Mum

Go Go Smear The Poison Ivy

2007 (FatCat) | folktronica

A tre anni dal deludente "Summer Make Good", i Múm si ripresentano dopo molti sconvolgimenti nella line-up: persa anche la seconda gemella Valtysdòttir, Kristìn, fuoriuscita dalla band e finita coinvolta negli orripilanti scherzetti sonori del marito Avey Tare (già membro dei discutibili Animal Collective), i nuovi Múm ruotano attorno al duo dei fondatori, Orvar Smarason e Gunnar Tynes, ora coadiuvati dai nuovi membri Hildur Gudnadòttir (voce), Olof Arnalds (archi e chitarra) e Samuli Kosminen (percussioni). Una formazione che garantisce un sound più corposo e live che mai.
A caccia di nuove ispirazioni, Orvar e Gunnar compongono quadretti nei quali la componente elettronica è sempre più defilata, ricorrono per la prima volta a una massiccia presenza di voci maschili, arrangiano i brani con coerenza, dinamismo e inventiva, fin troppa, mantenendo comunque sempre ben riconoscibile quell'impronta sonora volutamente sbilenca, infantile e naif che ha sempre distinto i Múm.

L'album è aperto dalla felice "Bressed Brambles", brano che nella struttura e nelle atmosfere cerca di risvegliare la magia del loro capolavoro "Finally We Are No One". Ci riesce solo in parte, ma rispetto all'album di tre anni fa già si tratta di un bel passo avanti. Strade più insidiose vengono esplorate da "A Little Bit Sometimes", episodio decisamente riuscito, a differenza dell'inconcludente carillon di vocine e rumorini di "These Eyes Are Berries" e dell'imbarazzante "They Made Frogs...", musichetta da videogame anni Ottanta con insopportabili inserti vocali e strumentali.

Per fortuna, altrove l'altalenante andamento dell'opera torna su livelli più che dignitosi, specialmente con l'elegante "Moon Pulls", breve, umbratile incursione in territori totalmente acustici, e con "Marmalade Fires", brano splendido, cullante e irreale come solo i Múm nei loro momenti migliori riescono a creare. "Guilty Rocks" è forse la creazione più bizzarra della loro carriera e lascia interdetti, irrita e trascina in ugual misura. In ogni caso, si può sempre tornare su terreni più familiari, come la deliziosa vignetta atmosferica che chiude il disco, "Winter", e la calorosa "Dancing Behind My Eyelids", forse il brano meno originale dell'opera, eppure forte della melodia più bella, di quelle che si stampano nella memoria sin dal primo ascolto.

In un album di ripartenza e rinascita, i Múm non sempre centrano il bersaglio, inciampano e scivolano non poche volte eppure trovano sempre la forza di rialzarsi e cercare sentieri nuovi. E se pure molti di questi sentieri terminano in vicoli ciechi, questo dischetto prova a dimostrare, con pacata risolutezza, che i Múm non vanno ancora dati per finiti. Certo, chi già li detestava non cambierà idea, anzi. E forse pure molti tra quelli che li amavano resteranno delusi. Inutile negare che i bei tempi sono ancora lontani, ma tra luci e ombre Gunnar e Orvar si guadagnano comunque una rinnovata credibilità.

(30/09/2007)

  • Tracklist
1. Bressed Brambles
2. A Little Bit, Sometimes
3. They Make Frogs 'til They Exploded
4. These Eyes Are Berries
5. Moon Pulls
6. Marmalade Fires
7. Rhubaridoo
8. Dancing Behind My Eyelids
9. Schoolsong Misfortune
10. I Was Her Horse
11. Guilty Rocks
12. Winter (What We Never Were After All)
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