Marilyn Manson

Eat Me, Drink Me

2007 (Interscope Records / Universal) | gothic-rock

Spaesato dalla diffusione su scala globale dell'estetizzazione e del manierismo visivo della musica contemporanea, confuso sul come inserire ancora una volta la propria vena polemica e artistica in un contesto di grande portata concettuale, Warner, ormai in una lotta solitaria e con comprimari ai margini del turnismo, produce un lavoro innocuo non solo rispetto alla sua incendiaria trilogia ma anche rispetto ai suoi lavori minori e laterali, un album che vuole essere inattuale fingendo di essere integrato, ma puzza di vacuità e pensiero debole. "Eat Me, Drink Me" è pieno, ad arte, di atmosfere tristi o romantiche per le ragazzine che chattano su Messenger: roba da scaricare e poi rifare in cameretta con la fender nuova per mettersi su Youtube e farsi vedere dalle darkettine che sognano il ragazzo più grande, gotico e alla moda. È leggero, malinconico, disincantato, solo a tratti aggressivo. È furbo, perché è un album che fa i conti - nel modo peggiore - con l'invasione della fauna gotica di myspace, in grossa parte prole reietta quanto ansiosa di definirsi illegittima e non imparentata a Manson.
Manson combatte la popolarizzazione e l'abuso generalizzato della sua stessa immagine, del Manson-pensiero, con la furbizia che gli è tipica. E, se il mostro è troppo grosso da uccidere, va bene sposarlo e via, tutti in famiglia.

Il gruppo è ormai un progetto semi-solista con vari collaboratori: via John Five, il chitarrista dotato, preso letteralmente a calci in faccia in un live, dentro Skold agli assoli (pessimi), dentro il nuovo bass guitarist dritto dritto dai Prodigy (per ora solo live). Così, invece di progredire musicalmente, Manson pesca dal proprio passato o si adatta a quello che tira, aprendosi a soluzioni finora inusitate. "Eat Me, Drink Me" non è male, ma è banale. Alcune volte, come in "Are You The Rabbit", Manson innesta del nuovo sul recupero di melodie che riportano alle origini del gruppo, all'epoca in cui facevano cover di "Lucy in the Sky with Demons", accompagnando con intuizioni metriche quasi beatlesiane ma con allitterazioni a la babble babble bitch.

Più spesso che mai si registrano assoli sgangherati pseudo-metal-melodici che, insieme a un senso di banalità compositiva, infarcita da una produzione un po' rumorosa e artatamente lo-fi, dominano l'album col ricorso continuo a fraseggi melanconici e di una sconcertante mielosa retorica tipici di certo semi-white gothic rock e metal. In questo senso appare davvero eccessiva l'apertura alle atmosfere e i refrain da rock elettronico sofisticato e quasi-dark così facile da far girare sui manici delle chitarre da far sospettare che ci sia più jam session che non acuta scrittura, oltre a nutrire i sospetti di chi ricorda Manson parlare, tempo fa, di aver voluto in un primo tempo produrre un album "più breve". "Eat Me, Drink Me", insomma, puzza un po' di album di filler da buttare nel caos di internet in tempi di cd non venduti e di nuove forme economiche di vendita online mai arrivate, lest we forget di Manson.

"Eat Me, Drink Me", intendiamoci, non è tutto cattivo: quello che è andato sacrificato in termini estetici, concettuali e di originalità di songwriting è riscattato a volte, a seconda dei casi, dalla leggerezza o dall'energia di pezzi come "Heart Shaped Glasses", "Just A Car Crash away", "The Red Carpet Grave" e "You and Me and The Devil Makes Three", o anche "If I Was Your Vampire". La musica è ben scritta, scorre liscia, è disincantata, catchy e sognante, fatta su misura per le timbriche di Manson. Tutto questo solleva però un grosso dubbio: Warner è sincero e ha dimenticato tutti i motivi per cui la sua musica era così diversa? Oppure ci fa? La mancanza di una confezione unificante, che finora ha caratterizzato questo artista e che è confermata dalla natura caotica del materiale musicale, va davvero letta come un'assenza di piani chiari da parte di Manson? Come sostiene nel booklet, this is just a game?

Forse è solo un gioco, ma ogni gioco va giocato con la giusta tecnica e con una missione precisa, specialmente quando bisogna fare i conti con un enorme passato di estetica socialmente incendiaria. Bisognerebbe riflettere sulla sincerità dei lyrics di Manson, quando il Reverendo parla di un tappeto rosso di celebrità che torna all'infinito, in una passerella infinita di presunte novità, o quando mescola ammissioni sulla debolezza dell'ultimo progetto musicale a cenni di biografia sul suo rapporto con i suoi ex membri. Probabilmente il camaleonte si adatta a quello a cui una volta guardava dall'alto di una superiorità progettuale: e non solo lo stile musicale, qui banale e già sentito rispetto ai lavori precedenti che, per quanto perennemente incompresi, battevano territori sempre nuovi; ma anche le pettinature con la frangia di lato, l'aspetto più banalmente elegant gothic e l'artwork minimale e quasi home-made.

"Eat Me, Drink Me" è una sapiente confezione lo-fi mascherata da momento di debolezza biografica e melanconia compositiva, nella stessa epoca in cui Trent Reznor ha scoperto la kefiah da liceale contestatore a quarant'anni e rotti. Al pubblico molto giovane del pop-rock elettronico, del post-dark di certe band dalle chitarrine flebili negli accordi e vertiginose negli effetti e dell'emo pseudo-gothic Manson piacerà perché la sua nuova musica è più banalmente toccante, mentre l'eterogeneità del materiale assicura che ci sia un download per tutti.
Cambiato il pubblico, insomma, il lupo cambia pelo, adotta percorsi caotici per gettare più reti con il minimo sforzo. Una nuova generazione è così pronta per celebrarlo in forme a essa già familiari, ma chi segue il percorso di Warner da abbastanza tempo per capire le sue mosse e distinguere tra ricerca e adeguamento si trova al cospetto delle briciole della ben più ampia e inusitata carriera, dei detriti e delle rimanenze seguiti alla cannibalizzazione della sua carriera da parte del popolo dell'ex-messia. Eat me, drink me, appunto.

La tappa finale e voluta di un insieme di missione concettuale e di recupero dello star-system che si celebre e nega allo stesso tempo? Adesso l'artista apocalittico rientra nel suo zeitgeist che ha contribuito a plasmare, ma da totale integrato? Poco probabile che funzioni: troppa poca vera riflessione, troppo adagiarsi comodo. Manson è cresciuto come mostro underground ingoiando merda ("Portrait"), è diventato distruttore pop ("Antichrist"), icona svenduta della rivoluzione estetica ("Mechanical Animals" - "Holy Wood") e infine ribelle commerciale dalla causa svuotata ("This is the new shit" / "Perpetual ribellion with absolutely no cause").

Se il messia di "Holy Wood" è sepolto e non è mai più resuscitato per parlare della sua vendita in offerta, e se the new shit è già old, se infine non è possibile battere nuove strade e bisogna abbandonare il sentiero tracciato col proprio sangue mettendo i piedi a ritroso e confusamente su altre strade, cos'è "Eat Me, Drink Me"? L'unico residuo di onestà di Manson è quando parla di "circhi senza fondo per le ragazzine che ancora vanno a scuola", colmi di celebrità e ben pianificati, mentre tutti "noi ragazzini vestiamo come una mediocre profezia di morte", o ancora quando riferisce quanto sia facile combattere il sistema ma "difficile combatterne i sintomi". L'Anticristo è morto, la sua salma è confusa tra i tanti mediocri. Del resto il diavolo ha fatto credere di non esistere.

(14/06/2007)

  • Tracklist
  1. If I Was Your Vampire
  2. Putting Holes In Happiness
  3. The Red Carpet Grave
  4. They Said That Hell's Not Hot
  5. Just A Car Crash Away
  6. Heart-Shaped Glasses (When The Heart Guides The Hand)
  7. Evidence
  8. Are You The Rabbit?
  9. Mutilation Is The Most Sincere Form Of Flattery
  10. You And Me And The Devil Makes 3
  11. Eat Me, Drink Me
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