The One AM Radio

This Too Will Pass

2007 (Dangerbird) | songwriter, alt-pop

The One AM Radio è dal 1999 il progetto musicale di Hrishikesh Hirway, songwriter e polistrumentista californiano dalle evidenti origini indiane che, con la collaborazione saltuaria di altri musicisti e quella più costante della sua compagna, la violinista Jane Yakowitz, ha dato luogo a una formula di moderno cantautorato “casalingo”, dai tratti morbidi e sognanti ma non alieno da fascinazioni tra loro molto diverse, spazianti da delicati retaggi folk a timidi approcci elettronici, passando per accenni cameristici e persino ambientali.

Per la realizzazione di questo suo terzo album, Hirway è tornato in India, a Mumbai, dove ha composto i tredici brani raccolti in “This Too Will Pass”, da poco realizzato per la piccola etichetta statunitense Dangerbird. Nell’album non si riscontra però alcuna traccia di un ritorno a una radice etnica o in qualche modo connotata da accenti esotici, ma, come sempre in passato, la musica di The One Am Radio si incentra ancora su pochi e semplici elementi, sufficienti a creare una fresca forma di cantautorato intimista, i cui contorni sfumati presentano le uniche costanti del morbido cantato di Hirway (a metà tra il fascino discreto di Neil Halstead e il calore del Mark Kozelek più riflessivo) e della ritmica sintetica, esile e ripetitiva, ma quasi mai capace di sporcare seriamente i tanti bozzetti sonori di chamber-pop ridotto all’osso presenti in “This Too Will Pass”.

Fin dall’inizio, Hirway presenta, in due brani di grande raffinatezza, quelle che potrebbero considerarsi le due anime della sua musica: da una parte, il sapore bucolico di “The Harvest”, costruita su gentili tocchi acustici, sui quali si innestano folate d’archi, mentre ritmiche appena accennate donano profondità al suono; dall’altra il nostalgico smarrimento metropolitano di “In The Time We've Got”, poetica pop-song connotata dal fluttuare, sul romanticismo del violino, di una melodia tanto semplice quanto accattivante.
Non sono però questi gli unici elementi di “This Too Will Pass”, come dimostrano le successive ballate elettroacustiche, nelle quali le basi ritmiche si fanno più impervie e frammentate, mentre la loro ripetitività sembra porsi in contrasto con il cantato trasognato e quasi indolente di Hirway, che continua a tessere dolci melodie che sfumano le moderate asprezze delle basi in abbracci orchestrali, come nel finale, impreziosito dai fiati, di “Lest I Forget”, o in movimenti al rallentatore, venati di soffice malinconia, come nello sghembo incedere di “Mercury” e nelle visioni dai contorni indefiniti di “Cast Away”.

Ma non tutti gli spigoli sono smussati in questo lavoro, pur in prevalenza lieve e incantato. Prova ne sono le dissonanze che introducono “Coming Back” e la solennità di “Fires”, che rappresenta la personale declinazione di quanto, per l’autore, vi possa essere di più prossimo al post-rock, con i suoi cori evocativi e le ritmiche questa volta non filtrate dall’elettronica. In entrambi i casi si tratta quasi solo di accenni, poiché le dissonanze del primo brano vengono dissolte dalla seraficità vocale di Hirway e da un florilegio di chitarra e violino ancora appena disturbato da frequenze irregolari, mentre nel secondo si riaffaccia ben presto una quiete armonica, che enfatizza il contrasto tra magniloquenza orchestrale e semplicità melodica. Sono tentativi non sempre del tutto compiuti, ma esemplificativi della versatilità di un autore che non manca, inoltre, di approcciare con misuratezza l’uso analogico dell’elettronica, rivolgendo la propria attenzione alla fragilità di piccoli suoni liquidi (“Our Fall Apart”, “A Brittle Filament”).

Eppure, al di là di questi aspetti di moderata sperimentazione, sono sempre le melodie ad assumere un ruolo centrale nell’espressione artistica di Hirway, il quale riesce a delinearle con grande naturalezza quasi solo attraverso la voce, riducendo a mero contorno strutture armoniche ovattate e mai sovrabbondanti, che proprio nella scarna dimensione elettroacustica si esprimono al meglio. È questo il caso delle ballate, delicatissime e trasognate, “You Can Still Run” e “Your Name” e soprattutto dei sei minuti di “Where I'm Headed”, autentico gioiello finale, che chiude l’album conciliando mirabilmente tutti i caratteri, compositivi ed emotivi, della musica di The On AM Radio; una musica incentrata sull’autenticità e sull’intima discrezione “da cameretta”, non aliena da qualche topos del genere, ma pure capace di dar luogo a un cantautorato sottilmente emozionante e per nulla banale, astrattamente collocabile a metà strada tra il romanticismo agrodolce dei Sodastream e il lirismo di un Patrick Wolf depurato di qualsiasi accento glam e ridotto a una dimensione minimale di limpida introversione.

(07/03/2007)

  • Tracklist
  1. The Harvest
  2. In The Time We've Got
  3. Lest I Forget
  4. Mercury
  5. Cast Away
  6. Our Fall Apart
  7. You Can Still Run
  8. Fires
  9. The Echoing Airports
  10. Coming Back
  11. Your Name
  12. A Brittle Filament
  13. Where I'm Headed
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