Shitdisco

Kingdom Of Fear

2007 (Fierce Panda) | nu-rave

Nu-rave, atto secondo. Ci eravamo lasciati qualche mese fa con il sacrosanto beneficio di qualche ragionevole dubbio circa la fondatezza complessiva di questa nuova ondata musicale e mediatica imbastita dalle colonne dell’Nme. Già allora era emersa una certa difficoltà a definire le cifre caratterizzanti di questo suono nu-rave e ancora più difficile era risultato stabilire quale rapporto tale suono intrattenesse con il suo più immediato progenitore, ovvero la musica rave stessa. Ascoltando le canzoni incluse nell’album di debutto degli scozzesi Shitdisco, la situazione non si chiarifica per nulla, semmai tende a complicarsi ulteriormente, spezzettandosi in una frammentaria e sfaccettata galassia di riferimenti nebulosi e alquanto dispersivi.

Si sarebbe infatti tentati di inserire la produzione di questo gruppo all’interno di quell’indistinto calderone revivalistico new wave che da più di tre anni a questa parte tiene banco in terra d’Albione, malato di una a tratti spaventosa sindrome da sterile fotocopiatrice inceppata. In altre parole, anche dalle parti di questo disco si continua a rosicchiare l’osso ormai totalmente scarnificato e insapore di Devo, Kraftwerk e Talking Heads, alla spasmodica ricerca di una scheggia di groove ancora integerrima, ma il risultato non si rivela mai all’altezza dei nobili modelli prescelti.

A tratti sembra di stare ad ascoltare una sciatto e logorato lato b rigurgitato quasi per inerzia da qualche sperduto e recondito bassofondo dell’inarrivabile Lcd Soundsystem, altre volte si ha l’impressione di osservare le goffe movenze di una blanda e anestetizzata tribute-band dei Rapture, altre volte ancora s’insinua una strana sensazione di deja vu, come di un James Brown sgonfio ed effeminato al karaoke improbabile di sé stesso.
Possiamo dire allora che la musica degli Shitdisco in fondo finisce col somigliare terribilmente ai suoi artefici: corpi flaccidi e bianchicci da nottambuli che non perdono una festa, magliettine a righe, iridescenti occhialetti 3D di forma rettangolare, movimenti scattosi e meccanici, invisibili pupille esorbitanti e arrossate che schizzano fuori dalle orbite per i troppi film pornografici scaricati illegalmente e per la spropositata quantità di intrugli colorati introdotti nello stomaco.

Per essere rave, questa musica avrebbe avuto bisogno di più rumore molesto e assordante, e cattiveria, soprattutto cattiveria. Se provaste a sottoporre all’attenzione di un cultore medio di musica da rave un disco di tale entità e caratteristiche, probabilmente lo utilizzerebbe come posacenere o innocuo collutorio mentolato da doposbronza chimico. In questo "Regno della Paura" (citazione della buonanima di Hunter Thompson, se la memoria non m’inganna) è infatti tutto un ricamarsi di esangui e rachitiche chitarrine funky su un a dir poco anoressico tessuto percussivo e sbrindellati cori in falsetto, più vicini alle calvizie dei Bee Gees che non a quelle dei Prodigy: in "I Know Kung Fu" si cerca forse di rinverdire i fasti di qualche "Kung Fu Fighting" lontano nei meandri del tempo, attraverso un ritmico Kata, innaffiato di urla inebetite e animalesche e chitarre sfarfallanti. "Reactor Party" raccoglie i cocci, componendo un trenino strombazzante di melodie sbronze, che girano in circolo senza andare da nessuna parte, all’apparenza felici di questo vuoto girovagare drammaticamente insensato.

Miglior sorte tocca a "Disco Blood", tesa su una corda vibrante di basso e dotata di un potente ritornello glam, che deflagra in una pioggia rutilante di coriandoli vorticosi e bianca polvere di stelle. Con "72 Virgins" l’aria inizia a farsi minacciosamente irrespirabile e viziata, e si cominciano anche a nutrire i primi legittimi rimpianti per aver accettato l’invito a questa tediosa festicciola: quello che si sta gustando è nel caso specifico un sandwich con Soft Cell, Marilyn Manson ed Eurythmics disposti diligentemente a strati e poco altro. Stessa cosa dicasi per la successiva "Dream Of Infiniy", fin troppo scopertamente sulle tracce dei padroni di casa Klaxons.
Dopo essersi lasciati titillare un po’ le natiche dai pizzicotti ritmici di "3D Sex Show" e dai suoi gongolanti coretti maliziosi e sottilmente ammiccanti, si può anche uscire da questo disco senza troppi rimorsi.

Le tracce conclusive si risolvono infatti in un disorientato aggirarsi tra bottiglie vuote, corpi imbottiti di scadenti pastiglie distesi sul pavimento e melodie fatiscenti e incrinate. Lo scaldabagno scricchiolante di "Fear Of the Future" e "Lover Or Others", con il suo afasico ingorgo, ci fanno capire che forse la festa era finita ancora prima di esser davvero cominciata, e che in fondo gli unici a divertirsi siano stati proprio gli stessi Shitdisco, ma soltanto grazie al fatto che sin dall’inizio erano troppo drogati o sbronzi per star ad ascoltare quello che nel frattempo andavano suonando. Più che una festa, insomma, un permanente e imbolsito "dopofesta", a tratti persino apatico e terribilmente noioso. E verrebbe voglia di dire che la migliore definizione della musica degli Shitdisco sia lo stesso nome che si sono scelti…

(12/07/2007)

  • Tracklist
  1. I Know Kung Fu
  2. Reactor Party
  3. Disco Blood
  4. 72 Virgins
  5. Dream Of Infinity
  6. 3d Sex Show
  7. Lover Of Others
  8. Another
  9. OK
  10. Fear Of The Future
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