Pram

The Moving Frontier

2007 (Domino) | post-dream-rock

Dopo 17 anni di carriera e fiumi di parole spese sempre in positivo, "The Moving Frontier" è l’occasione giusta per consacrare una delle formazioni più creative dell’ultimo ventennio. I primi affascinanti album dei Pram rimettevano in gioco le intuizioni di Slits e Raincoats con un provocatorio sound adolescenziale - uso di piano giocattolo, glockenspiel, martelli di vetro - realizzando un tappeto ipnotico per la voce da baby doll di Rosie Cuckston, che trovò l’espressione più raffinata nel piccolo capolavoro "Sargasso Sea". La voce divenne sempre più centrale, spostando il sound verso un pop trasversale che raggiunse in "Museum Of Imaginary Animals" (2000) il suo vertice di perfezione e comunicatività. Una formula di successo che consentì al gruppo di inserirsi tra formazioni contemporanee come Stereolab e Laika.

Undicesima prova discografica dei Pram (incluso il mini "Gash" e il live "Perambulations"), "The Moving Frontier" continua il riavvicinamento al sound più sperimentale intrapreso con "Dark Island" del 2003, allontanandosi dal pur pregevole sound muzak-style di "Museum Of Imaginary Animals".
I Pram quasi chiudono il cerchio aperto con il loro esordio in formato full-lenght "The Stars Are So Big, The Earth is So Small... Stay As You Are" del lontano 1993, recuperando una creatività che forse allontanerà in parte il pubblico del periodo "pop", ma che vale probabilmente il disco più completo della loro carriera.

Il suono, ricco di dettagli, non tradisce la prerogativa low-fi, aggiungendo nuovo spessore. Si toccano vertici di grandezza ineguagliabili come in "Blind Tiger", caratterizzata da oblique strategie sonore di fiati e percussioni, tra musica da film e jazz d’avanguardia; la voce è meno presente ma libera tutte le suggestioni sonore possibili (le superbe "Marianna Deep" e "The Silk Road", in viaggio tra sonorità arabe, con ritmi e orchestrazioni di rara bellezza).

Anche gli episodi più prevedibili, come l’iniziale " The Empty Quarter" e "Moonminer", brillano per fascino e profondità, rimarcando le suggestioni sonore più classiche dei Pram. Il breve capolavoro "Iske" celebra il jazz europeo tra continui cambi di ritmo e suono, la voce torna protagonista in "Salt & Sand" e nell’intrigante "The City Surveyor", dove tra sampler e citazioni avantgarde si ottiene un raro climax. Romanticismo senza fiori per "Salva", che si avvale di un’interpretazione vocale superbamente distaccata ma sensuale; "Sundew" e "Hums Around Us", invece, giocano col lato più elettronico e giocoso.
Due eccellenti bozzetti avantgarde - "Metaluna" e "Beluga" - completano il disco: gli strumenti si rincorrono con malizia e astuzia, richiamando i sempre amati Can, ma anche suggestioni sonore più lontane e magiche. "Compass Rose", infine, è una breve citazione degli esordi che rende ancor più prezioso uno dei dischi più belli del 2007.

I Pram hanno travalicato le frontiere della loro patria Inghilterra e sono tornati a raccontare, alla maniera di Marco Polo, un mondo di suggestioni che non conoscevamo o avevamo dimenticato. Non perdete il treno (vedi inside-cover): questo è un viaggio musicale che non necessita di drug-addiction per essere indimenticabile.

(10/10/2007)

  • Tracklist
  1. Empty Quarter
  2. Salt And Sand
  3. Iske
  4. City Surveyor
  5. Sundew
  6. Salva
  7. Moon Miner
  8. Hums Around Us
  9. Metaluna
  10. Beluga
  11. Blind Tiger
  12. Mariana Deep
  13. Compass Rose
  14. Silk Road
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