Sophia

Technology Won’t Save Us

2007 (Flower Shop) | rock

Tesi, antitesi, sintesi. Dopo le astrazioni metalliche dei God Machine e l’implosione acustica dei primi Sophia, Robin Proper-Sheppard sembra alla ricerca di un equilibrio capace di conciliare le due opposte anime della propria musica. “Con i God Machine avevamo creato molte canzoni dure e qualcuna più quieta, con i Sophia era stato il contrario ed io continuavo a chiedermi se non fossi troppo duro con i Sophia o troppo quieto con i God Machine”, spiegava Proper-Sheppard nel 2004, all’epoca dell’uscita del precedente album “People Are Like Seasons”. “Ora non mi pongo più questi dubbi, perché sento di avere ottenuto il giusto equilibrio”.
“Technology Won’t Save Us” prosegue quindi nella medesima strada elettro-acustica intrapresa dal predecessore, che aveva fatto storcere il naso alla critica indie e aveva spinto Pitchfork a parlare di un disco confuso, bollandolo con una secca insufficienza. In realtà, “People Are Like Seasons”, nonostante qualche occasionale caduta di tono, era un album dalla notevole varietà di registri espressivi, che riusciva a tradurre in un’inedita leggerezza la densità del songwriting intimista di Proper-Sheppard.

Il nuovo capitolo del viaggio targato Sophia, assecondando tale vena con una ben più consistente dose di ambizione, finisce invece per mettere a nudo i limiti latenti della scrittura di Proper-Sheppard, dalla tendenza all’autocommiserazione al rischio della semplificazione emotiva.
D’altra parte, i brani di “Technology Won’t Save Us” nascono da una fase di profonda crisi creativa, culminata nella decisione di Proper-Sheppard di abbandonare tutto il materiale inizialmente concepito per il nuovo album e di ripartire da zero: trasferitosi da Londra in un cottage sperduto nel Suffolk, il songwriter californiano è rimasto isolato per quasi un anno, riflettendo sulla propria vita e suonando la chitarra davanti al caminetto. Le nuove canzoni sono arrivate di getto in un paio di mesi, con l’ausilio del fido batterista Jeff Townsin come unico compagno fisso ed una lunga lista di collaboratori a rifinire i contorni delle composizioni.

La presenza di ben tre brani strumentali rivela subito in maniera inequivocabile le aspirazioni di “Technology Won’t Save Us”. Ma i tratti marcati delle orchestrazioni curate da John Hutchinson e dalla violinista Calina De La Mare, invece di conferire profondità alla veste delle canzoni, sembrano sortire l’effetto opposto, appesantendo la trama complessiva dell’opera.
Lo si comprende sin dalla title track, che introduce il disco con il descrittivismo sinfonico di un enfatico crescendo, in cui un arpeggio acustico ed un oboe bucolico si lasciano lentamente sovrastare da percussioni cupe e da volute di archi cinematografici, fino ad infrangersi su un muro di chitarre mogwaiano.

I due poli di “Technology Wont’ Save Us” gravitano intorno alla scabra depressione acustica di “Big City Rot”, ombrosa come un monologo di Mark Lanegan, ed alla corrusca sfuriata sonica di “Theme For The May Queen No. 3”, che richiama nel titolo il progetto punk-rock parallelo di Proper-Sheppard a nome May Queens, aspirando a presentarsi come l’anello di congiunzione con il passato dei God Machine.
Il momento migliore dell’album, però, si trova racchiuso tra le pieghe di “Birds”, cullata da una melodia ondeggiante e lambita da fiati intrisi delle acque del fiume Okkervil.

Nel mezzo c’è una manciata di classiche ballate come “Where Are You Now” e “Weightless”, che ricalcano senza troppi guizzi il marchio di fabbrica di casa Sophia. Il ritmo incalzante del singolo “Pace” insegue con il suo chorus a presa rapida il pop chitarristico già sperimentato con maggiore efficacia in “Oh My Love” ai tempi di “People Are Like Seasons”, mentre i sapori balcanici da cartolina di “Twilight At The Hotel Moscow”, scritta da Proper-Sheppard dopo una crociera sul Danubio, danzano tra violini gitani e fiati dalle inflessioni jazzistiche, che hanno indotto più d’uno a scomodare persino il paragone con i Calexico.
Le chitarre asciutte e vibranti di “Lost (She Believed In Angels...)”, dedicata agli ultimi istanti di vita della madre di Proper-Sheppard, e di “P.1/P.2 (Cherry Trees And Debt Collectors)” potrebbero appartenere senza troppe difficoltà agli ultimi Twilight Singers, ma suonano sin troppo prevedibili per lasciare davvero il segno. Del resto, è lo stesso Proper-Sheppard ad ammettere di avere esitato molto nell’includere questi brani nel disco, preoccupato della loro eccessiva vocazione al “rock da stadio”.

Il titolo del disco trae spunto da un episodio di cronaca di alcuni anni fa, riguardante la storia di un uomo sorpreso da una tempesta durante una passeggiata con il proprio figlio lungo la costa della Cumbria, nel nord-est dell’Inghilterra: nonostante il cellulare gli avesse permesso di mettersi in contatto con i soccorritori, nessuno era riuscito ad individuare i due in tempo ed a salvarli dall’annegamento. Per trovare salvezza non basta l’opera delle proprie mani, il frutto del progresso tecnologico: anzi, secondo Proper-Sheppard, “l’eccesso di tecnologia rende le persone più dipendenti, meno intelligenti, incapaci di riflettere e di reagire”.
Ma il pessimismo di “Technology Won’t Save Us” è solo apparente: quando in “Pace” i Sophia proclamano l’impossibilità di cambiare il mondo, non si tratta di una resa alla rassegnazione, quanto piuttosto, stando sempre alle parole di Proper-Sheppard, della volontà di accettare la realtà per quello che è. Ed ecco allora una spiraglio di luce farsi strada tra le nubi minacciose della copertina: “at least with hope in my life / I feel like I’ve got a home”, mormora il songwriter americano in “Big City Rot”.

Fortunatamente, a riconciliare l’animo con la musica di Proper-Sheppard ci pensa l’Ep acustico allegato alla prima edizione di “Technology Won’t Save Us”, “Music For Picnics (Knocks And Rocks And Scratches And Squeaks...)”, che offre in tutta la loro magnetica nudità vecchi brani come “I Left You”, “Swept Back”, “Bastards” e “I’d Rather”. Alla fine, potrebbe essere proprio questo il motivo migliore per decidersi ad acquistare il nuovo disco dei Sophia…

(22/02/2007)

  • Tracklist

1. Technology Won’t Save Us
2. Pace
3. Where Are You Now
4. Big City Rot
5. Twilight At The Hotel Moscow
6. Birds
7. Lost (She Believed In Angels...)
8. Weightless
9. P.1/P.2 (Cherry Trees And Debt Collectors)
10. Theme For The May Queen No. 3

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