Rapoon

Time Frost

2007 (Glacial Movements) | ambient isolazionista

“Sul bel Danubio bianco”. No, non siamo diventati improvvisamente daltonici, e non è uno scherzo di cattivo gusto dell’inquinamento dilagante, che ha comunque tolto al più famoso dei fiumi europei quel colore originario tanto decantato dal più giovane degli Johann Strauss, in un waltzer abbastanza noto ai posteri. Anche se, a dire il vero, pare che l’inquinamento abbia qualcosa a che fare con questa anomalia: cosa succederebbe se, a causa dei continui e inarrestabili mutamenti climatici, una nuova era glaciale dovesse piombare sull’Europa?

Questo il quesito che si è posto Robin Storey, ex Zoviet France, da un po’ di tempo e da un bel po’ di dischi attivo sotto la sigla Rapoon, una vita (musicalmente parlando) spesa a delineare le coordinate di un genere in continuo mutamento e contaminazione quale l’ambient industriale. Quesito che ha trovato risposta nella sua ultima fatica, data alle stampe dalla Glacial Movements, quasi neonata etichetta (siamo appena alla terza uscita) italiana, specializzata, neanche a dirlo, in colonne sonore per lande desolate e inospitali, intrappolate sotto il peso inesorabile del gelo perenne. Il perfetto ecosistema per i sogni ghiacciati di ogni isolazionista che si rispetti, in poche parole.

“Time Frost” (non poteva chiamarsi altrimenti) è una composizione in cinque movimenti, più o meno lunghi, costituiti sostanzialmente da reiterazioni circolari, secondo dinamiche rallentate e attutite: scarna ed essenziale, la materia sonora forgiata da Storey è qui priva di ogni velleità industriale o commistione etnica; la componente percussiva, altrove preponderante, è del tutto inesistente.

Alla base dei loop, come da premessa, frammenti del “Bel Danubio Blu” di Johann Strauss Jr., tratti dalla registrazione della Metro Goldwin Mayer del millenovecentosessantotto per la colonna sonora dell’odissea spaziale di Stanley Kubrick, scratch del vinile compresi. I pezzi del waltzer del compositore viennese, irriconoscibilmente decomposto e deformato, sono stati rimontati reiterativamente e privati di ogni connotazione originaria a proposito di tonalità, timbrica e ritmica.
Il puzzle, così ricostruito, nient’altro è che uno scenario completamente deserto e monocromatico (virato verso il bianco, si capisce), pervaso da instabili atmosfere che si muovono dalla quiete contemplativa di “Glacial Danube” e “Thin Light” fino a giungere all’inquietudine cupa e sinistra di “A Darkness Of Snow” e “Horizon Discrete”.

Trattazione a parte merita l’ultimo pezzo, monolite, o meglio, iceberg di quasi trentacinque minuti, tra saliscendi à-la Klaus Schulze periodo "Irrlicht", folate di vento gelido e il brontolio ovattato di cumulonembi carichi di tensione. E di neve, ovviamente. “Ice Whispers”, superato lo scoglio della lunghezza, è la traccia che meglio esprime la compattezza di un lavoro tutt’altro che ostico, nonostante premesse non certo tra le più accomodanti.

La musica contenuta in “Time Frost” è il suono di un uguale cristallizzato che fallisce l’appuntamento con l’eterno ritorno; è l’eco smorzata di un tempo criogenizzato e iperdilatato, il quasi impercettibile sussurrare di ricordi incapsulati sotto metri e metri di permafrost amorfo.

(17/10/2007)



  • Tracklist
  1. Glacial Danube
  2. Thin Light
  3. A Darkness Of Snow
  4. Horizon Discrete
  5. Ice Whispers


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