"Adapt" è un mini-Lp o maxi-Ep, guardatelo come vi piace, in cui Milanese affida i gioielli di "Extended" ad amici terroristi del suono, probabilmente allegando una lettera in cui si raccomanda di fare della sana legna. Detto fatto. Hrdvision, Clark, Distance e un misterioso Venger si lanciano sul materiale dato loro in concessione.
Distance, dopo l'ottimo disco (sempre sulla benedetta Planet Mu), qui si occupa di uno degli episodi più interessanti di "Extended": Dead Man Walking, in collaborazione con i Virus Syndicate. Quel che era grime nella sua versione più aspra e visionaria qui rallenta, si divincola dalle asprezze per distillarsi in un dubstep paranoico, in cui le voci della crew di Manchester, pressoché invariate, si adagiano su bassi ragga con il pilota automatico.
Hrdvision, Clark e Venger fanno quello che gli indica il vangelo secondo il sub-woofer: distruggere e distruggere. Tanti saluti alla melodia, tanti saluti ritornelli, come dicevano i Minutemen parlando dell'hardcore non hai bisogno di un cazzo. C'è solo bisogno di far pedalare la drum-machine. Così succede che Sight Beyond Sight, Mr. Bad News e Billy Electron partano per la tangente e dell'originale non rimanga che un frullato break di bassi pastosi e ritmiche secche e taglienti. Volendo prenderla alla lontana, si potrebbe citare Aphex Twin per sentirsi un po' nobili, in verità qui ci si muove più su territori Renegade Hardware con il grindcore di Counterstrike, Evol Intent e Spor. Tanto sano, e poco sobrio, nichilismo.
C'è spazio anche per due inediti, o meglio, uno e mezzo. "So Malleable", presente su "1 Up", primo Ep del produttore britannico per Warp, si presenta in un cold-mix che ne cambia le coordinate. L'impressione è, per la prima parte, quella di sentire un Kode9 meno in fattanza e più crudele, quando si svolta la metà del brano, viene invece a galla la sapienza ritmica di Milanese, un ponte non più ideale ma concreto tra dubstep classico e breakbeat, che punta ad allontanarsi da quell'ombra di trip-hop 2.0 che a volte perseguita il suono londinese. Il vero inedito è "Double Face", e forse non era così necessario. Molto probabilmente Steve Milanese non è così portato ad avere a che fare con melodie più distese e tranquille di quelle che propone normalmente, perciò la voce virginale di Kate Kestrel risulta difficilmente accostabile alla sua spigolosità, risultando una sorta di Vikter Duplaix meno pappone.
E' la centrifuga di alcune canzoni clamorose presenti su un disco clamoroso come "Extended": di più non era lecito aspettarsi, di certo non è venuto fuori un prodotto pettinato e lucidato per entrare anche in ambienti estranei al grime. E' un adattamento, come suggerisce il titolo, e come tale fa il suo sporco lavoro.
(11/09/2007)


