ain't Thick It's Just A Trick
  3. Systematic Death
  4. Gasman Cometh
  5. Banned From The Roxy
  6. Where Next Columbus?
  7. Do They Owe Us A Living?
  8. Securicor
  9. Demoncrats
  10. Big A Little A
  11. Punk Is Dead
  12. Walls (Fun In The Oven)
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