Smashing Pumpkins

Zeitgeist

2007 (Reprise / Warner) | rock

Deve essere dura per chi come il sottoscritto appartiene alla generazione dei ventottenni/trentacinquenni di oggi - quelli post Douglas Coupland, quelli cresciuti con i dischi degli Smashing Pumpkins e dei Nirvana, con i fumetti Vertigo e i film di Gus Van Sant - ascoltare questo "Zeitgeist".
Perché ciò significa, purtroppo, prendere atto di un fallimento totale, e in qualche modo veder tingere di nera malinconia il dolce ricordo di un momento tanto intenso quanto irripetibile. I Novanta del grunge, della Sub Pop, del vuoto ideologico, delle nuove istanze alternative, o all'epoca supposte tali, che trovavano una meritata legittimazione di massa.
Cos'è rimasto, artisticamente parlando, di quel periodo? Qualche bagliore improvviso come il buon ritorno dei Lemonheads l'anno passato, poi invece un triste crepuscolo, se Chris Cornell continua a fare disastri, se i Pearl Jam sono fermi su di un'aurea mediocritas imbarazzante, se Greg Dulli sembra aver perso la bussola, e con i soli immarcescibili Melvins a tenere alta la bandiera di una musica extra-ordinaria.

Quindi i Pumpkins di "Zeitgeist", tanto marginali che mai vorresti fossero davvero loro. Magari una cover band o qualcuno che ne ha scopiazzato il suono. Speri.
Ma no, sono proprio loro (o almeno i due quarti), d'altronde come confondere la voce stridula ed emozionale di Billy Corgan, le ritmiche incalzanti di Jimmy Chamberlin? Allora "Zeitgeist" suscita la medesima, sferzante emozione che si prova a ritrovare dopo tanti anni una vecchia amata, e scoprirla irrimediabilmente sfigurata dallo scorrere del tempo.
Perché le canzoni di Corgan non sanguinano più, o al meglio sanguinano plastica fusa. Perché la produzione, levigata all'inverosimile, non riesce a dissimulare un vuoto di creatività sconcertante. Perché non funziona nemmeno il giochino dell'ironico birignao (auto)citazionista, che qui scade in una bieca, caricaturale, imitazione.

Spiace sparare sulla croce rossa, ma solo in qualche frangente i Pumpkins riescono a incarnare la grandissima band che furono. "Starz" riaccende per un attimo le speranze azzeccando una melodia decente, fors'anche "Bleeding The Orchid" con i suoi riff granitici, ma il resto neanche ci prova, risultando paccottiglia ben confezionata per i lobotomizzati della Mtv generation.
Perché qui, in assenza di una scrittura ispirata, mancano persino quelle deformità kitsch-zuccherose che rendevano gli Zwan un divertente fenomeno da baraccone, o anche l'afflato esistenziale da revival ottantino di "The Future Embrace".
No, "Zeitgeist" è di una bruttezza cristallina, piatta, senza alcun fascino additivo che ne giustifichi in qualche modo l'esistenza. Restatene alla larga se intendete preservare il ricordo di quei giorni ruggenti.

(12/07/2007)

  • Tracklist
  1. Doomsday Clock
  2. 7 Shades Of Black
  3. Bleeding The Orchid
  4. That's The Way (My Love Is)
  5. Tarantula
  6. Starz
  7. United States
  8. Neverlost
  9. Bring The Light
  10. (Come On) Let's Go!
  11. For God And Country
  12. Pomp And Circumstances
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