A volte è impossibile, anche volendo, non ripetersi e, a pochi mesi di distanza dalla recensione dei Blessed Child Opera, sentire questo disco e ascoltare nel contempo anche altro materiale soprattutto straniero, mi ha fatto tornare fresco alla mente il concetto che avevo espresso in occasione della stesura del pezzo su “Happy Ark”. Sì, perché tra promo da recensire e dischi che si ascoltano, capita di trovare gruppi e artisti che riscuotono grande successo nel nostro paese con dischi spesso non eccezionali, mentre realtà italiane un po’ snobbate dalla critica ma soprattutto dai media producono album magari di qualità superiore e che potrebbero avere lo stesso impatto a livello di pubblico se debitamente tenuti in considerazione.
Non starò qui a dire che “Some Minor Crimes” sia un capolavoro e nemmeno mi ergerò, bandiera in resta, a difensore oltranzista del prodotto musicale nostrano dall’invasione dei gruppi stranieri, ma mi chiedo cosa possa evitare che un disco come questo sfondi tanto come uscite di artisti dello stesso genere che provengono dall’America o dalla Gran Bretagna. Si prenda ad esempio l’iniziale “Gang Of Blondes”, punk’n’roll venato di ska, frizzante e divertente, un hit di quelli che s’imprimono in mente, provare per credere, o la seguente “Soap Opera”, un po’ più dimessa in certe fasi ma ugualmente ballerina e trascinante.
I Merci Miss Monroe, però, sono anche capaci di andare oltre al ritmo allegro, creando canzoni di spessore come la ballata in salsa britpop di “St. Valentine’s Day Massacre (Some Like It Hot)”, omaggio sentito a Marilyn (loro musa ispiratrice), “Zygotic”, punk-rock coinvolgente nel narrare la bizzarra e triste storia di due gemelli siamesi attaccati per la schiena, o “Girls In Krakow”, pop-rock di qualità nei suoi cambi di tempo e velocità.
Il tallone d’achille i MMM lo espongono maggiormente soprattutto quando il ritmo si fa più sommesso, a parte “The Night Of The Year”, con un uso dei tromboni funzionale alla trama, convincono meno le ballate con e-bow in evidenza di “Morning Star #1” o “Loser Afraid”, mentre pezzi dalla vena più dura come “Permanente For Awhile”, inno stravagante al sesso femminile (e non inteso come genere…), pur risultando un po’ banali, riescono comunque a tenere le briglie salde e rimanere in sella.
Il finale scricchiola: convincono poco il pop sussurrato di “Wow!” o “LL”, che rimanda un po’ ai Supergrass, mentre va leggermente meglio con “Polaroid” che riesce a infondere un senso di delicatezza; nel finale, poi, un mezzo colpo di coda con “At The Dawn Rendezvous”, piacevole intreccio che ha come unici interpreti due chitarre e due voci.
Nonostante qualche calo questa seconda prova del gruppo lombardo li conferma come ottimi interpreti di un pop-rock con attitudine punk di buona consistenza, una musica che non vuole essere o sembrare colta ma che riesce a divertire e intrigare quanto basta, cosa che non sempre è facile come si crede.
26/03/2007